Dunkirk, recensione del film di Christopher Nolan

Dunkirk

Dunkirk, l’attesissimo war movie diretto da Christopher Nolan è finalmente giunto nelle sale italiane. Ecco la nostra recensione.

Dunkirk: la guerra secondo Christopher Nolan

Anche il regista di Inception e la Trilogia del Cavaliere Oscuro va ad aggiungersi alla lunga lista di grandi cineasti che hanno raccontato la guerra al cinema.

Da Coppola a Kubrick, passando per Oliver Stone, Spielberg, Malick, fino ad arrivare ad Eastwood e Tarantino. Come tutti gli autori citati lo fa a modo suo. Con un film incredibilmente ansiogeno (complice anche l’incalzante colonna sonora di Hans Zimmer), spettacolare e commovente.

Lo fa costruendo, come di consueto, un’architettura narrativa complessa. Partendo da tre situazioni apparentemente estranee tra loro, tanto dal punto di vista spaziale (il molo, il mare, l’aria), quanto da quello temporale (una settimana, un giorno, un’ora), che a poco a poco, scena dopo scena, convergono in un unico punto.

Realizza un film dove il concetto di realismo viene spinto all’estremo. Tanto da rendere il lavoro di immedesimazione degli attori più semplice. “Semplice, ma non facile“, per citare l’Alfred Borden di The Prestige.

Perché se “il sacrificio è il prezzo di un buon numero“, allora per raccontare la seconda guerra mondiale bisognava immergersi nelle fredde acque della Manica, filmare in mezzo alla bufera, al freddo e sotto la pioggia. Bisognava salire a bordo di un vero Spitfire, e riprenderne le acrobazie con grandi cineprese IMAX e luce naturale.

Realismo significava anche scegliere tanti volti espressivi, ma anonimi. E affidare alle star (Cillian Murphy, Kenneth BranaghMark Rylance e Tom Hardy) un piccolo ruolo, magari coprendogli il volto con una maschera, perché tanto sono bravi a interpretarlo solo con lo sguardo.

L’intelligenza di Christopher Nolan sta poi nel non mostrare mai il nemico. Perché ormai lo conoscono tutti. E bastano le sue pallottole, le sue bombe e i suoi siluri a farci capire quanto è cattivo.

Il grande sacrificio dei soldati, in quel momento storico, durante la miracolosa evacuazione di Dunkerque, fu di sopravvivere a questo nemico, aggrappandosi alla vita in ogni modo. Quello della popolazione civile di aiutarli come poteva.

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