Fire Squad – Incubo di fuoco: recensione del nuovo film con Josh Brolin

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Arriva nelle sale italiane Fire Squad – Incubo di fuoco, il nuovo film diretto da Joseph Kosinski e interpretato da Josh Brolin che porta sullo schermo la storia dei vigili del fuoco dell’Arizona coinvolti in una tragedia nel 2013.

Fire Squad e il rapporto fra cinema e fuoco

C’è uno strano rapporto tra la pellicola cinematografica e il fuoco. Non saprei dire se il motivo risieda in un comune gioco di luci ed ombre o se sia la volontà e capacità innata di dare un’ anima a tutto ciò che la luce genera e alla luce stessa. Una pioggia di scintille invade l’ oscurità nei primi fotogrammi di Fire Squad, per poi portarci nel centro di un incendio devastante e indomabile. Un incendio che prende le fattezze grossolane ma fortemente simboliche di un orso, le cui forme sono descritte dalle fiamme, che corre come un’ demone infernale verso di noi. Parte così la storia di  Eric Marsh, interpretato da Josh Brolin, vigile del fuoco che guida una squadra specializzata nell’ estinzione degli incendi boschivi.

Ci troviamo in Arizona, ma pur essendo la scenografia desertica per eccellenza dei film western, la terra che ci viene mostrata è fatta di foresta e di flora e fauna. Paesaggi da mozzare il fiato che per chi svolge tale lavoro diventano null’altro che combustibile, legna da ardere per quella bestia senza pietà che è un incendio. Eric Marsh cerca una sintonia con la sua controparte, per la quale ha una devozione mista a riverenza che ha quasi il sapore del rapporto con il mistico, tanto è vero che nel suo ragionare sul fuoco e con il fuoco ha un tono di voce sommesso come fosse una preghiera, che si associa sempre al manipolare le perline del suo bracciale, che ha le sembianze di un rosario. Lo scruta, lo osserva lo interpreta e  cerca di prevederne le scelte e capirne le intenzioni, come fosse un essere pensante e con un suo modus operandi.

L’armonia nel combattere il fuoco con il fuoco

La peculiarità che contraddistingue questi vigili del fuoco, già portati sullo schermo in film come Fuoco assassino e Ladder 49, è che loro non spengono gli incendi opponendovisi con l’ acqua, combattono il fuoco con il fuoco, delineando linee di terra bruciata che puntano a domarlo. Non agiscono per contrasto, ma per analogia, distruggono in modo geometrico e controllato per impedire una devastazione senza fine, nel lavoro  così come anche nella vita. Il rapporto con il fuoco è il centro pulsante delle relazioni personali dei protagonisti, ai quali il regista di Tron:legacy, Joseph Kosinski (coadiuvato dalla solida sceneggiatura di Ken Nolan e Eric Warren Singer)  concede un tempo molto dilatato, facendoci apprezzare le loro problematicità personali, ritraendone le loro imperfezioni, le loro inettitudini  sociali, le loro conflittualità con le figure femminili (prima fra queste la moglie di Marsh, interpretata da Jennifer Connely), ma al contempo mostrandoci come l’ approccio al loro lavoro li tempri. Come in una fucina il fuoco li porta a comprendere molto più di quello che, se non venissero fusi, amalgamati e infine forgiati dal calore delle fiamme, ma non solo, non arriverebbero mai a afferrare.

Identità ancestrale e forze primordiali

I fatti narrati in Fire Squad sono accaduti veramente nel 2013 ai Granite Mountain Hotshots, una squadra di pompieri di élite, ma poco importa: il film non vuole solo omaggiare quelle persone, ma fare un discorso di più ampio respiro. Quello che mostra la pellicola, riuscendo a non cadere nei cliché dell’ eroismo e della commemorazione, è la ricerca dei protagonisti di una identità radicata, simboleggiata da un albero che affaccia sulla loro cittadina, che osserva quelle terre, un tempo desolate, da molte più estati torride di qualsiasi uomo, diventando simbolo di un attaccamento ancestrale e viscerale alla storia di quei luoghi senza un passato antropologico, un emblema che racconta le vicende, da paesaggio di frontiera, di ogni persona che di lì è passata e che di lì passerà e che va difeso da una forza distruttiva ancora più primordiale.

Non indugia il regista sulla tragedia. Poche, ma significative immagini mostrano la morte con estremo senso del pudore e  con reminiscenze visive pompeiane, che ben si confanno a fotografare un dolore che non è rappresentabile in tutta la sua straziante intensità.
Rimane l’ immagine di quell’ orso arso dalle fiamme, ormai tutt’ uno con il fuoco, che continua a correre come un essere a metà fra vita e morte, fra corpo dilaniato e anima indomita. Come dice Marsh: la cosa più bella e terrificante che si possa vedere.

Vi lasciamo con il trailer di Fire Squad – Incubo di fuoco, nelle sale italiane dal 22 agosto:

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