Drive, il film con Ryan Gosling arriva su Netflix: la recensione

Drive film 2011

Drive, il film che ha fatto conoscere al grande pubblico il regista danese Nicolas Vinding Refn, sarà disponibile dal 1° giugno su Netflix.

Drive è il film basato sull’omonimo romanzo di James Sallis

Drive si apre con una rapina. Cosa avvenga effettivamente non lo sappiamo, non è importante. Nicolas Vinding Refn punta il suo sguardo tutto su chi sta alla guida (the driver). L’inseguimento, girato dal regista danese mostrando tutta la sua sapienza tecnica e i sui virtuosismi, è ripreso per intero all’interno della macchina, come fossimo anche noi passeggeri partecipi di tutta quell’adrenalina, compressa negli ingranaggi del motore della Chevy Impala, che deflagra nei primi minuti, travolgendoci.

Segue una musica elettronica che accompagna dei titoli di testa che riecheggiano per scelta cromatica e sonora gli anno 80, in un film che non dimentica, ma omaggia i thriller anni 70 e con grande sapienza armonizza tutte queste nature espressive e ne plasma una nuova, pura e intonsa sul piano emotivo, personalissima e originale nelle scelte visive.

Alla fine della fuga iniziale il driver di Gosling, lascia la macchina allo Staples center (per chi non lo sapesse l’arena degli sport principali angeleni) e gira la giacca con il grande scorpione dorato che lo accompagna per tutte le vicende.

Nasconde in questo modo la sua identità e si confonde nella folla che esce dallo stadio, ma più profondamente nasconde la sua natura. Non è lasciato al dubbio da Vinding Refn che, almeno uno dei riferimenti relativi a quel simbolo, sia ad una storia che compariva già in un film di Orson Welles, Rapporto confidenziale, nel quale veniva spiegato come lo scorpione non è colpevole di pungere mortalmente,proprio perchè è la sua “natura”.

Driver è un straniero senza nome, un cavaliere solitario chiamato con soli epiteti, come fossimo in un western di Leone. Bryan Cranston lo descrive come uno venuto dal nulla (e che nel nulla inevitabilmente è destinato a tornare). Un uomo che cerca invano di dividere a compartimenti stagni le sue vite ambivalenti, ma che sviluppa nella coerenza dei suoi principi etici, la volontà,  vissuta con valenze erotica, ma sempre idealizzata, di difendere la damigella in difficoltà e  oggetto di un desiderio inespresso, come un cavaliere da amor cortese.

Drive è un film cupo e disperato ma anche estremamente romantico e non in modo scontato, tutt’altro; è uno dei pochi film che riesca a coniugare ed intrecciare con grande coerenza stilistica e di sguardo la doppiezza del suo protagonista , la duplicità della sua anima, della sua vita, dei sui “lavori” (tra i quali fra l’altro fa anche la controfigura, in inglese body double). Un antieroe che riesce a rimanere fedele alla sua natura dicotomica fino alla fine ed è tanto preciso e impeccabile alla guida e nelle sue esplosioni di violenza, quanto delicato e spontaneo (persino ingenuo) nelle manifestazioni di affetto ed empatia.

Un film volutamente sdoppiato già nel titolo (vedi Driver di Walter Hill), ma di un romanticismo vivo e palpabile che punge come uno scorpione. Esemplificativa la scena nell’ascensore nella quale le due metà del protagonista si alternano senza una vera soluzione di continuo e da un bacio, doloroso parto di un amore impossibile e conscio di essere un gesto di addio, si passa alla violenza più feroce.

È  come se con la stessa motivazione il personaggio interpretato da Ryan Gosling sia capace di far emergere ed incontrare entrambe le facce della medaglia con risultati opposti, ma congrui nel suo modo di concepire una realtà spietata, nella quale la metodicità e la capacità di agire e reagire sono sempre fatte con passione (derivata da piacere e sofferenza di concerto), che sia un delicato movimento del braccio, un bacio appassionato e malinconico o una serie di colpi inferti con una violenza rapida ed efficace.

L’espressione finale di Gosling , quando si rende conto che il personaggio della Mulligan non può accettare una natura così perfettamente a suo agio fra la pulsione amorosa e quella violenta e funesta, racconta, attraverso lo sguardo  e movimenti impercettibili del viso, un profondo dolore soffocato dal suo respiro affannoso.

Questa trazione a quattro ruote, violenta e dirompente fra una natura dicotomica e per nulla manichea, sempre presente nel film, entra nelle viscere dello spettatore, lo coinvolge in un viaggio che lascia spazio ad una vibrante tensione romantica e disperata, lasciando il segno indelebile di una esperienza cinematografica dalla dirompente potenza visiva, quanto emotiva.

Vi segnaliamo, infine, la serie tv diretta e scritta da Nicolas Winding Rein, Too Old to Die Young. 

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