Compie 59 anni Ferzan Ozpetek, “magnifica presenza” del cinema italiano

Ferzan Ozpetek

Alla soglia dei suoi 60 anni Ferzan Ozpetek può ufficialmente ritenersi uno dei migliori registi contemporanei italiani senza mai abbandonare e custodendo gelosamente le sue origini turche.

Buon compleanno Ferzan Ozpetek!

Il suo non essere italiano, ma naturalizzato italiano gli ha consentito di vivere una doppia natura, di esprimersi più liberamente, di osservare senza enfasi, ma con la stessa complicità due culture, di allenare l’occhio al confronto, di accogliere movenze e soluzioni diverse, di permettersi il privilegio di contaminare e contaminarsi.

L’indole del cinema di Ozpetek contiene l’idea spaesante ed elettrizzante, intricata e primaria dello “spostamento”, sia di spazi che di epoche, che di sessualità nel quale determinante non è la partenza o l’arrivo, il distacco o l’avvicinamento, ma l’urgenza del tragitto, la necessità del cambiamento, l’istintivo desiderio di non fissarsi all’interno di una sola predefinita identità.

Ed è così che i personaggi delle sue storie sono atterriti e disponibili protagonisti di un viaggio interiore che li porta a visitare luoghi insospettabili della propria memoria, del proprio passato, della propria personalità.

Un viaggio conoscitivo che gli permette di uscire dagli argini in quell’affascinante e turbolento territorio dove coesistonoc onsapevolezza e inconsapevolezza, fuga di vivere e ansia di stallo, di arresto.

Mai predestinati ad una definita conclusione, i film di Ferzan Ozpetek finiscono con un nuovo inizio, fluidificano ida un’altra parte che si presume rigenerativa, evocano un futuro prossimo  più denso di senso. Senza allarmismi, senza trionfalismi. Senza rimozioni, senza rimpianti. Tra l’amore e la morte. Tra pace e inquietudine.

Come se i suoi personaggi, quegli uomni fragili e preoccupati, quelle donne confuse e disorientate, quelle “fate ignoranti” innamorate e smarrite avessero fatto tesoro degli insinuanti movimenti di una macchina da presa che si è infiltrata nelle maglie del racconto, curiosa e pudica, e di una musica che protegge e sorveglia più i destini che gli eventi.

Le Fate Ignoranti

La nostra top five

Il Bagno Turco, 1997: primo successo del regista italo-turco che ci presenta tutti gli elementi del suo percorso narrativo, in cui l’incontro tra la cultura occidentale e quella levantina, l’omosessualità, ma soprattutto la delicata ricerca nell’universo dellla complessità dei sentimenti sono trattati con un tocco di felicità.

Le Fate Ignoranti, 2001: Antonia e Massimo sono due giovani belli e benestanti, sposati da diversi anni. La tragedia irrompe del tutto inaspettata quando Massimo muore investito da un auto. Questa tragedia porterà Antonia  a scoprire che il marito ha avuto per sette anni un’amante. Film che non aspira a decretare vinti e vincitori e che non circoscrive l’amore entro confini.

La Finestra di Fronte, 2003: si potrebbe descrivere questo capolavoro di Ozpeteck con una sola frase “Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un pezzetto di sè”. La Finestra di Fronte altro non è che uno spostamento di prospettiva, un uscire da se stessi per conquistare la forza di osservarsi.

Cuore Sacro, 2005: film molto ambizioso che racconta la storia di un dolore e di una conversione, non religiosa, ma una conversione del cuore, come appunto suggerisce il titolo.

Mine Vaganti, 2010: sono “mine” che non esplodono nonostante tutto quelle di Ozpetck, le persone possono implodere soffocate dagli eventi, ma le loro scelte rimangono sempre libere: “Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”

 Ferzan Ozpetek

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