A Star is Born: recensione del film con Lady Gaga e Bradley Cooper

A star is Born: recensione del film con Lady Gaga e Bradley Cooper

Presentato al Festival di Venezia 2018, A Star is Born è il film che segna il debutto alla regia di Bradley Cooper e porta Lady Gaga sul grande schermo.

A Star is Born sarà un successo al botteghino

Attore ormai noto per film come Una notte da leoni ed American Sniper, il biondo con gli occhi azzurri (alto 185 cm) Bradley Cooper debutta alla regia con A Star is Born, per dimostrarci che anche lui è un fenomeno a pieno merito del vasto Star System Hollywoodiano. Al di là della regia, semplice e senza marcata personalità, in questo progetto l’attore canta, suona e appare sbronzo come una vera rockstar alcolizzata. Come se non bastasse dà l’occasione alla diva planetaria Lady Gaga di recitare in un film per la prima volta come protagonista; l’artista infatti prima di oggi si era limitata a prendere parte ad alcuni film di Robert Rodriguez in piccoli ruoli o a muoversi davanti la macchina da presa in due stagioni della serie tv American Horror Story.

Terzo remake del film del 1937, dopo quelli del 1954 con Judy Garland e del 1976 con Barbra Streisand (con la quale Lady Gaga condivide un naso pronunciato, del quale si parla in una scena del film), questo progetto era nato inizialmente per Beyoncé diretta da Clint Eastwood per poi essere co-sceneggiato e prodotto sempre dal nostro Bradley che con Stefani Joanne Angelina Germanotta  (vero nome di Lady Gaga) e altri collaboratori ha scritto persino le canzoni del film.

A Star is Born è destinato ad avere successo e farà senz’altro incassi consistenti. Nonostante la materia sia trita e ritrita non solo come rifacimento (una cameriera incontra il suo pigmalione che la lancerà con enorme successo nel mondo della musica dopo essersene innamorata) è difficile che il pubblico femminile rimanga indifferente al fascino dei due protagonisti, alle emozionanti canzoni e performance, al melodramma nel quale confluisce la storia.

Ma in effetti per oltre 90 minuti (il film dura più di due ore) è tutto rose e fiori, la storia scorre molto, troppo tranquillamente e con quasi nessun intoppo: Lady Gaga alias Ally entra in scena cantando La vie en rose in un locale dove si esibiscono trans e travestiti e tra un sorriso e una risata fila davvero tutto liscio e spedito: la vita dell’umile ma grintosa donna si stravolge in men che non si dica. Questa forse è in qualche modo la debolezza della pellicola che affida soltanto all’ultima mezz’ora un crescendo drammatico di disavventure nella coppia.

Il film non mancherà ugualmente di fare breccia nel pubblico, come già detto: merito dell’interpretazione convincente della protagonista, del notevole Cooper che davvero sorprende (la sua voce è molto bassa e calda, per alcune sue ballad può ricordare – alla lontana! – Eddie Vedder dei Pearl Jam) e della miscela di sentimentalismo, tenerezza e ironia che avvolge almeno tre quarti di pellicola. Infine, ma non per ultima, la colonna sonora che contiene addirittura 34 tracks (uscirà a ottobre) e di cui vanno citate almeno Maybe It’s Time, la ballata acustica cantata da Cooper in più di un momento del film e soprattutto Shallow, la canzone che la giovane cameriera ha scritto e che canticchia al famoso cantante la prima sera che passano insieme e che è destinata a diventare una hit per i fans di Lady Gaga nella realtà: è (ri)nata una stella.

Il film, presentato al Festival di Venezia, arriverà nelle sale italiane l’11 ottobre 2018.

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