Daredevil 3, recensione: la rinascita dell’eroe e del binomio Marvel/Netflix

Daredevil 3 Netflix 2018

Daredevil 3 mette in scena azione, dramma, introspezione e ottimi personaggi e lo fa senza sbavature per tredici episodi.

Daredevil 3 inverte con la forza della qualità la parabola discendente degli eroi Marvel prestati a Netflix

La terza stagione di Daredevil, la prima nel 2015 diede il “la” al sodalizio tra licenze Marvel e produzione Netflix, arriva in un momento non facile per l’universo condiviso urbano/supereroico, visto che nel giro di pochi giorni i produttori scelto di cancellare due serie su cinque, ovvero Iron Fist e Luke Cage. La terza stagione di Daredevil (disponibile dal 19 ottobre su Netflix) riprende il filo dell’avventura di Matt Murdock dopo l’infelice miniserie che ha visto l’eroe del quartiere newyorchese di Hell’s Kitchen combattere (si fa per dire) al fianco dei suoi compagni di palinsesto, gli ormai ex Iron Fist e Luke Cage più Jessica Jones, contro la setta antica della Mano. Lo ha fatto al fianco della sua ex, Elektra, che ha cambiato fazione fino al finale in cui ha ritrovato la retta via, giusto in tempo prima che un palazzo seppellisse lei e il diavolo rosso. Matt Murdock (attore Charlie Cox) è scomparso e il suo alter ego segreto, Daredevil, è stato dichiarato morto anche se proprio nel finale della miniserie abbiamo visto l’eroe su un letto accudito da un’amorevole suora.

Risolta la questione “nei precedenti episodi“, entriamo nel vivo di questa terza stagione: i 13 episodi, rispetto ad altre serie Marvel/Neflix, sono tutti fondamentali e il ritmo narrativo è in crescendo, ma non si concede momenti morti e quando lo spettatore prende un po’ il fiato da vicende corali molto emozionanti, lo fa grazie ad ottimi flash back che definiscono al meglio alcuni personaggi come ad esempio Karen Page. Karen è l’ex segretaria dello studio legale che Matt Murdock divideva con l’ex socio Foggy Nelson ed è diventata poi, in seguito a quanto accaduto nella prima serie, una giornalista investigativa del quotidiano Bulletin. La struttura permette di seguire in parallelo i personaggi nuovi e vecchi le cui trame iniziano però da subito ad intrecciarsi e ruotare con efficacia intorno a due perni.

Da una parte c’è Matt Murdock che deve riprendersi mentalmente e fisicamente (i poteri che gli permettono anche se è cieco di avere acuiti tutti gi altri sensi fanno i capricci) dallo scontro con la Mano. Dall’altra invece c’è la sua nemesi, il nemico di ogni persona che ha ancora un po’ di onestà e rispetto della legge ossia Wilson Fisk. Lo ritroviamo in prigione dove era stato sbattuto alla fine della prima stagione, ma non è rimasto con le manone nelle tasche e anzi ha elaborato un piano complesso (di cui abbiamo avuto sentore nell’apparizione guest della seconda stagione di Daredevil).

Daredevil 3 Netflix 2018

Lo troviamo nel momento in cui è pronto a fare la prima mossa con l’obiettivo di uscire dal carcere e riunirsi con la sua amata Vanessa, il suo tallone d’achille emozionale, la donna che ama e che per causa sua è in esilio in una gabbia dorata protetta dai suoi uomini. Due sono le pedine importanti nel piano di Fisk: la prima è l’agente dell’FBI Ray Nadeem (Jay Ali) su cui non è il caso di fare spoiler, ma che è giusto dire che è un personaggio davvero interessante. Non sembra lo sia all’inizio ma poi, grazie ad un’ottima scrittura e interpretazione, compie, nell’intera serie, una evoluzione notevole e inaspettata. Fisk, una volta ottenuti gli arresti domiciliari, comincerà a tessere la sua tela. La cosa interessante è che Matt Murdock, deciso a non rivedere più gli amici di un tempo e ad isolarsi, torna in campo e a vestire i panni (il costume nero, non la tuta rossa), quando gli arriva la notizia su Fisk.

Il ritorno in città, anche se per giusta causa (Fisk ha deciso di collaborare con l’F.B.I come informatore), porterà anche Foggy (adesso un avvocato di uno studio prestigioso) e Karen (giornalista in ascesa al Bulletin ) a confrontarsi con l’incubo del passato, mentre per entrambi pesa anche quello del presente, ovvero la sensazione che Matt possa essere vivo. Fisk stesso, saputo dell’apparizione di un uomo vestito come il Daredevil degli inizi, è spinto a fare di tutto per distruggerlo. Un punto fondamentale riguarda la creazione di un suo Daredevil (con la tuta rossa ) e lo fa manipolando al meglio l’agente dell’ F.B.I Benjamin Poindexter (Wilson Bethel) dalla mira infallibile e capace di trasformare anche una semplice graffetta in un’arma. Questo è più o meno il quadro base delle vicende.

