Chiamami col tuo Nome: recensione del film italiano candidato agli Oscar 2018

Chiamami col tuo nome Film 2018

“Chiamami col tuo Nome” di Luca Guadagnino rientra tra i nove titoli candidati all’Oscar 2018 come Miglior Film. Ecco la nostra recensione dell’opera.

Chiamami col tuo nome, agli Oscar arriva l’amore poetico di Elio e Oliver

Se ne è già parlato tanto e se ne parlerà ancora di più nelle prossime settimane, soprattutto a seguito dell’annuncio nelle ultime ore: Chiamami col tuo Nome è stato nominato agli Oscar 2018 come Miglior Film. Non solo: per l’opera di Luca Guadagnino sono arrivate le candidature anche per il Miglior Attore Protagonista, la Miglior Sceneggiatura non Originale e la Miglior Canzone. (Qui l’elenco completo delle nomination).

Un bel bottino che dona prestigio al cinema italiano e che evidenzia quanto a volte basti un po’ di poesia e di genuinità cinematografica per arrivare al cuore della gente. Le polemiche delle scorse settimane, legate alle scelte promozionali relative al film, hanno ormai lasciato spazio all’entusiasmo per un’opera che, nel bene e nel male, si differenzia totalmente dagli altri titoli in corsa per l’agognata statuetta. Ripreso dall’omonimo romanzo di André Aciman, Call me by your name mantiene il titolo originale anche nella sua versione italiana, evitando quindi di diventare l’ennesima vittima di anomali stravolgimenti.

L’opera ci catapulta negli anni ’80 di una provincia sperduta nel nord Italia. Sin dalle prime sequenze facciamo la conoscenza di Elio, un ragazzo tanto magro quanto capace di trasmettere tutta la propria curiosità per le cose belle che il mondo gli riserva. La sua è una famiglia atipica, un vero e proprio miscuglio di lingue, di passioni e di anime libere, pronte ad assicurare al giovane ragazzo la medesima libertà nel vivere la propria vita come meglio crede.

“È forse meglio parlare o morire?”

Nel corso del film si respira qualcosa di pulito sotto ogni punto di vista e viene la voglia di trovarsi fisicamente lì, in quel nulla dove però sembra esserci davvero tutto. Esplode la voglia di estate, di un tempo libero che finisce quasi per avanzarti, da riempire con passioni e istinti che non ancora non sai di avere. Per quanto qualcuno abbia tentato di insinuare il contrario, in questo film c’è un’unica grande storia d’amore, ovvero quella che vede protagonisti Elio e Oliver, uno studente americano giunto nella località italiana per finire la propria tesi di dottorato. I due vivranno per diverse settimane sotto lo stesso tetto e impareranno sin da subito ad annusarsi, superando qualsiasi parete emotiva, oltre a quella materiale che divide le loro stanze adiacenti.

Il film si presenta pieno di amore, di diversa entità e di diversa natura. A livello emotivo tutto fila liscio, i sentimenti seguono un crescendo costante e lo spettatore non si trova mai di fronte a netti cambi di rotta che stravolgano l’equilibrio generale. Anche la sfera sessuale, ben presente all’interno dell’opera, non risulta mai volgare o sopra le righe. Chiamami col tuo nome è un film pieno di cultura e di arte: vengono citati Bach, Eraclito, Buñuel e via dicendo. Non mancano poi le parentesi relative alla politica che infuocava il Bel Paese negli anni ’80.

Per certi versi, pochi in realtà, il film ricorda un’altra recente opera a sfondo omosessuale: Carol. In quel caso Rooney Mara rappresentava la parte apparentemente più fragile nella coppia composta da lei e Cate Blanchett. Quest’ultima appariva invece come una donna vissuta, sicura di sé e pronta ad accaparrarsi i sentimenti della giovane. Alla fine, i ruoli si invertono e la stessa Therese arriva a tirar fuori una forza inaspettata, finendo per prendere per mano una ben più fragile Carol, fino a quel momento incapace di vivere pienamente il sentimento che le ha travolte. Allo stesso modo, in Chiamami col tuo nome vediamo come alla fine sia il giovane Elio a infondere coraggio ad Oliver, spingendolo, senza pretendere nulla, a superare tutti i limiti che l’uomo si era imposto sino a quell’estate.

“Abbiamo perso così tanti giorni…”

Le iniziali pulsioni sessuali dei due lasciano ben presto spazio ad una profonda tenerezza e ad una complicità che porta lo spettatore ad innamorarsi del loro amore. Strameritata la nomination all’Oscar per il giovane Timothée Chalamet: su di lui Luca Guadagnino costruisce un personaggio a dir poco veritiero: lo rende affascinante quasi all’inverosimile, se pensiamo alla sua giovanissima età, ma riesce allo stesso tempo ad equilibrare il tutto lasciandone ben visibili le caratteristiche infantili. Ci si ritrova così a percepirne la crescita e le nuove consapevolezze da lui raggiunte nel corso del film. Da sottolineare sono poi i dialoghi che vedono Elio confrontarsi con le persone che lo circondano, su tutti suo padre: il monologo nella parte finale del film meriterebbe da solo una seconda o terza visione del film.

Ulteriori punti vincenti del film vengono rappresentati poi dalla fotografia, dai colori e dalle luci, pronte a mostrare uno spaccato di un’Italia in vacanza, meno caotica e più naturalistica. Luoghi poetici e cristallini, nei quali sembra riecheggiare l’amore puro vissuto dai due protagonisti. A tutto ciò si aggiunge una colonna sonora pronta ad abbracciare la musica degli anni ’80, italiana ed internazionale: che dire ad esempio della splendida Radio Varsavia di Franco Battiato che fa da sottofondo ad una delle scene più erotiche, ma anche una delle più innocenti, del film? Musicalmente parlando si arriva infine ai giorni nostri con l’emozionante brano Mistery of Love di Sufjan Stevens. Melodie intense, intrecciate a parole sature di amore e passione, non a caso capaci di conquistare la nomination all’Oscar per la Miglior Canzone. Le note di Visions of Gideon accompagnano invece quelli che possiamo considerare tra i titoli di coda più belli e strazianti degli ultimi tempi.

Chiamami col tuo nome è un film che ti lascia dei segni indelebili, che ti “consuma il cuore”, come quegli amori a cui fa riferimento il padre di Elio in una delle sequenze finali. Un piccolo gioiello cinematografico a cui auguriamo ogni fortuna oltreoceano e, perché no, anche nel nostro Paese. Luca Guadagnino, in occasione del Sundance FIlm Festival ha parlato di un possibile sequel, pronto a raccontare Elio e Oliver nella loro fase di invecchiamento. Ha qualche possibilità di vincere agli Oscar 2018? Difficile, considerato il livello di altri film come Tre Manifesti a Ebbing, Missouri ma, in ogni caso, l’opera potrà sfilare a testa alta sotto i riflettori hollywoodiani.

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Patrizia Monaco

Amante della bella musica, della buona politica e dell'impegno sociale, continua giorno dopo giorno a coltivare la propria passione per il cinema, muovendosi tra i più svariati ambiti della comunicazione. Affronta le indecisioni della vita chiedendosi "Cosa farebbe Ellen Ripley?", sicura così di non sbagliare mai.

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