Cinecomics in analisi, tra ansie da prestazione e cilecche

Marvel DC cinecomics universe

Questa è l’era dei cinecomics. Il fenomeno ha assunto gradualmente proporzioni incredibili, ma non tutti i cinecomics riescono con il buco. A fronte di tanti successi e record, ci sono sempre più progetti di cinecomics che per vari motivi non funzionano o vengono bocciati dalle produzioni.

I cinecomics logorano chi li fa, chi ci prova e chi non li fa

Il cinecomics, il film tratto dai fumetti, è sempre esistito. Però, se dovessimo ricercare un punto di inizio nel quale ha trovato nuova forza e da “episodico” è diventato “genere”, con le sue regole, i suoi pregi e difetti, bisognerebbe tornare all’uscita del primo Marvel Movie, ossia all’Iron Man di ben dieci anni fa.

Quel film, nato come una scommessa da parte di un editore (la Marvel Comics) che rischiava, diventando produzione cinematografica e chiamando un attore recuperato fuori da una clinica per il recupero dall’alcolismo e altre dipendenze ossia Robert Downey Jr, fu un successo. In quel film ci furono i primi accenni all’innovativo sistema dell’universo condiviso, la chiave di volta dell’affermazione prepotente dei Marvel Movies successivi, sancito da una cosa semplice, un acqua calda a cui non aveva pensato nessuno, ossia la resa narrativa, con l’aggancio a pellicole successive, della scena dopo i titoli.

Un altro punto fondamentale per la crescita e l’imporsi del genere cinecomics e dei Marvel Movies fu l’acquisizione da parte della Disney, la quale fornì alla Marvel quello che aveva da sempre la DC Comics, ossia un produttore e distributore potente come la Warner Bros. La Marvel risvegliò sia le produzioni a cui, in un momento di crisi, aveva ceduto i diritti dei suoi big (L’uomo Ragno, X-Men, etc.), ossia Sony e Fox, sia la Warner Bros.

Si può dire, con il senno di poi, che la Warner sbagliò nell’affrettare le cose, cercando di creare un mondo di storie e personaggi con al centro Batman e Superman in tempi brevi, tentando quindi di recuperare il distacco dalla Marvel. Infatti l‘operazione, consegnata chiavi in mano a Zack Snyder, non è riuscita e si è conclusa con il film corale della Justice League, il gruppo che unisce tutti i personaggi già visti (e alcuni nuovi, come Aquaman, Flash e Cyborg) e che, invece di essere la risposta al gruppo Marvel e a quegli Avengers record d’incassi, è stato la pietra tombale del progetto DCEU, ossia DC Extended Universe. I film precedenti, da un Man of Steel sulle origini di Superman all’incontro tra Superman e Batman non erano stati dei flop, ma avevano già messo in luce vistose crepe.

Crepe di carattere produttivo, con i “capoccia” Warner ossessionati dai successi altrui, arrabbiati per il fatto che che un Guardiani della Galassia, con personaggi sulla carta sconosciuti e minorissimi nell’universo Marvel, facessero molto più dei loro blasonati e popolati eroi. Crepe di carattere creativo e tecnico, con Snyder che ha forzato la mano sui toni dark, su una maturità posticcia delle trame e che ha portato a continui tagli in fase di montaggio per rendere i film più accettabili al cinema come mood e lunghezza.

Crepe di carattere critico, visto che gli addetti ai lavori hanno da subito attaccato i film dando loro voti bassi tanto da innescare nei fan il sospetto che fossero manovre volute per affossarli senza pietà. In questi anni tumultuosi, un film ha preso la strada giusta per quanto riguarda critica e pubblico: Wonder Woman. Un film forte del sostegno femminile e femminista e basato su una storia semplice, slegata dal marasma dell’universo condiviso. Anche un altro film, Suicide Squad, si è fatto valere come incassi.

Un film trainato dal sex-appeal di Margot Robbie nelle succinte vesti di Harley Quinn (nei fumetti la fidanzata criminale del Joker) e da personaggi anti eroi, cattivi al soldo del governo. Ha fatto bene al botteghino ma non è stato risparmiato dalle critiche, tutte legittime visto che anche questo ha subito rimaneggiamenti. Di nuovo l’ansia di prestazione della produzione che ha imposto la rimozione di parte della sottotrama che riguardava il Joker interpretato da Jared Leto.

Tra un’uscita e l’altra, e soprattutto nella fase post-flop della Justice League, sono stati annunciati (più o meno ufficialmente) decine, senza esagerare, di film da parte della Warner Bros, tutti legati al mondo dei fumetti DC. In alcuni casi si è trattato di bipolarismo produttivo, con dichiarazioni seguite da smentite dopo poche ore. Nel tritacarne della rete sono così finiti film solisti del Joker, a firma Martin Scorsese, e almeno tre o quattro pellicole con Margot Robbie nelle vesti di Harley Quinn.  Il podio della confusione è il seguente:

Al primo posto il film su Flash che è da anni e anni in produzione e che ha avuto una via crucis infinita, con cambi di regista (da Robert Zemeckis a Sam Raimi e Marc Webb, etc.) parecchio lunga. Ad un certo punto doveva essere una sorta di film che “rilanciava”, usando i paradossi temporali, tutto l’universo DC, portando anche a parecchi recasting degli attori e correggendo gli errori fatti. Ultimamente però, trovati i registi John Francis Daley and Jonathan Goldstein, freschi sceneggiattori di Spider Man Homecoming, si è tornati e sembra sia la fine delle tribolazioni, all’idea originaria di un classico film su Flash.

