Dei, storia di un cambiamento: la recensione del film di Cosimo Terlizzi

Dei film 2018

Prodotto dalla Buena Onda di Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri, Dei sarà al cinema dal prossimo 21 giugno.

Dei, attrazione e rifiuto per le proprie radici

Opera prima di Cosimo Terlizzi, artista poliedrico ed instancabile, Dei è un tributo alla terra, quella natia, quella dalla quale si ha l’inesorabile necessità di staccarsi per crescere, ma alla quale si tornerà sempre per sopravvivere. Per questo è un film nel quale si respirano al tempo stesso rabbia e malinconia, amore e repulsione, gioia e paura.

La sinossi – La storia è quella di un ragazzo di campagna, Martino. Ha diciassette anni e il grande desiderio di frequentare l’università. Filosofia. La sua è una famiglia semplice, specchio di una tradizione rurale, lontana dai ritmi cittadini, esclusa dai meccanismi e le convenzioni metropolitane. Hanno bisogno di tempo per capirsi, lui e la sua famiglia. Mentre questo accade, Martino resta affascinato dal mondo che circonda la vita universitaria: la città, le occasioni, i giovani studenti più stravaganti di lui. Tutto gli regalerà una nuova prospettiva sul mondo e sulla sua vita, accompagnandolo lungo il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. È giusto il volto di Luigi Catani nei panni di Martino (La kryptonite nella borsa, Nina), sta bene vicino a quello di Andrea Arcangeli (Fuoriclasse, Il paradiso delle signore e The Startup), l’amico che più degli altri lo accompagnerà verso le nuove scoperte. Nel cast anche Martina Catalfamo, Angela Curri, Andrea Piccirillo e Matthieu Dessertine.

Attrazione e rifiuto per le proprie radici – Capita a tutti di subire l’istinto di allontanarsi dalla proprie radici; restare affascinati da quello che è altro da se stessi; desiderare qualcosa che è apparentemente troppo lontano dalle proprie abitudini. Succede necessariamente in giovinezza, quando il confronto con tutto ciò che è diverso alimenta smodate e impetuose curiosità. E questo è il perno principale che Terlizzi rappresenta nel suo Dei. Ci riesce ricorrendo ad una storia che tratta in punta di piedi, senza la presunzione di volerla o doverla giudicare, ma non per questo dedicandovi meno affetto.

Dei è un frammento sublimato della mia adolescenza e della mia lotta interiore, diviso tra il mondo rurale e la seduzione rappresentata da un gruppo di amici di città che ritenevo inarrivabili. Urbanità e ruralità a confronto come una metafora della mia condizione interiore: sono queste le due realtà che ho voluto rappresentare.

Ci riesce, pur con qualche insicurezza, pur con qualche cliché, pur con qualche caduta nel ritmo, perché Dei è uno di quei film che parlano poco e che preferiscono sottintendere, attraverso i gesti e i silenzi, spesso con i significati delle loro contraddizioni.

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