Boston – Caccia all’uomo, recensione: al cinema il film che racconta l’attentato alla maratona del 2013

Boston - Caccia all'uomo

Recensione e trailer di Boston – Caccia all’uomo, film diretto da Peter Berg che racconta dell’attentato alla maratona del 2013, al cinema dal 20 aprile.

Boston – Caccia all’uomo, eroismo e ipocrisie di un’America ferita nell’orgoglio

Nella seconda metà del ‘900 l’essere umano era convinto di vivere in un momento storico di pace e che la guerra fosse ormai roba del passato. Ancora oggi si ha difficoltà ad immaginare quale senso di precarietà possano aver provato tutte quelle persone che agli inizi del secolo scorso hanno avuto modo di toccare da vicino la guerra. Ci siamo sentiti protetti, convinti che nulla potesse scalfire il nostro senso di sicurezza. Eppure, dal 2001 qualcosa è cambiato, certezze non ne esistono più e ciascuno di noi percepisce quanto precaria sia la propria esistenza, così come hanno fatto in passato i nostri nonni e tutte quelle persone anziane a cui facevamo riferimento poco fa.

L’attentato alle Torri Gemelle di New York ha rivoluzionato l’idea che sin da bambini abbiamo avuto della guerra. Non più carri armati, soldati al fronte e trincee, ma droni, kamikaze e bombe lasciate all’interno di zaini abbandonati tra le strade dove ci si muove quotidianamente. Il “mostro” della guerra ha cambiato volto ed ha stravolto le nostre abitudini, rendendoci insicuri anche nello svolgere le azioni più semplici, come frequentare un luogo affollato oppure prenotare un viaggio al di fuori del nostro Paese. Non solo l’11 settembre però, perché dopo quel terribile giorno, di attacchi terroristici ce ne sono stati molti altri, e la paura si è allargata a macchia d’olio in Europa e non solo.

Quando avvenne l’attacco al World Trade Center, una nota giornalista italiana ormai scomparsa, raccontò di quanto, trovandosi a New York in quel terribile giorno, avesse percepito l’orgoglio americano in tutte quelle persone che, in un momento di profondo smarrimento e paura, seppero ripartire dalla passione ed il rispetto nutrito per il proprio Paese. Da sempre questo orgoglio emerge nella stragrande maggioranza delle pellicole incentrate su storie e fatti di cronaca statunitensi, così come è stato fatto anche per  Boston – Caccia all’uomo, film diretto da Peter Berg, in uscita nelle sale italiane il 20 aprile 2017.

Peter Berg, già dietro la macchina da presa per Deepwater – Inferno sull’oceano e Lone Survivor, firma anche la sceneggiatura della pellicola. Tanto per cambiare, per il terzo film consecutivo, il regista ha scelto come protagonista l’attore Mark Wahlberg, affiancandogli un cast di tutto rispetto tra i cui nomi spiccano quelli di John Goodman, Kevin Bacon, J.K. Simmons, Michelle Monaghan e Melissa Benoist.

Come intuibile dal titolo, la pellicola si sviluppa intorno all’attentato che nell’aprile del 2013 tornò a scuotere il mondo intero ed in particolare la città di Boston.  Tra le più antiche città degli Stati Uniti, Boston rappresenta da sempre la culla di una lunga serie di tradizioni, nate proprio per sottolineare l’orgoglio che lega gli abitanti alla propria città. Un giorno in cui questo orgoglio si manifesta in maniera particolare è il terzo lunedì del mese di aprile, quando cioè si svolge la Marathon Monday. In quell’occasione, tutti gli abitanti di Boston si riversano nelle strade della città e l’amata squadra dei Red Sox gioca a Fenway Park.

Come dicevamo prima però, il nuovo millennio, quello cioè che tutti immaginavano come una nuova era fatta di pace e prosperità, e che Lucio Dalla in una sua canzone descriveva come “un motore bello e lucente, con un odore che non inquina, che potrà respirare un bambino o una bambina”, ha saputo superare (in senso negativo) le più nere aspettative. Così, a distanza di dodici anni dall’attacco alle Torri Gemelle, è stata la città di Boston a sentirsi denudata e attaccata al cuore, proprio durante quella maratona che rappresenta l’amore per la propria terra.