Al secondo posto The Batman. Dopo Batman e Superman sembrava che Ben Affleck, l’interprete di Batman nel film, fosse l’unico superstite per pubblico e critica e quindi la produzione gli affidò il film solista dell’uomo pipistrello. Morale della storia: da regista-sceneggiattore-attore, dopo una serie di cambi e dietrofront, Ben Affleck non girerà più il film e al suo posto ci sarà il più navigato Matt Reeves del Pianeta delle Scimmie. Non lo scriverà più proprio perchè tutto quello che voleva fare è diventato carta straccia e Reeves parte da idee totalmente diverse. Sul fatto che sia o meno l’attore, il nostro Ben conferma e smentisce con chirurgica regolarità e il tutto suona come i petali della margherita e il m’ama non m’ama.

Al terzo posto delle produzioni DC abbiamo un pari merito con il film di Batgirl che solleva non pochi dubbi visto che bisognerebbe prima spiegare i collegamenti con Batman e poi fare eventualmente il film. A dirigerlo ci doveva essere il creatore di Buffy, Josh Whedon che ha alle spalle il successo con Avengers (2012) della Marvel e l’insuccesso, con la collaborazione per salvare il salvabile, nella Justice League. Dopo però l’exploit di Patty Jenkins con Wonder Woman, il cui cachet è lievitato per il secondo film (una delle poche certezze DC), hanno pensato di puntare anche per la bat ragazza su una giovane regista donna.

Non si sa ancora chi sarà ma è certo che a riscrivere lo script sarà sempre una donna ,ossia Christina Hodson.  Christina scriverà anche il film “all girl” Birds of Prey, voluto fortemente dalla produttrice Margot Robbie/Harley Quinn. La regista dovrebbe essere Cathy Yan, un’altra donna per un DC universe che cerca il riscatto attraverso una forte dose di girl power. Tutto questo, in una sorta di ribaltamento delle pari o dispari opportunità di registi uomini. 

Dopo il complicato excursus nelle ansie da prestazione e cilecche della Warner, chiudiamo con un rapido giro sui campi delle altre produzioni con cinecomics in canna.

La Sony, dopo aver deciso di cedere a metà i diritti dell’Uomo Ragno alla Marvel che gli ha regalato con Homecoming uno dei suoi più grandi successi, ha deciso di usare personaggi legati al mondo del ragno di cui ha ancora i diritti, per dei film slegati e più virati sul vietato ai minori. Venom con Tom Hardy uscirà a novembre ma il Silver and Black, con protagoniste due femme fatale della saga ragnesca, ovvero la mercenaria dell’immaginaria nazione del Symkaria Silver Sable e la ladra agile vestita da gatto che nei fumetti ha avuto pure una storia con l’uomo ragno, Gatta nera, non si farà. La cosa bizzarra è che avevano annunciato l’inizio delle riprese senza aver parlato mai del cast. Il progetto era chiaramente funestato da dubbi e si è preferito spostarlo più avanti.

In Fox una analoga sorte è toccata a Gambit, il mutante cajun che ha il potere di caricare gli oggetti di energia cinetica e che ha come sostenitore e attore protagonista Channing Tatum. Anche questo film ha visto un via vai di registi, alcuni ritiratasi al momento della firma come Gore Verbinski, altri solo accostati al film, vedi il regista Jordan Vogt-Roberts di Kong Island, che per un periodo, prima di sparire di nuovo, segnava come inizio delle riprese agosto 2018. L’acquisizione della Fox da parte della Disney, complicatasi come ogni super trattativa, rende magmatica la situazione dei film legati agli X-Men i cui diritti, andasse in porto l’affare, tornerebbero a Marvel/Disney.

Anche le produzioni piccole hanno le loro cilecche. Nel caso del “Corvo Rinato” il film annunciato dalla Highland Film Group ed Electric Shado sul personaggio di James O’Barr che fu protagonista di una quadrilogia cinematografica iniziata con il film del 1994 tristemente famoso per la morta in scena dell’attore protagonista Brandon Lee, sembrava aver trovato in Corin Hardy (Hallow) il regista e in Jason Momoa (Aquaman) l’attore principale. Hardy non aveva comunque rappresentato la prima scelta, visto che avevano già dato forfait Stephen Norrington, Juan Carlos Fresnadillo, F. Javier Gutierrez. Alla fine anche lui per divergenze creative se ne è andato e lo ha seguito l’attore che, a dire il vero, vista la scarsa somiglianza con il personaggio dark longilineo, aveva suscitato diversi dubbi dei fan in rete.

Come si vede il cinecomics logora chi lo fa, chi prova a farlo, e chi non lo fa. Tutti sono alla ricerca del personaggio giusto e del momento giusto e per trovarli dovrebbero abbandonare velleità di assomigliare o di riciclare le formule del successo altrui. C’è spazio nel cinema, come nei fumetti, per tante variazioni sul tema, basta che alla base non ci sia l’esigenza di fare qualcosa solo perché adesso funziona, ma un motivo forte, creativo e una vera idea, come c’era dietro l’Iron Man del 2008.

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