Black Lightning, recensione episodio 1×02: vocazioni ingombranti

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Essere o non essere Black Lightning? Un quesito ostico, a cui va trovata una risposta prima che la situazione precipiti in modo irreversibile.

Il peso specifico dell’indecisione: sprone o salasso?

Di bivi, nella vita, ce ne sono davvero tanti. Sono quei momenti in cui ci si rende davvero conto della propria maturità, a prescindere dall’esito positivo o negativo di una specifica aspettativa. Vien da sé, quindi, che avere la piena consapevolezza di una determinata scelta è pressoché fondamentale, sebbene un minimo di indecisione sia comunque salutare per la sua concretizzazione. Tuttavia, se il dubitare delle proprie azioni diventa man mano preponderante, investendo propositi presenti e futuri, ciò non farà altro che instradare verso un circolo vizioso di paure, insicurezze e rimpianti; uno scenario sciagurato e deprecabile, da cui distanziarsi il prima possibile per ricercare, strenuamente, le giuste motivazioni personali.

Black Lightning, recensione episodio 1×02: dovere di rettitudine

L’episodio 1×02 di Black Lightning parte enfatizzando il dilemma personale di Jefferson Pierce, tornato a vestire i panni del vigilante urbano per salvare la vita di Jennifer e Anyssa. Le rassicurazioni del direttore del liceo di Freeland (in merito al salvataggio delle ragazze coinvolte nel giro dei The 100) non sortiscono, infatti, l’effetto sperato. La gang continua ad agire indisturbata, mentre di alcune giovani sparite da tempo – per un motivo o per un altro – non si hanno più notizie. Tra queste, c’è la figlia di LaWanda, disposta ad intervenire in prima persona per riabbracciare la luce dei suoi occhi. Un proposito che, purtroppo, andrà incontro ad un triste epilogo.

Conscio della lieve efficacia della sua controparte civile, Jefferson Pierce decide di tornare in azione come soltanto lui sa fare. Una vocazione, piuttosto che una dipendenza, come suole affermare l’ex-moglie Lynn; e il cui scopo giunge a piena concretizzazione con la sconfitta di Lala e l’incarcerazione di quest’ultimo. Ma le intimidazioni, i traumi e le incomprensioni con i partner di riferimento tormentano i protagonisti “paralleli” dello show DC Comics, ossia Jennifer e Anissa. La prima continua a introiettare la sofferenza passata nel tentativo di superare lo shock del rapimento subito (sebbene con esiti alterni); la seconda, invece, prosegue la scoperta graduale dei suoi nuovi poteri: una manna, questa, dalla quale trarre maggiore consapevolezza di sé.

Equilibrio scenico e dialogico…ma con riserva

La seconda puntata di Black Lightning (disponibile su Netflix) registra un crescendo, dal punto di vista dell’azione, fisiologicamente valido. La carica direttoriale donata ad alcune sequenze dell’episodio compensa qualche momento a vuoto riscontrato durante le fasi dialogiche che intercorrono tra protagonisti e comprimari. Inoltre, lo sceneggiatore Salim Akil permea la produzione globale con un mood riconducibile al black exploitation degli anni ’70, caratterizzato da stilemi granitici e basi musicali soul/hip-hop a dir poco accattivanti. Insomma, un equilibrio narrativo stimolante atteso da nuovi ed entusiasmanti sviluppi – come l’approfondimento interiore delle sorelle Pierce e la maturazione ad hoc del villain Tobias Whale.

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