Dark Crimes, recensione: uno sguardo noir nella Polonia postsovietica

Dark crimes-Jim Carrey-2018

Dopo l’uscita di Miss Violence (2013), il regista greco Alexandros Avranas torna a volgere la sua lente al torbido mondo dei crimini sessuali con Dark crimes, un noir cupo e alienante, con un ottimo Jim Carrey, ispirato allo stravagante giallo avvenuto in Polonia alle soglie del 2000, al quale è seguita una vicenda giudiziaria pressoché incredibile e rocambolesca.

Jim Carrey protagonista di Dark Grimes, un noir che indaga nei deliri della devianza e della corruzione

In quest’era multimediale, in cui le dinamiche di mercato sembrano essere colluse, in modo inestricabile, al mondo del cinema e a quello dell’arte, sempre più difficilmente si profila, ai nostri occhi, la possibilità di leggere un romanzo il cui stile di scrittura non ci faccia pensare, in modo smaliziato, alla sceneggiatura bella e pronta di un film popolare; o, nel caso in cui si voglia essere ancora più sospettosi, non alla mano di una singola persona, ma di un team di professionisti esperti di cliché e formule comunicative vincenti. Un fatto, ai giorni nostri, reso innegabile dalla produzione metastatica dei numerosi blockbuster, e dalla pubblicazione di migliaia romanzi, soprattutto di genere fantasy, diretti a un pubblico di adolescenti, di cui esce puntualmente la fotocopia cinematografica.

Altrettanto difficile, però, è anche l’eventualità che un fatto di cronaca contenga, nelle dinamiche e nello sviluppo, gli elementi narrativi di una sceneggiatura già confezionata. È il caso incredibile dell’articolo apparso nel febbraio 2008 sul periodico statunitense The New Yorker, a opera del giornalista David Grann; un pezzo nel quale la vicenda riportata presentava dei punti e degli aspetti talmente oscuri e strampalati che non sarebbe stato possibile ottenere lo stesso grado di assurdità nemmeno affidandosi alla penna eccentrica di Chuck Palahniuk.

Esiste da qualche parte un aforisma per il quale, a volte, la realtà supera la fantasia; il caso dell’articolo che ha ispirato il film Dark Crimes risulta essere quello più indicato a saggiare la veridicità di quest’asserzione.

La vicenda inizia come un comunissimo fatto di cronaca concernente un omicidio. Nel dicembre del 2000, in una Polonia fredda e postmoderna, dalle acque limacciose del fiume Oder, viene a galla il cadavere di uomo. Il corpo dell’imprenditore Dariusz Janiszewski vittima di un brutale delitto.

Nulla di strano sin qui.

Il colpo di scena arriva tre anni dopo, quando, nel suo romanzo d’esordio Amok, il giovane scrittore Krystian Bala narra di un omicidio incredibilmente somigliante a quello dell’imprenditore, descrivendo particolari che potevano conoscere solo della polizia e l’autore del delitto.

Sebbene continui tuttora a dichiarare la propria innocenza, Bala è stato condannato a ben venticinque anni di reclusione, a seguito dell’indagine condotta dal detective Jacek Wroblewski, sulla base di un famoso Night club di cui vittima e carnefice erano assidui frequentatori.

Il crimine è stato definito dal giornalista del The New Yorker “un misterioso omicidio postmoderno”, e alimenta, a tutt’oggi, diverse perplessità su chi possa essere veramente l’autore di questo abominio, essendo, il presunto autore dell’omicidio, stato arrestato sulla base di prove non del tutto convincenti.

Dark Crimes film Jim Carrey

Una pellicola che penetra nel profondo della perversione umana

Già avvezzo al mondo della devianza sessuale con Miss Violence (2013), Leone d’argento per la regia alla 70esima edizione del Festival di Venezia, il regista greco Alexander Avranos torna ad analizzare questo cupa e aberrante realtà, con sguardo indagatore e postmoderno, nel suo ultimo film Dark crimes. La sceneggiatura è stata affidata all’inglese Jeremy Brocks, già visto ne L’ultimo re di Scozia (2006); la produzione, polacca e statunitense al contempo, conferisce, inoltre, alla pellicola un’atmosfera originale, e incredibilmente rarefatta, dove attori di diverse nazionalità si incontrano nell’aria grigia e metropolitana di una Polonia decadente.

La parte del detective Wroblewski, nel film un poliziotto col nome di Tadek, è stata affidata allo straordinario Jim Carrey, perfettamente a suo agio, e incredibilmente maturo nella recitazione, nelle vesti del cupo e tormentato investigatore.

Già nell’incipit, Avranos ci presenta, senza troppi fronzoli e reticenze, la crudezza del prodotto a cui stiamo per assistere: immagini di amplessi e copule bestiali che si dissolvono in tagli opachi e dilatati, dalla parvenza quasi onirica, accompagnati da musiche pesanti, sulle strade di una Polonia vuota, desolata e del tutto postmoderna.