Il mix di azione ed emozione è molto ben bilanciato con la prima che trova sbocco sempre in sequenze dinamiche e varie uscendo dalla ripetitività a cui ci avevano abituato altre serie Marvel-Netflix. La rinascita di Matt Murdock e lo scontro finale con Fisk mettono in gioco diverse tematiche che poi sono quelle delle migliori storie a fumetti del personaggio che in questo Daredevil 3 sono richiamate con sequenze simili a quelle delle pagine disegnate. Diciamo che attorialmente Vincent D’ Onofrio nei panni di Fisk supera se stesso e l’interpretazione data nella prima serie. E’ perfetto nel calibrare la parte di lucido e freddo calcolatore con quella del bambino che è stato, rabbioso con un mondo da sempre ostile. D’Onofrio in alcuni capitoli riesce a farti odiare il suo personaggio ed è perfetto nei panni (sia la tuta da carcerato che gli abiti raffinati a simboleggiare la sua ri-ascesa) di Fisk. Tra i nuovi personaggi c’è sorella Maggie (Johanne Walley) che rivestirà un ruolo importante per Matt e che lavora con padre Lantom il consigliere spirituale di Murdock.

La suora con il prete lo hanno cresciuto dandogli valori genuini e cristiani che da sempre combattono dentro di lui con la rabbia giustizialista e gli insegnamenti nel combattimento di un maestro di arti orientali come Stick (vedere prima e seconda stagione stagione). Una nota di merito va data a Foggy Nelson (Elden Henson) che in alcuni momenti trova più spazio del protagonista. Karen Page somma in sé il background del fumetto “Born Again” (una delle basi fumettistiche di Daredevil 3) andando oltre e, grazie all’interpretazione davvero coinvolgente di Deborah Ann Woll non possiamo non partecipare del suo travaglio. Karen completa la sua maturazione come personaggio.

Daredevil 3 è un cerchio che si chiude e consegna il personaggio migliore e più curato in ogni aspetto dell’universo Marvel-Netflix ad uno spettatore che alla fine è costretto a chiedersi perché per gli altri non sia stata presa questa strada. Daredevil, come ad esempio già il Batman di Nolan, è comunque una serie “invadente”, potente e che quindi porta all’emulazione. L’errore degli altri serial è stato cercare di imitarne la formula, quando in realtà i personaggi meritavano altri approcci. Il panorama urbano, la città con i suoi scorci di periferia, gli attici del centro, i tetti vive in Daredevil e diventa protagonista mentre nelle altre serie è mostrata o in modo didascalico o non trova la stessa incisività.

Daredevil 3 Netflix 2018

La terza stagione di Daredevil riesce a superare la prima, anche perché mette nel motore e nell’universo condiviso un nuovo grande attore, Wilson Bethel, che dà vita ad un personaggio (che qui vediamo muovere i primi passi e non arriva nemmeno ad avere il suo nome di battaglia, ossia Bullseye) che è l’agente Ben Poindexter. Un personaggio psicologicamente fragile e incredibilmente letale. Un equilibrio precario che permette a Fisk di fingere di empatizzare con lui e di trasformarlo in una versione oscura di Daredevil. Poindexter incarna quindi il riflesso distorto giustizialista dello stesso Matt che è a sua volta in equilibrio precario tra legge e giusizia personale, tra perdono e castigo.

Un mix, di non facile gestione, tra valori prosaici del sistema giudiziario e quelli spirituali di quello cattolico. Daredevil 3 è la serie perfetta di genere super eroico? La risposta potrebbe essere affermativa e per molti lo è sicuramente. Daredevil 3 ha la capacità di emozionare, di creare quell’angoscia che provano tutti nell’affrontare un potere forte come Fisk e questo è senz’atro il pregio migliore visto che, nel proliferare di eroi in calzamaglia o armature e super uomini con poteri incredibili, è facile assuefarsi e non farsi più trascinare dai racconti delle loro gesta.

Daredevil 3 riesce in questo transfert tra spettatore eroe e co protagonisti. In conclusione Daredevil 3 è una serie da vedere e la si può apprezzare anche senza aver seguito le prime stagioni. In quanto ai collegamenti con le altre serie, qui entriamo nel mondo dei fan dei fumetti, non se ne sente l’assoluta mancanza e c’è giusto la citazione di Jessica Jones nel finale. C’è anche nel contro finale, un altro contentino che risulterà un po’ dissonante con il tono del telefilm, ma è un frame che serve ad aprire ad una quarta stagione, sempre che lo sgombero delle serie marvel dalla piattaforma Netflix non abbia ragioni più profonde di divergenze produttive (Cage) o di scarso appeal con il pubblico (Iron Fist). Al momento non ci sono conferme né smentite per un ritorno di Daredevil e le somme si tireranno dopo la seconda stagione di The Punisher e la terza di Jessica Jones.

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