Dario Argento, Star Of The Week: il maestro del brivido ha compiuto 77 anni

Dario Argento

Questa settimana ha spento 77 candeline, eppure Dario Argento continua a seguire i suoi incubi più profondi e i suoi sogni freudiani.

Tanti auguri Dario Argento!

Negli ultimi quarant’anni, tra capolavori e insuccessi, ci ha messo addosso molta paura. Ha fatto scorrere ettolitri di sangue, tagliato teste e mani e spillato occhi dalle orbite.

Ci ha fatto guadagnare la presunta sicurezza delle nostre case, dopo aver corso a perdifiato e con il cuore in gola per centinaia di metri, inseguiti dalle sue invenzioni di musiche e rumori.

L’emancipazione dai coercitivi canoni classici

Dario Argento è uno dei registi italiani più manieristi. Colui che, insieme ad altri, come il grande Sergio Leone (suo maestro), ha stupito tutti grazie a componenti anticlassiche, eleganza ed una straordinaria modernità.

Negli anni ’70 molti critici lo definirono come “Un sasso nello stagno del cinema italiano“.

Già dal primo film del 1970, L’uccello dalle piume di cristallo, inizia a delinearsi il suo stile, rintracciabile poi in quasi tutti i suoi lavori successivi, come Profondo rosso, Suspiria e Inferno: l’ossessione per i dettagli, l’utilizzo dei primissimi piani e della soggettiva.

E ancora: l’importanza della colonna sonora, dei rumori amplificati e della fotografia. Il montaggio alternato, i pochi dialoghi, la mancanza di una precisa collocazione geografica, il senso totale di avulsione dalla realtà dei personaggi.

Dario Argento - Profondo Rosso

Per concludere, la presenza di sketch umoristici, il whodunit, la passione per le patologie e la descrizione dettagliata delle azioni dell’assassino. Così Argento si è guadagnato il soprannome di “Hitchcock italiano”.

L’epopea demonologica di Dario Argento

In molti film di Dario Argento è presente in maniera inconfondibile un “sogghigno diabolico”, perchè il suo non è un cinema demoniaco, in cui il diavolo entra nell’inquadratura, svelandosi.

Ma è proprio il diavolo, come emerge chiaramente ne La terza madre, ad affliggere gli uomini e la Storia.

La dottrina cattolica permea le sue pellicole. Ogni volta che i personaggi compiono azioni “proibite”, si scatena il male. Ed è proprio Dario Argento a decidere di punire la trasgressione come un Giudice della Santa Sede.

Forse è per tutti questi motivi, e molti altri, che il regista romano continua ad essere uno dei più citati nel cinema contemporaneo. Da Quentin Tarantino a Eli Roth, è sempre lui a rappresentare il luogo d’origine dell’horror moderno: “Argento è un genio, quindi Argento è citato”.

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Federica Marzagalli

Divoratrice compulsiva di serie TV, amante del cinema e di tutto ciò che ha a che fare con la Settima Arte. Sul mio comodino non può mai mancare un buon libro e la libreria di Spotify deve essere sempre aggiornata. Uno dei miei desideri? Vedere il mio film preferito da sola al cinema.

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