Bodyguard: recensione della serie tv Netflix sugli intrighi politici di Londra

Bodyguard

David Budd e Julia Montague sono i protagonisti della serie disponibile su Netflix: non solo bodyguard e Ministro ma complici e amanti, presi di mira dai servizi segreti inglesi.

Bodyguard è la nuova serie BBC che ha fatto impazzire l’Inghilterra

Bodyguard è la serie tv della BBC One che dopo aver ottenuto oltre il 40% di share in Inghilterra e Irlanda, Netflix capisce le grandi potenzialità del prodotto e l’acquista mandandola in onda dal 24 Ottobre.

Più che una vera e propria serie, Bodyguard è un macro film diviso in sei puntate da un’ora che potremmo narrativamente dividere in due parti: la prima ha l’obiettivo di affezionare gli spettatori con l’espediente della lovestory. Peccato che ciò rende le prime puntate poco avvincenti e prevedibili; iniziamo con un incipit troppo lungo e mal raccontato: siamo di fronte a due kamikaze islamici e il protagonista David Budd (Richard Madden, I Medici, Game of Thrones), soldato veterano della guerra in Vietnam, cerca di sventare l’attentato attraverso un’ars retorica iperbolica e ripetitiva.

David diventa il PPO (Principal Protection Officer), meglio conosciuto come bodyguard del Ministro degli Interni britannico, Julia Montague (Keeley Haws, Ashes to Ashes). Fra i due, con posizioni sociali e politiche così diverse, nasce un rapporto sentimentale che li legherà sempre di più mettendo però a rischio loro stessi.

Dopo una svolta narrativa imprevista, la serie prende, fortunatamente, tutta un’altra piega, incentrandosi sulla vera trama, ovvero gli intrighi politici e la questione del terrorismo islamico. Bodyguard si concentra nello sventare tutti gli stereotipi del terrorismo avvalendosi del personaggio di Nadia, la ragazza islamica che troviamo nell’incipit come kamikaze, nel parlare dei disturbi post traumatici della guerra, che vive David in prima persona, ma soprattutto della differenza sostanziale che esiste fra la vita pubblica e la vita privata di un personaggio politico: Julia è una donna costernata da interrogativi su cosa sia giusto e cosa no eppure le sue dichiarazioni pubbliche appaiono sempre sicure e con uno stampo prettamente elettorale.

Bodyguard vuole essere un punto di vista realistico sulla situazione attuale in Inghilterra e più in generale in Europa senza tralasciare la parte finzionale e di storytelling, infatti ad una visione attenta e non da binge watching si possono natare alcune crepe narrativa, ma questo non risulta essere un problema anche perché la stessa Julia Montague riprende il cognome di Guy Montag, protagonista di Farenheit 451 romanzo di Ray Radbury del 1953 e film di Truffaut del 1966 con il remake del 2018, la cui trama racconta una presunta società contemporanea a sfondo distopico.

A causa della breve durata della serie, i personaggi non vengono sviluppati caratterialmente in modo completo e riusciamo ad empatizzare solo alla fine. L’unico personaggio che spicca fra gli altri è proprio il protagonista David Budd: una sorta di James Bond televisivo ma decisamente in versione antieroe. David è consapevole del disturbo post traumatico che lo affligge e che ha messo in crisi tutte le sue relazioni personali, a partire dai figli fino a Julia, vanno a letto insieme eppure non dorme mai con lei per paura di farle del male, cerca di convincere i servizi segreti che nonostante lui sembri la persona più indicata per aver tradito Julia è solo vittima di altri che si prendono gioco della sua debolezza; e infine è lui stesso senza suggerimenti né pressione a decidere di chiedere aiuto per provare a vivere di nuovo.

Una seconda stagione? Discussa, ma ancora niente di confermato.

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