Devilman Crybaby: recensione e trama della serie animata Netflix ispirata al manga di Go Nagai

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L’attualizzazione di un tema ricorrente in grado di svelare la vera natura del genere umano. A seguire, la recensione di Devilman Crybaby, la serie animata targata Netflix.

L’ispirazione come generatrice di novità: dal manga di Go Nagai alla serie animata Netflix

In un’epoca in cui la ricerca dell’innovazione (legata a qualsivoglia ambito) sembra essere l’unico iter praticabile per garantirsi un minimo di successo, occorre prestare attenzione a quei casi che fanno del bilanciamento il loro principale cavallo di battaglia. E per bilanciamento, non si intende una rinuncia a scoprire dei gratificanti orizzonti futuribili, ma bensì procedere spediti verso il progresso tenendo a mente il passato da cui si trae ispirazione. In poche parole, una linea di demarcazione altamente flessibile affinché il risultato finale mostri un’anima rispettosa delle proprie origini – dirette o indirette che siano.

Conscio dello spessore dell’opera a cui doveva riferirsi, il regista Masaaki Yuasa ha optato per l’ideazione di un original net anime dotato, sì, del mood del manga di Go Nagai, ma con una marcia in più per quanto riguarda la spregiudicatezza della messa in scena generale. Un proposito accolto, in primis, da Netflix, che sta valorizzando il parco anime, OAV e lungometraggi di vario tipo al fine di allargare ulteriormente il suo bacino di utenza. E con l’avvento, in anteprima mondiale, di Devilman Crybaby, pare che tale strategia ripagherà immediatamente qualunque forma di lungimiranza commerciale – oltre che artistica.

Devilman Crybaby, la trama: umanità alla deriva

La trama di questa serie animata (suddivisa in 10 episodi) estrapola il topos dei tankobon nipponici e lo catapulta verso una modernità vacua, priva di qualunque ritegno morale. Akira Fudo viene informato dal suo migliore amico, Ryo Asuka, che un’antica razza di demoni è tornata per riprendersi il mondo dagli umani. Credendo che l’unico modo per sconfiggere i demoni sia quello di incorporare i loro poteri, Ryo suggerisce ad Akira di unirsi a un demone. Akira si trasforma così in Devilman, un demone che non rinuncia al suo animo umano.

Un plot che, pian piano, vivrà innumerevoli mutazioni narrative; e che, complice una perversa reciprocità tra bene e male, tenderà verso esiti inaspettati in grado di coinvolgere buona parte dei protagonisti principali. Perché la coralità è un elemento di cui non si può fare a meno, se si intende svelare gli alti e i bassi di una vocazione autodistruttiva e morbosamente inarrestabile; figurarsi, poi, quando la mescolanza tra specie rischia di diventare l’unica ancora di salvezza per un’umanità alla deriva, lasciando inermi persone e contesti dedite solo ai propri interessi.

Recensione e commento finale: psichedelia emozionale

Devilman Crybaby raggiunge il suo scopo accentuando l’oscurità di una società contemporanea giunta al culmine della propria spersonalizzazione. L’utilizzo ossessivo di costrutti effimeri – come smartphone, tablet e device di vario genere – o la partecipazione ad eventi mondani fini a se stessi, diventano un comodo viatico per la perdizione. E l’incapacità di reagire a tale routine è, per i demoni, un assist fatto e finito, da capitalizzare nel migliore dei modi assimilando e sterminando chiunque cerchi di allontanarsi dal suo io. Tuttavia, la speranza di incrociare la cosiddetta eccezione che conferma la regola c’è e ci sarà sempre; e spetterà ad Akira dimostrare, al mondo intero, che le lacrime versate per gli altri sono un bene prezioso. Una prova di forza non indifferente a difesa della propria sacralità.

Il character design fluido, dinamico e funzionale agli sviluppi della serie è opera di Kiyotaka Oshiyama, il quale beneficia delle animazioni della Science SARU per calare il tutto in un vortice psichedelico, spiazzante e, per certi versi, avvilente. Non mancano, poi, gli omaggi agli adattamenti del passato, immersi tra citazioni eloquenti e affermazioni autoreferenziali che faranno la felicità dei puristi più accaniti. Insomma, un titolo da visionare senza soluzioni di continuità affinché il suo fondamentale sotto testo venga interiorizzato come si deve.

Volendo, infine, elaborare un commento allegorico in grado di racchiudere la totalità dello show Netflix (disponibile a partire dal 5 gennaio 2018), si può affermare che Devilman Crybaby è come un pugno che arriva dritto nello stomaco. La sua impetuosità conferisce sostanza a una realtà terrificante, dove umani e demoni faticano a distinguersi condividendo un’esistenza lacerante. Uno spunto di riflessione da non sottovalutare, affinché si preservi quel minimo di consapevolezza alla base di qualsivoglia step evolutivo.

 

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Giorgio Longobardi

Multitasking addicted e formatore professionale. Divoratore di film, serie TV, anime e fumetti. Utopista, cultore del libero pensiero e grande appassionato di sport: tra i suoi sogni, quello di realizzare un gol in Premier League.

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