Apostolo: recensione del film horror di Netflix, diretto dal regista di “The Raid”

Apostolo

Apostolo racconta la discesa all’inferno di una setta pagana, dal punto di vista di un uomo infiltratosi nel culto perché alla ricerca della sorella rapita.

Apostolo, l’horror di Gareth Evans colpisce alla testa e allo stomaco lo spettatore

Apostolo si inserisce con forza nel filone culti religiosi estremisti che nascondono oscuri segreti e sfrutta al meglio l’eredità di film come the Witcher Man. Il regista Gareth Evans è più noto per l’action adrenalinico di “The Raid” che per aver, nella sua carriera, distillato brividi e visioni inquietanti. Evans però si dimostra a suo agio con l’horror riuscendo a coinvolgere lo spettatore con una storia che in alcuni momenti è perfino disturbante e gioca abbastanza bene con il confine tra fede e fanatismo.

L’ambientazione storica degli inizi del 900 e quella spaziale di una isola lontana dove tre uomini naufragati per caso scoprono qualcosa che permette loro di costruire una religione e di attirare persone in fuga alla ricerca di un nuovo inizio, concorrono a rendere credibile il lento precipitare del protagonista e con lui dello spettatore nell’inferno che si scatenerà nella seconda ora del film. Il viaggio agli inferi del protagonista interpretato da uno stralunato e martirizzato Dan Stevens (la star del telefilm Legion ) è innescato dal rapimento della sorella.

Il (falso)profeta dell’isola tiene a bada i fedeli con promesse di raccolti attraverso prelievi rituali del sangue, ma in realtà vuole sfruttare i soldi del riscatto per far sopravvivere la comunità. Come in ogni setta che si rispetti e in particolare in quelle che ruotano intorno a capi carismatici che promettono mille nascondendo il fatto che al massimo potrebbero arrivare a 100 (tema che purtroppo si può declinare in vari aspetti politici e sociali del nostro quotidiano ), ci sono regole, coprifuochi e orribili punizioni per chi trasgredisce.

Il nostro protagonista è un ex prete e la ricerca della sorella lo porterà a scoprire cosa c’è di vero dietro il culto, soprattutto quanto sono reali gli accenni del profeta ad una divinità che li aiuta in cambio della loro devozione. Il film non perde mai di ritmo e paradossalmente la parte più normale, quella dell’ambientamento del prete infiltrato nel culto è molto ben gestita. Ad abbassare il voto di un po’ c’è la tematica soprannaturale e qualche incursione nello splatter e nella violenza che spezzano il senso di inquietudine costante. Rimane sottile l’angoscia, una emozione non facile da comunicare in un mondo cinematografico sempre più preconfezionato.

Nelle scene di violenza più compassata, ma più crudele la scelta di effetti organici crea quel senso di disturbo e la giusta repulsione per chi la commette seguendo la fede distorta e ipocrita del culto dell’isola. Il cast di volti più televisivi che cinematografici come Ioan Hefn o Mark Lewis Jones è ben assortito e siamo davanti ad un film per la tv, Apostolo è un prodotto per la piattaforma Neflix dove lo trovate disponibile dal 12 ottobre, che non avrebbe sfigurato al cinema.

Punto Netflix Italia

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