Annientamento: recensione del film Netflix diretto da Alex Garland

Annientamento

Lo trovate sul colosso dello streaming a partire da oggi. Il nostro commento allo sci-fi con protagonista Natalie Portman: Annientamento.

Annientamento: l’essere umano sotto al microscopio

Dopo il complesso e affascinante esordio di Ex Machina, Alex Garland si conferma un grande autore della miglior fantascienza, con questa sua seconda regia.

Sotto la superficie di pellicola sofisticata, spettacolare, visionaria, inquietante e carica di tensione, in Annientamento c’è di più. Il regista britannico, pur guardando a cult di genere quali La cosa di John Carpenter, è stato in grado, ancora una volta, di realizzare un film stratificato e personale.

Un film che non fosse mero intrattenimento, come il recente Cloverfield Paradox, altro prodotto reperibile su Netflix, ma anche indagine scientifica e filosofica/interiore.

Se nel suo primo lavoro il quesito che poneva allo spettatore riguardava la natura dell’androide Ava (semplice macchina o una vera intelligenza artificiale?), qui Garland ci/si interroga sull’essere umano stesso. Dalla creatura al creatore. E per fare ciò lo mette sotto la lente d’ingrandimento di un microscopio prima e davanti ad uno specchio poi.

Lo sceneggiatore e regista cerca di capire modalità e senso della sua continua trasformazione. Della sua evoluzione, fisica e psicologica (nel team di protagoniste abbiamo infatti una biologa e una psicologa). Come si comportano il corpo e la mente quando ricevono forti stimoli dall’esterno? Da quell’ambiente che ci circonda e cerca di alterarci, annientandoci per produrre qualcosa di nuovo?

Si domanda anche quanto e se la tendenza all’autodistruzione sia qualcosa di naturale oppure una anomalia. Di risposte chiare, però, intelligentemente, non ce ne fornisce.

Proprio come il gruppo di scienziate, tra cui Jennifer Jason Leigh / Daisy Domergue di The Hateful Eight, si perde all’interno del bagliore dell’Area X, anche noi restiamo disorientati, in difficoltà, di fronte alle mutazioni che osserviamo. Per citare una battuta del trailer (lo trovate più in basso) non riusciamo a descrivere in maniera totalmente consapevole cosa (ci) stia avvenendo.

Ciò che tuttavia Garland sembra voler affermare, con quell’abbraccio finale, è l’importanza di accettare il cambiamento. Quel cambiamento che ci spinge in avanti, a non restare immobili o, peggio ancora, tornare indietro.

Come risponde il personaggio di Oscar Isaac alla domanda di Natalie Portman / Lena, “te l’immagini se il mio corpo rimanesse così per sempre?”: “Oh, questo sì che potrebbe essere un errore!”.

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