Castle Rock: recensione della nuova serie di Hulu che rielabora i mondi creati da Stephen King

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Disponibile sulla piattaforma Hulu Castle Rock, la nuova serie che combina elementi delle varie opere letterarie di Stephen King per trarne un prodotto originale.

Castle Rock: la seduzione nostalgica di Stephen King

Mi torna alla mente l’ incipit di Velluto blu nella prima scena di Castle Rock, la  nuova serie distribuita da Hulu, sceneggiata e creato da Sam Shaw e Dustin Thomason, con J.J. Abrams nelle vesti di produttore esecutivo. Terry O’Quinn che prepara la colazione per la moglie, prende l’ auto per recarsi al lavoro per l’ ultima volta prima del pensionamento ( è il direttore di un penitenziario) e osserva una cittadina fiabesca, da staccionate bianche, ambienti puliti e sicuri, una vita semplice e confortevole. Nulla di più lontano dalla realtà. Come nel film di Lynch il male si rende subito manifesto nel suicidio dalle caratteristiche macabre del direttore. Appena la telecamera inquadra la patch sulla spalla della divisa e indugia sulla scritta Shawshank Correctional Facility, un brivido percorre la schiena di ogni appassionato di King.

Da lì in poi tutte le prime puntate di Castle Rock saranno pervase da riferimenti, ammiccamenti e scelte di cast che rimandano ai romanzi e alle trasposizioni del Re dell’ horror; una  combinazione ben ponderata delle realtà di fiction create da Stephen King, assemblate in modo fluido in una atmosfera ricca di fascino e di richiami nostalgici. Attingendo dalla smisurata produzione dell’autore statunitense, i personaggi ai quali lui ha dato vita, vengono catapultati in un microcosmo nel quale, pur conservando richiami alla loro identità originaria, riescono ad inserirsi in modo organico in un nuovo plot narrativo con risultati tanto inquietanti quanto seduttivi.

Un purgatorio senza redenzione

C’ è una malinconia pervasiva che percorre ogni vicolo e pertugio di Castle Rock, una sorta di macabra voglia di rivivere tutto il terrore delle opere dello scrittore del Maine, finalmente citate in modo dichiarato. Vi è una visione della città come di una realtà decadente, un limbo fuori dal resto del mondo, rinchiuso in una bolla impermeabile fatta di una strana e funesta forza che sembra inghiottire ogni angolo nascosto, ogni tratto di quella terra gelida. È una cittadina che sta marcendo Castle Rock, che sta pian piano perdendo di coesione e lasciando riemergere un Male puro, che negli anni 80 primi 90, quelli a cui per lo più fa riferimento la base letteraria, prendeva le diverse forme a con le quali i lettori hanno familiarità. Ogni casa è al contempo luogo per i vivi e necropoli, monumento funebre delle tante morti violente che hanno costellato la cittadina. Sembra di trovarsi in un purgatorio senza prospettiva di redenzione, a scontare pene che si tramandano per generazioni nelle anime dei personaggi e che mai saranno redente.

Un serie tv tra citazioni e rielaborazione originale

L’arrivo dal profondo Texas, per motivi che preferiamo non svelare, di Henry Deaver, avvocato e abitante di Castle Rock negli anni dell’ infanzia, sarà quella intrusione del nostro punto di vista oggettivo, di un tentativo di razionalizzare tutto l’ irrazionale che gli abitanti di Castle Rock sembrano dare per scontato. Henry Deaver stesso non è però immune dal suo passato e fra quei mausolei ormai in rovina e la sua incapacità di ricordare gran parte degli anni da bambino che fa da contraltare alla impossibilita di vivere il presente della sua madre adottiva affetta da demenza senile (la Sissy Spacek di Carrie) gradualmente vede riaffiorare qualcosa di funesto. Castle rock si rivela per ora una serie televisiva solida, pur esplorando il paranormale e al momento senza voler dare o cercare risposte. Per gli amanti di King molte saranno le easter eggs da trovare, ma anche per chi dovesse approcciarvi vergine dalle fascinazione dell’ autore di IT, rimane un prodotto televisivo che coinvolge, con personaggi ricchi di fascino e che, con un certo spirito masochistico, non vediamo l’ ora di conoscere meglio (quello interpretato da Bill Skarsgard primo fra tutti);  una commistione di già visto e originale che si bilancia perfettamente.

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