Chi ha incastrato Roger Rabbit: 30 anni fa debuttava il coniglio più chiacchierone del cinema

Auguri roger rabbit

30 anni fa usciva nelle sale di tutto il mondo Chi ha incastrato Roger Rabbit, titolo cult dell’animazione con tecnica mista, portato su pellicola dal grande Robert Zemeckis.

Roger Rabbit compie 30 anni e non sembra invecchiato di un giorno

Sono passati 30 anni da quel 1988, anno in cui Roger Rabbit ha invaso ogni schermo del mondo attraverso l’occhio di Robert Zemeckis (Forrest Gump e Ritorno al futuro, giusto per citarne alcuni), pupillo di Steven Spielberg che all’epoca aveva già alle spalle il grande successo di Ritorno al futuro.

Chi ha incastrato Roger Rabbit fu un successo colossale, un film diventato subito cult che continua ancora oggi a meravigliare e divertire. La Disney, che produsse il film, aveva già tentato di realizzare dei lungometraggi con la cosiddetta tecnica mista, ossia l’animazione mescolata in scene girate con attori in carne ed ossa, nel mondo reale. Le precedenti sperimentazioni erano però limitate a scene brevi e quasi senza interazione tra uomo e cartone, come ad esempio Mary Poppins. L’opera di Zemeckis è però tutta un’altra storia: l’interazione è continua, uomo e cartone convivono in una storia che diverte e affascina, mantenendo un grandioso equilibrio tra mistero e comicità.

Se qualcuno di voi dovesse vivere fuori dal mondo e ancora non conoscesse la storia del film, questo parla di un detective alle prese con un caso di omicidio: il suo compito è quello di scagionare un noto personaggio dello spettacolo, accusato di aver ucciso il corteggiatore della moglie. Il suo cliente è però un cartone animato, un coniglio di nome Roger Rabbit, sposato con la stupenda Jessica Rabbit. Un coniglio chiacchierone e combina guai che porterà il detective (Bob Hoskins) nel fantastico mondo di Cartoonia, il mondo dei cartoni animati.

 

Il film è un grandioso esperimento (riuscito benissimo) di unione tra finzione e realtà, ma che ha comportato enormi difficoltà nella realizzazione. Zemeckis dovette girare tutte le scene con gli attori che dovevano recitare, per la prima volta nella loro vita, come se avessero un cartone animato che effettivamente non c’era. A quanto si dice, il regista ebbe ovvi problemi in post-produzione, per quanto concerne movimenti inesatti e sguardi strabici, ma la grandezza del film sta proprio nell’essere stato girato come un film vero e proprio, fatto di cambi luce e movimenti di macchina. Questo portò, ovviamente, ad un dispendio economico non indifferente.

Roger Rabbit baby herman

Ma l’opera porta con sé tutto ciò che è caro al regista di origini lituane, ovvero l’amore per l’ibrido, messo in risalto con gli assurdi incontri di Forrest Gump nell’omonimo film, fino ad A Christmas Carol.

Chi ha incastrato Roger Rabbit non fu soltanto un grande esperimento visivo, ma anche di sceneggiatura, poiché contiene moltissime parolacce e riferimenti sessuali, non propriamente adatti al pubblico (di bambini) al quale la pellicola era inizialmente indirizzata. Indimenticabile fu, ad esempio, il piccolo Baby Herman che da dentro la carrozzina urla:

Ho le voglie di un cinquantenne e il pisellino di un bambino di tre anni

Dopo di che, fumando un sigaro, manda la sua donna (o presunta tale) a prendere le scommesse dei cavalli.

Roger Rabbit Jessica

Ma di certo il più grande riferimento sessuale è Jessica Rabbit. Considerato il simbolo della sensualità e dell’erotismo fatto cartone animato, ha fatto viaggiare la mente di molti spettatori e imbarazzato altrettanti occhi, facendo arrossire le guance di innocenti bambini che ammiravano ammaliati, e ammirano tutt’ora, le forme sensuali della moglie di Roger Rabbit.

Io non sono cattiva, è che mi disegnano così

Dietro la veste di un classico “film per bambini” si nasconde però un mondo di significati. Il tutto può essere letto come una metafora del razzismo, della discriminazione, dell’odio verso il diverso che nel film è rappresentato dall’universo animato. Il film, inoltre, rappresenta tutto ciò di cui parlava Baudrillard, ovvero il simulacro e l’iperreale, ciò che potrebbe poi portare al perturbante freudiano che, fortunatamente il film non raggiunge mai, tenendosi in equilibrio costante tra finzione ed eccesso di realtà. Questo è la perfetta metafora della caverna platonica, la quale non è altro che una sala cinematografica: una sala buia nella quale vengono proiettate, da dietro, ombre sullo schermo.

Qui vengono proiettate le ombre di un mondo fatto da umani e cartoni animati che convivono, che piangono, ridono e uccidono. Tutto è reso in modo tale che noi, per un’ora e mezza, possiamo credere che un mondo come quello sia possibile. Non è un caso che Zemeckis stesso consideri la scena iniziale come il fulcro del film, ossia quella nella quale si presenta, per la prima volta, Roger Rabbit catapultato nell’universo reale. Il regista, infatti, asserisce che se quella scena non avesse funzionato, ossia non avesse catapultato lo spettatore nel film, ma l’avesse anzi distaccato da esso (perturbante freudiano), allora tutto sarebbe crollato sin dall’inizio e sarebbe stato un flop.

Fortunatamente non è stato così, anzi il film è stato un successo planetario in cui tutto funziona, soprattutto il lavoro immenso degli attori. Lo stesso Bob Hoskins ha dato vita ad una grandissima performance che coinvolge il pubblico, come anche Christopher Lloyd (Ritorno al futuro), con la sua stravagante ed esuberante interpretazione del giudice Morton.

Grandi attori, ma anche grandi camei: da Frank Sinatra a Dumbo, passando per Topolino e Pippo, molto mondo Disney e altrettanto Spielberg si incrociano in questo universo, nel quale, alla fin fine, tutti vorremmo vivere.

Non ci resta che augurare ancora buon compleanno a Roger Rabbit, il pazzo coniglio del cinema che ha conquistato tutti e che continua incessantemente a farlo, di generazione in generazione, diventando così immortale nell’immaginario e nel cuore di ognuno di noi.

 

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