Blade Runner 2049, recensione del film diretto da Denis Villeneuve

Blade Runner 2049

La nostra recensione di Blade Runner 2049, il sequel del cult cyberpunk del 1982, con protagonisti Ryan Gosling e Harrison Ford.

Blade Runner 2049: l’ologramma di Denis Villeneuve

Lo aveva dimostrato due anni fa George Miller, con il suo Mad Max – Fury Road. Realizzare un sequel (o un reboot, o un remake) che sia all’altezza di una seminale pellicola del passato è possibile. Magari anche superarla.

La ricetta del regista australiano è stata la stessa che fece funzionare i seguiti Aliens e Terminator 2 di Cameron, o, per fare un esempio recentissimo, con le dovute proporzioni, Kingsman – Il Cerchio d’Oro di Matthew Vaughn. Il segreto è restare fedeli all’originale, lasciando che lo spettatore si senta a proprio agio con ciò che gli è familiare. Per poi sorprenderlo, ribaltando completamente, o portando all’estremo, sempre con mano ferma e un occhio alla contemporaneità, personaggi e situazioni.

E Denis Villeneuve? È riuscito il cineasta canadese, restando in tema, a creare una “replica più umana dell’umano“?

Le qualità non gli mancano di certo, basta ripercorrere la sua filmografia.

Si è chiaramente impegnato più che poteva, insieme ai propri collaboratori, nel tentativo di “sovrapporsi”, come fa l’ologramma Joi (Ana de Armas), al film di Ridley Scott. Raggiungendo una ricchezza visiva, sonora e di dettagli rara; rendendo più complessa l’indagine del cacciatore di replicanti, l’Agente K/Ryan Gosling; insistendo su suggestioni e tematiche centrali nell’orginale: gli occhi, l’immaginario distopico, il desiderio dell’artificiale di essere umano…

Come avevano fatto i realizzatori del primo Blade Runner, ha provato a mettere in scena quello che potrebbe, plausibilmente, essere il nostro inquinato e sovrappopolato futuro.

Tutto ciò è bastato?

La risposta alla domanda risiede probabilmente in due momenti del film, emblematici di altrettante emozioni.

Il primo racconta la frustrazione di chi si rende conto che la propria creazione, per quanto apparentemente perfetta, non potrà mai eguagliare ed avere lo stesso impatto del predecessore/autentico. Motivo per cui il regista spara alla testa della replica.

Il secondo arriva nel finale, quando accetta serenamente, accasciandosi su una scalinata, di essere riuscito a fare “solo” un bel film di fantascienza.

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