36° Torino Film Festival: recensione dell’horror Mandy con Nicholas Cage

36° Torino Film Festival - recensione di Mandy

Al 36° Torino Film Festival appena concluso, erano presenti diverse sezioni, come quella dedicata ai thriller e agli horror denominata After Hours. Eccovi la recensione di Mandy.

36° Torino Film Festival – Trama di Mandy

Mandy, per la regia di Panos Cosmatos, è la storia di una coppia innamorata, formata dal boscaiolo Red Miller (Nicholas Cage), e dalla pittrice Mandy Bloom (Andrea Riseborough). La loro vita immersa tra i boschi, scorre tranquilla, solitaria e incontaminata, fino a quando la serenità raggiunta, non viene brutalmente sconvolta, dall’arrivo di una setta di invasati dediti a rituali satanici.

Il gruppo è capeggiato da Jeremiah Sand (Linus Roache), che quando incrocia lo sguardo della giovane donna, ne resta profondamente colpito, desiderandola “dannatamente” all’interno della sua famiglia di pazzi.

L’uomo, qualche giorno dopo l’incontro, ritenuto da lui così speciale, s’introduce in casa dei due spensierati coniugi, e per Mandy e suo marito ha inizio l’inferno.

36° Torino Film Festival – Recensione di Mandy

Mandy è a tutti gli effetti un revenge horror movie, in nome di un amore sconfinato verso la propria compagna. Il film è una discesa agli inferi dell’essere umano, che dopo le torture fisiche e psicologiche patite, perde tutta la sua umanità, regredendo ad animale sanguinario animato da spirito di vendetta, per se stesso e per chi ama.

Infatti, Red, disperato per l’orribile fine che ha fatto la moglie, non si ferma davanti a niente e a nessuno, per portare avanti ciò che si è prefissato.

Il regista però, poteva rendere la pellicola più seria, tenendo conto dell’argomento trattato, tralasciando certe scene d’ilarità senza senso, che hanno contribuito a svalutare un po’ il prodotto.

Mandy – Aspetti tecnico/narrativi

In Mandy, contenuto nell’elenco della sezione After Hours del 36° Torino Film Festival, a livello tecnico sono da notare gli intensi primi piani di Mandy e Red, con accentuazione tramite zoom, lo slow motion della donna quando si avvicina camminando al furgone di Jeremiah, e l’utilizzo a livello surreale/espressionista della fotografia/reparto luci, con colori che vanno dal blu al rosso acceso.

Il blu è scelto per la coppia, in quanto emblema di pace e serenità, mentre il rosso è tutto per la setta e per Cage giustiziere, rappresentando sangue, distruzione e morte. Successivamente, i due colori si fondono insieme, nel momento in cui Mandy viene drogata, con lo sdoppiamento della sua figura.

Altra chicca è la contrapposizione tra il volto di Mandy e quello di Jeremiah, che si interscambiano in lenta dissolvenza i tratti somatici, quasi a compenetrarsi l’uno nell’altro, ad essere uno la sintesi dell’altro, in completa e totale simbiosi cosmica.

Mandy – Considerazioni critiche finali

Mandy del 36° Torino Film Festival, parte lento, con la colonna sonora caratterizzata dal progressive rock dei King Crimson, e la minaccia giunge con il contagocce. La noia tende forse a prendere il sopravvento, per poi lasciare il posto all’azione verso la seconda metà del film, che quasi allo scadere delle due ore di durata, è destinato a risolversi in maniera repentina.

Mandy e la follia di Nicholas Cage

In aggiunta, si assiste anche all’introduzione di spezzoni di cinema d’animazione, e di rimandi a personaggi leggendari del genere horror come Hellraiser. Infine, l’inquadratura simbolo di quest’opera, è il viso super sorridente da strafatto di Lsd di Nicholas Cage, colmo di emoglobina per la carneficina perpetrata ai danni dei cattivi.

A conti fatti, Mandy raggiunge la sufficienza piena, ma poteva essere meglio.

Voto: 6/7

 

 

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