La vicenda criminosa si delinea attraverso le scene sordide degli amplessi condotti selvaggiamente dai clienti del sexy club La gabbia, a cui il detective di Dark crimes assiste per mezzo di alcuni VHS. Nel mostrarle, il regista pare, a tratti, omaggiare Delitto a luci rosse (1998) e, un po’, anche le atmosfere torbide e malsane di Eyes Wide shut che si respiravano nella villa peccaminosa.

Raccogliendo prove sul locale a luci rosse, Tadek viene a conoscenza dello scrittore Kozlov, autore di libri sadico-erotici e assiduo frequentatore del locale, di una donna in comune tra lui e la vittima, e di un inequivocabile ultimo romanzo in cui l’artista sembra confessare l’omicidio attraverso la descrizione di alcuni particolari che non erano stati divulgati dalla stampa.

Lo scrittore è interpretato dall’attore neozelandese Marton Csokas, già visto nella parte di Celborn, nella trilogia de Il signore degli anelli (2001-2003) in una performance che lo eleva a profeta di una violenta rivoluzione delle convenzioni morali e dei gusti sessuali che quasi sembra accostare la sua figura a quella di un moderno Marchese de Sade.

Nondimeno, ciò che colpisce veramente di Dark crimes è la regia cruda e minimale, che ricorda vagamente quella del film Shame (2011), la fotografia asettica e postmoderna, e il montaggio sinuoso e dissolvente, che pare entrare negli angoli più oscuri e reconditi della mente umana.

Lo spettatore assiste alla vicenda con una sensazione di freddo e opprimente distacco, voyer estremo e alienato delle atrocità di un delitto impossibile da spiegare, mostrato senza alcun artificio e sentimentalismo.

L’effetto ottenuto dal regista è totalmente spiazzante.

La quasi assenza totale di musica in Dark crimes, se non nelle scene iniziali e in qualche passaggio intermedio, dove le tracce audio si presentano come incredibilmente disturbanti, contribuisce a esacerbare questa sensazione di disagio.

Dark Crimes film Jim Carrey

Il linguaggio noir applicato alla psicologia sociale

L’aspetto più originale di Dark crimes è senza dubbio quello di costituire un’esplorazione postmoderna del genere noir; la vicenda investigativa viene utilizzata come pretesto per indagare negli angoli più fetidi e atroci della personalità umana.

Il regista ci mostra un poliziotto integerrimo, definito da tutti come “l’ultimo poliziotto onesto della Polonia”, ma che si rivela, nei confronti delle persone che lo circondano, una personaggio scomodo, dedito a cercare a tutti i costi la verità in un mondo in cui dilaga la corruzione.

Tadek è stato revocato dagli incarichi investigativi, eppure decide di riaprire il caso di un omicidio che era stato anni prima archiviato.

La tenacia del poliziotto viene incoraggiata e strumentalizzata da un suo superiore con l’obiettivo di spodestare Adam Greger, attuale capo del dipartimento di polizia. Adam Gregor pare accorgersene e, in un discorso che sembra rimandare alla dissoluzione culturale e allo spaesamento di valori della Polonia postsovietica, sulla cui situazione tra l’altro non esiste nel film alcun chiarimento temporale, dice:

“Ti giuro che farebbero di tutto per i soldi. Non cambia niente… Comunisti, capitalisti.”

Quando, in un scena significativa del film, il poliziotto Tadek si rende conto di aver arrestato l’uomo sbagliato, e tenta di spiegarlo al suo superiore, questo, avendo ormai ottenuto il suo scopo di spodestare Adam, afferma:

“Credi che voglia perdere tutto quello per cui ho lavorato solo perché hai cambiato idea? […] La gente non vuole giustizia: vuole il bene e il male. Storie pompose e accecanti raccontate con convinzione. È questo che facciamo, ed è quello che fai anche tu”.

Rivelando, così, lo stato di corruzione e di aberrazione di un concetto puro come quello della giustizia.

Lo stesso Tadek, poliziotto irremovibile, pur ostinandosi, in modo pervicace, a ricercare giustizia e verità, viene mostrato in un rapporto di totale freddezza e incomunicabilità con la moglie e con l’intera famiglia, tormentato dalla situazione drammatica dell’anziana madre, e invischiato, addirittura, in rapporti sessuali deviati e coercitivi con la ragazza di Kozlov.

Le espressioni accigliate e drammatiche di Jim Carrey, i suoi silenzi, e il suo sguardo vacuo e pensoso sono esemplari nel mostrare i disagi interiori del poliziotto; e offrono una delle interpretazioni più mature dell’attore statunitense. Tuttavia, la vicenda criminosa narrata nella pellicola non è solo una metafora della corruzione morale di un uomo e della Polonia postsovietica; ma di tutto il genere umano, dell’ombra inestinguibile della perversione e di tutti gli “oscuri crimini” che si annidano dentro di esso, rivolgendo il linguaggio noir a temi non solo sociali ma anche sottilmente filosofici e psicologici.

Molti hanno contestato al film il fatto di non essere per niente fedele all’evento di cronaca a cui si ispira ma, da sempre, si sa che il cinema è soprattutto invenzione; e la capacità del regista di trascendere la vicenda giornalistica, e di dargli un significato simbolico, è uno dei maggiori punti di forza della pellicola.

Dark crimes arriverà nelle sale italiane il 6 settembre.

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