Edhel, recensione e trama del film: il fantasy all’italiana di Marco Renda contro ogni diversità

edhel

Superare lo spettro dell’emarginazione attraverso il potere della fantasia. A seguire, la recensione di Edhel, il film di Marco Renda in uscita il 25 gennaio 2018.

L’antica e strenua lotta contro le apparenze

Parlare di tolleranza e di comprensione reciproca – andando oltre le parvenze oggettive – suona, ancora oggi, come una maschera buonista, priva di un reale corrispettivo in termini pratici e sostanziali. È molto semplice dichiararsi a sostegno di una minoranza, o di una causa sociale indifferente ai più evitando un coinvolgimento radicale in tal senso; tanto, per alcuni, il grosso lo si fa in prima istanza, convinti conseguentemente di essere a posto con la propria  coscienza e di aver palesato il rispetto richiesto dal diretto interessato. Ebbene, una simile visione compromette ogni speranza di mutamento, favorendo così la massificazione del sentire comune. A quel punto, non resta altro da fare che cercare vie alternative per sensibilizzare il prossimo; magari, ricorrendo alla fantasia, un tramite metaforico il cui potere immaginifico riesce a schiudere diverse porte.

Edhel, la trama del film: desiderio di normalità

La trama di Edhel, opera prima del regista Marco Renda, accoglie la premessa postulata poc’anzi impreziosendola con alcuni tratti peculiari. Edhel è una bambina schiva, taciturna, vittima del bullismo dei suoi compagni di scuola. Il motivo? Una malformazione del padiglione auricolare che rende le sue orecchie a punta, quasi come quelle dei protagonisti del libro che porta sempre con sé. Un lascito prezioso, che il suo defunto padre le donò assieme alla passione per l’equitazione, l’unico momento di evasione della protagonista in compagnia del fidatissimo destriero Caronte. Ad ogni modo, per quanto lei desideri proseguire su questa strada, augurandosi di essere apprezzata e capita per ciò che è, la madre (Ginevra) insiste affinché si sottoponga ad un intervento che correggerebbe quel difetto anatomico.

L’ennesimo sbarramento esistenziale di un periodo cruciale per la propria crescita; ma fortuna (o forse no) vuole che Edhel incroci il suo cammino con Silvano, un bidello sui generis appassionato di Dungeons & Dragons. Tra i due, nasce subito un’intrigante alchimia, con il ragazzo che farà di tutto per farle apprendere il significato di quell’affascinante tratto distintivo. Un indizio fantasmagorico, riconducibile alla nobile stirpe degli Elfi e ad una dimensione in cui la condivisione è il cardine portante per una pacifica convivenza fra specie differenti.

Recensione del fantasy all’italiana di Marco Renda

Classificatosi secondo nella sezione Elements+6 della 47esima edizione del Giffoni Film Festival, Edhel rappresenta una riuscita variazione sul tema della diversità. La narrazione analizza, con lucidità, le problematiche di una specifica fascia di età permeandole con un sense of wonder che non andrebbe mai accantonato. D’altro canto, per superare determinati complessi, occorre coraggio, visionarietà e un campionario di amicizie sincere, attente solo ed esclusivamente all’animo del proprio interlocutore. Un iter, questo, che la protagonista intraprende spinta da un movente suggestivo, fregandosene degli ostacoli, delle vessazioni e dei turbamenti con cui convive da tempo.

La magia di questo fantasy all’italiana prodotto da Vinians Production non esclude affatto la fuoriuscita di una velata – quanto pungente – drammaticità introspettiva. Gaia Forte esemplifica tale concetto enfatizzando con particolare trasporto i dissidi interiori della giovane Edhel; un lavoro encomiabile, supportato da una corrispondenza anagrafica che dà inevitabilmente maggiore veridicità al tutto. Inoltre, le performance di Roberta Mattei (Ginevra) e Mariano Rigillo (Ermete) costituiscono quella duplicità polare all’interno della quale subentra la variabile impazzita, legata all’attitude sognante di Nicolò Ernesto Alaimo (Silvano). Un trittico unitario teso a fornire le risposte desiderate dalla fanciulla, nel bene e nel male, puntellato con efficacia anche dalle interpretazioni di Camilla Rinaldi, Christian Borromeo, Gianluca Gobbi e Fioretta Mari.

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