36° Torino Film Festival: recensione del cupo thriller italiano L’ultima notte

Dal 36° Torino Film Festival, la recensione di L'ultima notte, inquietante thriller alla Pupi Avati

La sezione After Hours del 36° Torino Film Festival, si arricchisce anche di un altro interessante lungometraggio dal titolo L’ultima notte, un thriller soffocante tratto da un fatto di cronaca nera avvenuto nel 2012.

36° Torino Film Festival – Trama di L’ultima notte

L’ultima notte della sezione After Hours del 36° Torino Film Festival, è incentrato sul ritorno in famiglia di Bea (Beatrice Schiros), che dalla città, nella quale ha vissuto per parecchi anni, decide all’improvviso di ricominciare una nuova vita nella campagna modenese. Il suo obiettivo è quello di riallacciare i rapporti con i fratelli Franco (Giuseppe Sepe) ed Emi (Francesca Turrini), e forse farsi perdonare per averli abbandonati quando erano solo dei bambini, nelle grinfie di un padre violento e malato, in quanto preda di gusti sessuali decisamente discutibili.

Lei però non sa, che dal trauma subìto nell’infanzia e prima giovinezza, i fratelli sono cresciuti con gravi problemi comportamentali, arrivando persino ad avere rapporti carnali fra di loro. La situazione diventa davvero insostenibile, la donna vorrebbe aiutarli mandandoli da un bravo psichiatra, ma il freddo e impenetrabile Franco non ha alcuna intenzione di cambiare, e vede Bea non solo come la colpevole della sua tragica e insanabile condizione, ma anche come un ostacolo, una minaccia pronta a ledere la claustrofobica e anormale esistenza sua e della sorella Emi.

Per questo motivo, Bea deve essere fermata con ogni mezzo possibile (manomissione della sua auto, confisca del cellulare, sua prigionia nella cantina della casa), e in questa folle punizione parentale, può arrivare a rimetterci fatalmente chiunque, anche due assistenti sociali giunti sul posto, per prendersi carico del delicato e terribile caso.

36° Torino Film Festival – Recensione di L’ultima notte

L’ultima notte è un thriller con venature horror, tratto da una storia vera, un fatto di cronaca nera avvenuto nella campagna modenese nel 2012. Ci fu un solo sopravvissuto, che tuttora sta pagando pesantemente il debito con la giustizia, nonostante a suo tempo, l’assassino continuasse ad affermare che si trattava di legittima difesa.

Per quanto riguarda l’apparato tecnico, scenografia e fotografia sono alquanto opprimenti. Difatti, il cielo è tempestoso o comunque sempre grigio, con rarissimi sprazzi di sole, forse quelli che contraddistinguono Bea, la sola che è riuscita a riscattarsi da un passato torbido e malevolo. Inoltre, pure l’interno giorno è nella penombra più assoluta, sottolineando con vigore l’umore dei due fratelli malati di mente, che all’apparenza tentano di apparire perfettamente normali, ma purtroppo con scarsi risultati.

Colonna sonora e aspetti raccapriccianti di L’ultima notte

Menzione speciale ad una colonna sonora che fa accapponare la pelle, con violini stridenti e assordanti colpi ripetuti, un po’ a cavallo tra quella realizzata per la pellicola The Conjuring – L’Evocazione, e quella creata magistralmente a tavolino per Shining, mentre l’impianto narrativo si rifà alle atmosfere dall’aria irrespirabile degli horror movie padani di Pupi Avati.

Infine, altro particolare allarmante è dato dalle riprese ravvicinate di animali impagliati, di hitchcockiana memoria, come a denotare che in quel luogo, in quella casa, dimora degli spaventosi Franco ed Emi, l’aria che si respira è di morte, visto che far sembrare vivo qualcosa che invece non lo è più, è il trionfo del macabro.

Voto: 6 1/2

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