Recensione e trailer del film, Peter Berg porta al cinema l’attentato alla maratona del 2013

Il film Boston – Caccia all’uomo ripercorre i giorni in cui è avvenuto l’attentato, partendo dalla sera del 14 aprile e proseguendo poi nelle ore che succedono l’attentato. Attraverso la regia di Peter Berg si assapora la quotidianità di alcuni personaggi di diversa età ed etnia. C’è chi studia, chi si è sposato da poco e chi invece lo è da una vita intera. Tutti allo stesso modo dedicano un po’ della propria attenzione alla maratona che di lì a poco riempirà le strade della città, inconsapevoli di quanto la propria vita stia per essere sconvolta per sempre.

Peter Berg punta ancora una volta a raccontare una storia realmente accaduta, così come fatto per Deepwater Horizon. In quel caso veniva descritto il coraggio di alcuni uomini per arrivare a salvare il maggior numero di vite, e la medesima cosa succede in Boston – Caccia all’uomo, dove però si cerca di difendere il maggior numero di persone dopo non essere riusciti a preservarne altre decine, rimaste uccise o ferite a seguito dell’attentato. La sceneggiatura, curata nei minimi dettagli, fa sì che sin da subito lo spettatore nutra una profonda empatia nei confronti dei protagonisti della pellicola, portandolo così a tifare per la loro sopravvivenza.

Nonostante il fattaccio di cronaca risalga ad appena quattro anni fa e risulti quindi ancora “fresco” nella memoria della gente, Boston – Caccia all’uomo permette a più persone di conoscere dettagli sfuggiti all’attenzione comune oppure mal raccontati dai media, sviluppando un livello di alta tensione che resta costante dall’inizio alla fine del film. Certo, la musica triste che accompagna i primi minuti del film sottolinea sin da subito quanto accadrà nel resto della pellicola, ma durante la visione della stessa, difficilmente si rischia di imbattere in momenti “lenti” o noiosi.

Il lavoro di regia e gli effetti in slow motion permettono allo spettatore di vivere al meglio la fase delle esplosioni e i tanti scontri a fuoco che caratterizzano il film. Anche l’audio fa la sua parte: nel momento in cui le bombe esplodono, dal caos del Patriots’ Day si passa ad un silenzio surreale, pronto subito dopo a lasciar spazio alle urla di disperazione della gente che sa di essere miracolosamente scampata alla morte. Per alcuni istanti sembra che il tempo si sia fermato, ma subito dopo inizia una vera e propria corsa contro il tempo ed una caccia all’uomo in cui nessuno sembra mai davvero al sicuro. Anche i dialoghi non sembrano voler risparmiare nessuno e, se è vero che a tratti il film tende a far passare l’America come il “bene” e l’Islam come il “male”, è pur vero che Peter Berg non perde mai occasione di sottolinere le ipocrisie occidentali (il fronte islamico denuncia il fatto che ogni giorno in Siria muoiano centinaia di bambini e nessuno si scandalizza o denuncia). Si arriva così ad osservare la follia umana da diversi punti di vista, comprendendo quanto in certi casi risulti impossibile ritrovare il senno, anche se messo di fronte allo sguardo tenero ed innocente di un bambino.

Più in generale, nel corso di Boston – Caccia all’uomo, il regista tende a mettere a confronto i sentimenti dell’odio e dell’amore che caratterizzano la società odierna, finendo per far trionfare i sentimenti più positivi e la speranza per un futuro di pace, urlando in faccia al nemico il fatto che l’odio non cambierà le abitudini individuali e collettive perché, come dichiarò il Presidente Obama in occasione dell’attentato di Boston: “Lo spirito della nazione deve rimanere intatto”.

In America il film Boston – Caccia all’uomo punta poi a riavvicinare la gente all’organo della polizia, nei confronti del quale la fiducia ed il rispetto, di recente, sono andate un po’ a scemare. Un film riuscito, che per circa due ore mantiene alta l’attenzione degli spettatori, caricandoli di adrenalina e amore per i piccoli, semplici miracoli della vita.

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Patrizia Monaco

Amante della bella musica, della buona politica e dell'impegno sociale, continua giorno dopo giorno a coltivare la propria passione per il cinema, muovendosi tra i più svariati ambiti della comunicazione. Affronta le indecisioni della vita chiedendosi "Cosa farebbe Ellen Ripley?", sicura così di non sbagliare mai.

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