A Ciambra: recensione del film di Carpignano escluso dalla corsa all’Oscar, ora su Netflix

A Ciambra

Arriva su Netflix A Ciambra, il meraviglioso film di Carpignano, in cui rom, africani e italiani convivono incorniciati in un unico quadro dalle tinte forti e caotiche.

A Ciambra, dove tutto ciò che può succedere succede

Nella Ciambra, una piccola comunità rom vicino Gioia Tauro, Pio Amato cerca di crescere più in fretta possibile. A quattordici anni beve, fuma ed è uno dei pochi in grado di integrarsi tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e i membri della comunità rom. Pio segue ovunque suo fratello Cosimo, imparando il necessario per sopravvivere sulle strade della sua città. Quando Cosimo e il padre vengono arrestati le cose per Pio iniziano a mettersi male, dovrà dimostrare di essere in grado di assumere il ruolo di capofamiglia e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo.

“Adesso che non c’è tuo padre comandi tu?”

A Ciambra parla di Pio e del suo fortissimo desiderio di diventare un uomo, ma non per forza un uomo buono. Pio è furbo e impulsivo (come quando entra nella casa dell’ “italiano” o riconsegna l’auto rubata). È intelligente, fiero, inarrestabile, indisciplinato. Vive in quel limbo tipico dell’adolescenza dalla sensazione traballante e spaventosa di volere e non volere attraversare la soglia invisibile dell’età adulta.

Va veloce Pio e anche la sua mamma glielo dice: “Vai troppo veloce. Non devi andare veloce, così ti fai male.”  Ma a lui non importa di farsi male, come canta una delle canzoni che fa da sfondo alla sua frenetica e surreale vita:

“Siamo sopra un filo, noi siamo funamboli Un filo teso stretto nelle mani degli angeli E camminiamo sopra a punti interrogativi pregando Che da questa vita ne usciremo vivi E il segreto è non guardare giù, ma è guardare in basso Contare il passo ma non pensarci affatto”

Pio buca lo schermo tanto che il regista riesce a farne un personaggio a cui lo spettatore, si affeziona, prova tenerezza, vorrebbe abbracciarlo. Il ritratto che Carpignano fa del ragazzo è un ritratto nuovo. Siamo completamente avvolti, per tutte le due ore del film, dalla ricerca affannosa, ostinata e caparbia dell’affetto. Pio cerca amore, cerca punti di riferimento.

A Ciambra

“Where are you now? Was it all in my fantasy?”

Il rapporto più dinamico e in definitiva commovente è tra Pio e Ayiva (l’eccellente Koudous Seihon), un immigrato ghanese e una delle rare persone che Pio sente più vicine e a cui si può mostrare per quello che è: un ragazzo.

Pio è spontaneo, privo di pregiudizi e tratta tutti allo stesso modo, compresi i “marocchini”, come i rom chiamano gli africani. Con Ayiva instaura un rapporto empatico e intenso, tanto che quando sono insieme frenesia e confusione, riflesso del caos e dell’inquietudine di Pio, rimangono lontante.

La sequenza più significativa del film è sicuramente quella del funerale. Per un momento la trama si ferma e ogni membro della famiglia ha un momento suo come individuo al di fuori del caos collettivo di cui hanno fatto parte fino ad ora.

Carpignano lascia che lo spettatore si affezioni a Pio, alla sua storia, alla Ciambra. Attingendo dalla vita reale, fonde le persone con loro stesse, con il loro reale, incorniciandoli nella narrazione. Siamo di fornte ad un nuovo cinema neorelista? Forse, e se questi sono i presupposti ben vengano, perchè il nostro cinema ne ha davvero bisogno!

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ti potrebbe piacere anche..

News categoria
Leggi ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi