Buon compleanno, David Lynch: la top 5 del visionario regista di Twin Peaks

david lynch

Il poliedrico David Lynch compie 72 anni. Un’occasione speciale per una top 5 altrettanto speciale, da Twin Peaks a Mulholland Drive.

Buon compleanno, David Lynch: 72 anni di genialità fuori dagli schemi

La genialità di un artista è difficilmente ascrivibile ad una qualsivoglia tipologia di etichetta. Nel caso di David Lynch, l’esercizio in tal senso è ancora più difficile, poiché il regista, sceneggiatore e produttore statunitense ha definito la propria carriera seguendo un approccio totalmente fuori dagli schemi. L’angoscia, i turbamenti, le visioni e le creazioni oniriche del suo operato raccontano di una personalità ricca di sfumature, dotata altresì di un’immaginazione che non conosce alcun genere di confine. E in occasione del compleanno numero 72, bisogna sviscerare quella che può essere una potenziale top 5 dei suoi lavori.

La top 5 del regista di Twin Peaks: da Eraserhead a Inland Empire, passando per The Elephant Man

Eraserhead – La mente che cancella: cult dell’underground, il film del 1977 presenta un plot apparentemente lineare destinato a dischiudersi in maniera disturbante. Henry, tipografo, va a cena da Mary, la sua fidanzata; qui conosce i suoi strambi genitori, che non sono altro che la punta dell’iceberg di una serie di eventi inquietanti. Una pellicola dalle molteplici interpretazioni, con intrecci e sequenze legati da un canovaccio indistinguibile.

The Elephant Man: lungometraggio biografico del 1980, questo adattamento coinvolse attori del calibro di Anthony Hopkins, John Hurt e Hannah Gordon. Una storia dove alienazione e paura del diverso vessano il deforme Merrick, il quale soffre della Sindrome di Proteo; nonostante ciò, la sua sensibilità possiede un che di magico in grado di travolgere – positivamente parlando – persino la britannica Regina Vittoria. Emozione e commozione, quindi, per un classico della settima arte mondiale.

I segreti di Twin Peaks: tornata in auge con una terza stagione, lo show televisivo di David Lynch stravolse i canoni del genere procedural. Da semplice investigazione sulla misteriosa scomparsa di Laura Palmer, questa serie TV prende una piega inaspettata caratterizzata da una verve immaginifica fuori scala. Insomma, una produzione che è un must, oltre che un riferimento, per qualunque ideazione mediatica.

Mulholland Drive: definito come il più grande film del 21° secolo, questa pellicola del 2001 parte con la perdita della memoria di Rita a seguito di un grave incidente automobilistico. Il susseguirsi di situazioni la fa cadere in un sonno profondo. Al risveglio Rita si introduce di soppiatto in una casa, dalla quale la padrona, una nota attrice, si allontana per motivi di lavoro. La dimora però rimarrà disabitata per poco, dato che Betty Elms, nipote della proprietaria ed anch’ella attrice, arrivata dal Canada in cerca di gloria, prende dimora nell’appartamento della zia. Betty non appena comprende che Rita non ha nulla a che fare con la zia, decide di non contattare la polizia, bensì di aiutarla a ritrovare memoria e identità. Nella borsetta di Rita le due donne rinvengono un grande quantitativo di soldi e una chiave blu. Un chiave destinata a scoprire la realtà degli eventi.

Inland Empire – L’impero della mente: girato interamente in digitale, Inland Empire (2006) è un film che, a detta di Lynch, non ha copione:

Ho scritto le cose scena per scena e molte di loro sono già state girate, ma non ho molto se non qualche indizio su come finirà. È un rischio, ma ho questa sensazione che tutto sia collegato, questa idea in questa stanza è in qualche modo legata a quella idea in quella stanza.

Una lussuosa stanza d’albergo in cui imperversano scene in bilico fra sogno e realtà. Come da consuetudine, per uno come il fervido cineasta.

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