American Gods, recensione episodio 1×01: inizia il reclutamento di Mr. Wednesday

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Parte di slancio la serie TV basata su American Gods, il celebre romanzo fantasy di Neil Gaiman. Ecco la recensione dell’episodio 1×01.

Sofferenza e riscatto in un conflitto divino: i primi passi di Shadow Moon e Mr. Wednesday

Credere in un futuro migliore induce, quasi inevitabilmente, ad un cambio repentino delle proprie abitudini; un autentico atto di fede, motivato dal raggiungimento di uno scopo talvolta non quantificabile capace, però, di serbare quell’indubbio potere rigenerante di cui si ha assoluta necessità.

La tribolata storia di Shadow Moon, protagonista della serie TV tratta dal best-seller fantasy American Gods, parte con questo presupposto postponendolo dal passato al presente attraverso un gioco di simbolismi (celati o meno) in cui la devozione verso un’entità superiore mostra un andamento ondivago tipico del trascorrere dei tempi.

L’arrivo sulle sponde del continente americano di un gruppo di guerrieri del Nord Europa – capeggiati da Erik il Rosso e poi, successivamente, da suo figlio Leif il Fortunato – caratterizza il crudo prologo del primo episodio, con scontri e sacrifici corporali di ogni sorta finalizzati all’ottenimento di un aiuto divino fondamentale per la conquista delle terre appena scoperte; tuttavia, benché attento, tale pantheon si beffa dei suoi proseliti palesando indifferenza e disprezzo, e si prepara a porre in atto un piano di notevole efficacia la cui risonanza si protrarrà anche nelle ere a venire.

Ed è a questo punto che entra in scena il robusto detenuto afroamericano, collocato in un presente narrativo dove la sua unica ambizione è poter uscire di prigione e tornare ad abbracciare la sua amata moglie Laura, una donna sempre prodiga di attenzioni (forse troppe) nonostante i tre anni di separazione forzata dal suo consorte. La notizia di un congedo anticipato per buona condotta risolleva il cuore di Shadow Moon poiché, qualche giorno prima, aveva sognato una prospettiva del genere mediante una concretizzazione lirica del proprio desiderio di felicità, tanto sacra quanto immutabile; ma la motivazione dietro la scelta dei piani alti del penitenziario è presto detta: Laura è morta in un incidente stradale, ergo il giovane può lasciare la struttura per recarsi al suo funerale.

Un risveglio raggelante, al quale si aggiungeranno le torbide rivelazioni relative al rapporto clandestino tra Laura e il suo “miglior” amico Robbie, deceduto assieme alla donna a causa di una guida poco incline al rispetto del codice della strada.

Disilluso e affranto, Shadow Moon va verso Eagle Point privo di certezze sul suo immediato futuro, dato che proprio Robbie aveva garantito di trovargli un impiego, una volta abbandonata la galera, per ricominciare a vivere in maniera dignitosa e senza troppi patemi d’animo. Per potersi riscattare a dovere, non resta altro da fare che accettare la redditizia proposta di Mr. Wednesday, un tipo ambiguo dalla parlantina ficcante pronto a ricompensarlo profumatamente se diventerà la sua guardia del corpo. Tra trucchi, giochi di prestigio, confronti serrati, oscure presenze e molto altro ancora, il patto va a buon fine: ma non sarà affatto una passeggiata.

L’episodio inaugurale di American Gods mostra subito i muscoli assicurando una messa in scena qualitativamente ottima capace, nel contempo, di suggestionare lo spettatore di turno in molteplici circostanze. Il regista inglese Dave Slade – che proviene da lavori precedenti come Hannibal e Breaking Bad – dà, infatti, un’impronta ai contenuti prettamente in linea con quello che è lo spirito dell’opera originale: visioni oniriche (memorabile la sequenza del bufalo dagli occhi di fuoco), violenza gratuita e capovolgimenti di fronte del tutto inaspettati.

Inoltre, non si può tralasciare la massiccia dose di sangue presente in quest’ora di girato, un collante tra i vari momenti che ne caratterizzano la struttura a metà strada tra il minimale e il barocco esasperato. Insomma, un avvio degno di nota impreziosito ulteriormente dalle performance del cast, tra cui quella di Ian McShane nei panni di una perfetta sintesi interpretativa dell’ironico opportunismo di Mr. Wednesday.

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