American Crime Story: Versace, recensione dell’episodio 2×02

American Crime Story Versace 2018

Nel secondo episodio di American Crime Story: Versace assistiamo alla caccia all’uomo che per lungo tempo vide protagonista Andrew Cunanan, colui che poi divenne l’assassino dello stilista italiano.

American Crime Story, l’amore di Gianni Versace conteso da Donatella e Antonio

Torniamo a parlare di American Crime Story: Versace, la serie tv che ha esordito la scorsa settimana nel mondo, raccogliendo consensi da parte di pubblico e critica (qui la recensione dell’episodio 2×01). Giorni fa avevamo lasciato la famiglia Versace nel pieno del dramma che li ha colpiti nel 1997.

In questo secondo episodio, Ryan Murphy ci fa salire su un’altalena temporale. Passiamo così dal post-mortem al periodo in cui lo stilista italiano si confrontava con le persone a lui più care: la sorella Donatella ed il compagno Antonio. Entrambi sono legati a lui in maniera profonda e forse proprio per questo tra loro si viene a creare un muro di gelosia. Lei non condivide le abitudini del cognato, non lo reputa all’altezza del suo amato fratello e si sente quasi esclusa dalla sfera affettiva di Gianni. Lui, dal canto suo, non è certo un santo ma sembra finalmente in grado di riconoscere la rarità del sentimento che lo lega allo stilista.

Dopo la morte di Gianni, il nero degli abiti ed il buio che circonda la famiglia Versace si alternano alle luci dei flash dei fotografi. Siamo nell’anno in cui al cinema usciva Titanic, film che ha fatto credere a milioni di persone che l’amore riuscirebbe a sopravvivere anche al naufragio di un transatlantico. Purtroppo i fatti di cronaca di quei mesi ci hanno spinto a capire come certe cose possano capitare soltanto sul grande schermo.

La piaga dell’AIDS e l’ossessione di Andrew Cunanan

Ma se gli anni ’90 hanno rappresentato il periodo d’oro del glamour, non bisogna dimenticare la piaga di malattie trasmissibili come l’AIDS. In tal senso, entra in scena il personaggio di Ronnie, sieropositivo interpretato al meglio da Max Greenfield.

Ciò che la serie tv arriva in qualche modo a denunciare è il ritardo con cui le forze dell’ordine si sono mosse durante la caccia all’uomo di cui è stato protagonista per diverso tempo Andrew Cunanan. Nel corso dell’episodio vediamo come tante persone abbiano incrociato il cammino del ragazzo, non arrivando mai a fermare il suo piano omicida.

In American Crime Story il personaggio interpretato da Darren Criss viene messo costantemente sotto la lente di ingrandimento. Assistiamo al percorso che lo ha portato a compiere quel tragico gesto. Infinite identità albergano dentro di lui, nel disperato tentativo di diventare “qualcuno”, costantemente alla ricerca di attenzioni altrui e morbosamente ossessionato dalla figura di Gianni Versace. Gli girava intorno come un avvoltoio, in attesa del momento perfetto per attaccare la sua preda. Il suo unico obiettivo? diventare “una persona che non verrà dimenticata facilmente” (frase che chiude l’episodio).

Simboliche, in tal senso, sono le frasi da lui dette durante un dialogo con Ronnie: “Versace è l’uomo che sarei potuto essere” e “Non ho fatto niente in tutta la mia vita“, a testimonianza del suo viscerale senso di inferiorità.

Curioso come Ryan Murphy faccia intonare a lui la canzone Calling Gloria, già usata in una precedente opera del regista, Glee.

Donatella saluta suo fratello Gianni nella bara

Momento più bello dell’episodio? senza dubbio quello in cui Donatella si ritrova finalmente da sola con suo fratello, con quest’ultimo primo di vita all’interno della bara. Un “amore mio” saturo di straziante dolore, sussurrato sì, ma che finalmente riesce ad uscire dalla sua bocca, seppur troppo tardi.

1 Commento
  1. Giulia 4 mesi ago
    Reply

    Il primo episodio l’ho divorato, per il secondo dovrò aspettare domenica… anzi no, dopo aver letto il tuo articolo credo che lo guarderò stanotte invece di dormire 😜

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