Cloak e Dagger, recensione: più luci che ombre nella nuova serie tv Marvel

Cloak e Dagger Marvel Serie Tv Amazon (Freeform/Alfonso Bresciani)

Cloak e Dagger, un nuovo telefilm di dieci episodi ambientato nel mondo dei super eroi Marvel ha fatto il suo esordio in America sul canale Freeform e  in Italia su Amazon prime. I primi due episodi presentano più elementi romance adolescenziali (curati bene ) che super poteri e azione.

Cloak e Dagger, giovani in difficoltà tra tanti super problemi e pochi costumi e super poteri

Cloak e Dagger si inserisce perfettamente nel filone tv delle trasposizioni dei personaggi nella Marvel Comics sul piccolo schermo. Le caratteristiche già viste nei serial Netflix, nei Runaways co-prodotto con la piattaforma Hulu, riguardano un tono più realistico, l’assenza totale o quasi di costumi, una presenza dei super problemi maggiore di quella dei super poteri.

Volendo, si potrebbe dire che in tv la Marvel cerchi toni meno super eroici, più generalisti e i risultati, a parte l’infelice in tutto Inhumans, le danno ragione. I personaggi Marvel anche nei fumetti sono spesso calati in una realtà urbana (rispetto alle pagine disegnate si è passati da New York a New Orleans) e condividono con chi li legge, ansie, delusioni, illusioni, e problemi di varia natura.

Questa cifra psicologica aumenta quando gli eroi in questione sono dei giovani. Cloak e Dagger rappresenta perfettamente questo trend. Il doppio episodio pilota, spezzato in due puntate, è tutto giocato sul parallelismo delle vite dei due protagonisti. La bianca figlia di papà scienziato Tandy Bowen (interpretata da Olivia Holt) e ragazzo di colore del ghetto Tyrone Johnson (interpretato da Aubrey Joseph). Due vite appartenenti a mondi diversi ma che troveranno il loro incrocio quando l’esplosione di una misteriosa piattaforma petrolifera li doterà di poteri incredibili.

Questi però rimarranno latenti per diversi anni e in questo periodo le esistenza dei due personaggi cambieranno in modo netto e la ragazza ricca finirà in bolletta e si guadagnerà da vivere rubando con la complicità di un tipo che la ama senza essere corrisposto. Tyrone invece, grazie ad una madre intraprendente, frequenterà una buona scuola e avrà quella vita normale che all’inizio del pilota quando era un bambino che rubava autoradio insieme al fratello ammazzato da un poliziotto dal grilletto facile, sembrava impossibile.

Rispetto al fumetto, dove la ragazza ricca rimaneva tale e Tyrone era destinato al clichè del povero, c’è una inversione dei destini che rende interessanti e meno stereotipati i personaggi. Questi risaltano sia per le buone capacità attoriali di chi li interpreta ma anche per la cura messa, dal coordinatore della serie Joe Pokaski e dai suoi autori, nel delineare le loro storie. Il fronte poteri vieni invece tenuto da parte se si escludono alcune manifestazioni: lei emette della luce che buca l’anima delle persone e può creare con questa armi e pugnali (da cui l’appellativo Dagger) che bucano la pelle. Tyrone invece scopre che se pensa ad un posto, ad una persona, se concentra le sue emozioni, in particolare quelle violente legate al volersi vendicare del braccio violento della legge che ha ammazzato suo fratello, si ritrova in quel luogo.

Lui è Cloak (in inglese cappa), elemento che anche se non diventa un costume (magari più avanti nel serial che è di quelli a carburazione lenta sulle origini e presa di coscienza dei personaggi sui loro poteri e sul come utilizzarli) è più volte richiamato o dalle coperte nere del letto o da un pezzo di plastica scura dietro il quale trova protezione. I primi due episodi sono ben girati e il gioco delle vite parallele li rende dinamici il giusto e la colonna sonora, molto presente, diventa ulteriore collante narrativo.

Trattandosi Freeform (legato a ABC television) di un canale per famiglie e per pubblico giovane la tassa romance è molto salata, ma a dire il vero i personaggi del fumetto avevano già questa connotazione. Cloak e Dagger anche su carta era sostanzialmente una storia d’amore tra teen ager problematici con dei super poteri. Nello stesso modo la Marvel presentò la serie nel 2017.

La quota Marvel in questi due episodi si limita alla sigla con logo e ad alcuni riferimenti ad uso e consumo dei lettori dei fumetti. Sappiamo che si tratta dell’universo Marvel che diventa più o meno condiviso quando c’è da legare media diversi a quello cinematografico, dalla presenza della Roxxon Oil. La compagnia petrolifera, come nei fumetti, funge da copertura per diverse attività illecite e soprannaturali ed è alla base dei poteri dei due ragazzi.

Nei comics (La prima apparizione risale al numero 64 di Spectacular Spider-Man del marzo 1982) i due giovani venivano usati come cavie per studiare gli effetti di una droga potenziante. Era questa a dare loro i poteri e a legarne le vite. Nel telefilm invece l’esplosione della piattaforma unisce i loro destini fin da piccoli e , dopo brevi incroci, finiscono per riunirsi di nuovo, nel finale molto d’effetto, quando le loro vite ancora una volta stanno per cambiare. In conclusione una buona partenza che ha sempre l’handicap dell’elemento super eroico per ora messo praticamente da parte.

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