A Private War: recensione del nuovo film con Rosamund Pike

A Private War film 2018 Rosamund Pike

Presentato alla XIII° Festa del Cinema di Roma, A private war racconta della giornalista di guerra Marie Colvin, interpretata da Rosamund Pike.

A Private War: lo sguardo contraddittorio di Marie Colvin

A Private War, scritto da Arash Amel e basato su un articolo di Vanity Fair di Marie Brenner, ci porta negli ultimi luoghi nei quali Marie Colvin si è recata, come reporter di guerra del Sunday Times, nella città in rovina di Homs, in una Siria devastata dal conflitto civile.

Il biopic straziante, quanto a volte retorico, diretto da  Matthew Heineman ci mostra la celebre giornalista statunitense ripercorrere gli anni che hanno visto scoppiare diversi conflitti a cominciare da uno in Sri Lanka nel quale la Colvin perse l’occhio. In questo evento sta molto del senso della vita della Colvin, così contraddittorio (aveva solo paura  di due cose: morire giovane e invecchiare) e fatto di opposti che tendono inevitabilmente ad attrarsi.

Un punto di vista convenzionale

Lei che, non avendo figli, per sua stessa ammissione non saprà mai cosa si possa provare a perderne uno, perde in quelle circostanze drammatiche una parte di se e non una parte qualsiasi, ma lo strumento con il quale rende vivo ai lettori il suo sguardo sulle tragedie. In questa ricerca di condividere il  suo vissuto attraverso il suo punto di vista sta l’anima del film e il contrasto tutto privato e interiore che la spinge a rischiare sempre di più fino a perdere la vita mentre copriva con il suo sguardo la guerra civile siriana.

In quella contraddizione vivente che era la Colvin, il regista Heineman si dimena nel tentativo di arrivare alla inevitabile conclusione dando un senso al modo di vivere e di vedere la vita della giornalista, tanto quanto giustificarne la morte. In questo il regista, che viene dal documentario, si mostra molto corretto e scevro di facili risposte o di facili pietismi. Come era la Colvin, così è  Matthew Heineman, voglioso di farci accattivare dalla storia che racconta, alla ricerca di un punto di vista condiviso, mostrando la realtà così come è nella sua drammaticità e a volte nella sua banalità.

Straordinaria la performance di Rosamund Pike, protagonista assoluta di una pellicola che però si rivela convenzionale in modo eccessivo nel raccontare e nel far vedere una figura così complessa come appare a tratti quella di Marie Colvin, così come troppo poco incisiva nel mostrare il modo che la Colvin aveva di narrare agli altri quello che viveva di persona.

Prospettiva e profondità

Una vita conflittuale quanto ciò che racconta, inquieta quanto attratta dalla devastazione e dalla miseria come fosse una droga e al contempo incapace di convivere con il suo vissuto, perché sprezzante nei confronti di quello che vede. Non c’è nella interpretazione di Rosamund Pike alcun compiacimento per la violenza, ma solo dolore, un dolore che l’attrice interpreta come così familiare da essere diventato un piacere in senso inverso.

A Private War film 2018 Rosamund Pike

Nella Colvin della Pike c’è ancora una volta una conflittualità fra la voglia di essere presente ed il disgusto per quella adrenalina di cui si nutre; la Colvin sembra vedere i conflitti e non trovarci nulla di interessante se non nelle conseguenze che essi portano e di cui vuole essere testimone, ma che dei conflitti sono la conseguenza.

La perdita dell’occhio della Colvin la priva del senso di profondità e allo stesso modo il film ci toglie uno stacco prospettico fra la vita quotidiana e la tragedia dei conflitti, facendo vagare il nostro sguardo attonito in un paesaggio devastato, senza punti di riferimento, alla ricerca di un significato ai drammi che osserviamo che non può arrivare.

In Italia il film uscirà al cinema il 22 novembre 2018.

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