Darkest Minds, recensione del teen-movie distopico con Amandla Stenberg

Darkest Minds - Recensione del film con Amandla Stenberg

Arrivato nelle sale il 14 agosto, Darkest Minds si prepara a conquistare un pubblico prettamente di giovanissimi e a dar inizio ad una saga promettente.

Amandla Stenberg guida i giovani eroi di Darkest Minds

Prendete un po’ di X-Men, aggiungeteci un pizzico di Hunger Games e di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, lasciate cadere una spolverata di Stranger Things e The Walking Dead ed ecco che verrà fuori la ricetta di Darkest Minds, il nuovo film diretto da Jennifer Yuh Nelson. Dopo essersi mossa dietro la macchina da presa per gli ultimi due capitoli della saga di animazione Kung Fu Panda, la regista torna a rivolgersi ad un pubblico giovane, in particolare gli adolescenti che ritroveranno nel suo ultimo lavoro tutti gli ingredienti di solleticare il loro spirito sognatore, seppur con qualche richiamo di troppo ad opere preesistenti.

Gli spettatori impareranno sin da subito a conoscere le emozioni contrastanti di Ruby Daly, interpretata da Amandla Stenberg: prima la si vede nella versione bambina, mentre si muove in una realtà distopica in cui proprio la popolazione più giovane viene minacciata da una politica scellerata portata avanti da una società senza scrupoli. Cosa hanno fatto bambini e ragazzi, compresa Ruby, per meritare un simile trattamento? semplicemente sono vittime di un’epidemia che ha fatto sì che loro acquisissero delle capacità paranormali, considerate pericolose e dunque da isolare all’interno di veri e propri campi di lavoro. Sempre gli spettatori vedranno poi Ruby crescere e, sequenza dopo sequenza, trasformarsi in una donnina capace di aggrapparsi ai propri amici e trovare in loro un essenziale punti di riferimento, finché non arriverà a capire di avere tutte le carte in regola per salvarsi da sola e per potere salvare tutti i suoi simili con un decisivo “tana libera tutti”.

Nel film bambini e ragazzi vengono classificati in base al proprio “potere” a cui viene associato un determinato colore: blu e verde non rappresentano una minaccia, mentre arancioni e rossi sì e per questo vengono fatti fuori. Una cromatura variopinta che va a contrastare il “darkest” del titolo: il reale pericolo non è infatti rappresentato da bambini e adolescenti ma dagli adulti che li rendono delle vere e proprie cavie da laboratorio, trasformate in mezzi mirati ad agevolare i loro piani diabolici.

Darkest Minds ci porta così, sin da subito, ad empatizzare con i giovani protagonisti del film e ad assistere alla loro battaglia in cerca di libertà e rispetto. Conosceremo il loro drammatico passato e vedremo in che modo le loro strade si incroceranno: un camper e tanto spirito di sopravvivenza li guideranno lì dove per loro si accende un barlume di speranza per un futuro migliore. La prima metà del film rappresenta senza dubbio la parte più interessante, poi si alternano scene vincenti ad altre un po’ troppo prevedibili.

Per chi ama il paranormale saranno tanti i motivi d’interesse per un’opera del genere, ma prima di sedersi comodamente al cinema un’avvertenza è quantomeno doverosa: Darkest Minds contiene un elevato tasso diabetico, nel senso che fin troppo spazio viene concesso alla storia d’amore tra Ruby e Liam (Harris Dickinson). Proprio per questo il film piacerà soprattutto a spettatori più giovani e innamorati, rispetto a cinefili più datati e “senza cuore”.

Darkest Minds - Recensione del film con Amandla Stenberg

Gli amanti del genere distopico (sempre più in voga negli ultimi anni, basti vedere The Handmaid’s Tale o Bird Box) storceranno invece un po’ il naso, proprio perché il film si sviluppa intorno ad una sceneggiatura con un enorme potenziale, basata sull’omonimo romanzo di Alexandra Bracken, sviluppata però in maniera un po’ troppo superficiale. Una guerra tra bande, infiocchettata da una colonna sonora pronta ad invadere le playlist degli spettatori più giovani, in cui sarebbe stato bello trovare meno sentimentalismi e più colpi di scena.

Da segnalare la presenza di Gwendoline Christie (Brienne di Game of Thrones), a cui si sperava venisse concesso più spazio nel corso del film. Abituati alle scene post credits della Marvel, in molti si aspetteranno di vederla ancora camminare nel bosco dopo i titoli di coda (purtroppo non sarà così). Leggermente meno marginale il ruolo interpretato da Mandy Moore, la quale si presenta in due momenti chiave del film: quello in cui dona una via di fuga a Ruby e quello finale che dovrebbe spianare la strada ad un sequel (o più) in cui molti spereranno e di cui altri non sentiranno affatto la necessità.

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