First Man – Il Primo Uomo: recensione del nuovo film di Damien Chazelle

First Man film 2018 di Damien Chazelle

Esce in Italia First Man – Il Primo Uomo diretto da Damien Chazelle, con Ryan Gosling e Claire Foy, che narra le vicende che portarono all’Apollo 11.

First man: un giro di viti e di esistenze

C’è un continuo e inquietante rumore di lamiere che caratterizza First Man, in un giro di vite, ma anche di viti e saldature vessate dall’atmosfera, che è la corsa verso la luna di Neil Armstrong, fatta di congiunzioni meccaniche che proteggono e isolano dal gelido spazio profondo tanto quanto fanno nella nostra calda atmosfera e nella vita quotidiana dei protagonisti.

Vi è qualche accenno a ciò che sta accadendo di contorno nella Storia, qualche breve riferimento alle proteste contro le spese per la corsa allo spazio, ma Damien Chazelle sembra voler mostrare un microcosmo a parte fatto dagli astronauti e dalle loro famiglie, così come dalla NASA stessa. Una realtà chiusa in se stessa, autoreferenziale, concentrata su numeri e traiettorie, che ben si addice al protagonista, che non lascia traspirare nulla  sul piano emotivo, che resta come congelato in un immobilismo duro e pesante.

Dal lutto… alla luna

Inizia con un lutto la storia che ci viene narrata. Il primo uomo che metterà piede sulla luna perde anni prima la figlia per un cancro al cervello, ma sembra voler tenere la sua sfera emotiva chiusa in un compartimento stagno dal quale poco o nulla può trasparire finché non si è raggiunto il fine ultimo. Lutti si susseguiranno anche durante tutta la lunga via verso l’Apollo 11, fra incidenti durante gli addestramenti di volo e guasti durante le esercitazioni, fra i quali viene ricordato il più celebre dell’Apollo 1 che portò alla morte di tre astronauti.

Ordine matematico e disordine emotivo

Vi è un confronto continuo fra l’ordine delle simulazioni della NASA e il disordine inquieto dei sentimenti familiari di Armstrong dove la protagonista Claire Foy (in una ottima interpretazione di compagna tanto comprensiva, quanto feroce al bisogno), che  interpreta la moglie di Armstrong  Janet, assurge a ruolo di mediatore e legame con la terra e chi la calpesta. Nel corso del film il protagonista sembra sempre racchiuso in un guscio angusto, in una atmosfera tesa e vibrante, sia che si tratti del claustrofobico modulo dell’Apollo che della sua villetta a schiera

La sceneggiatura, scritta dal premio Oscar Josh Singer e basata su “First Man: La vita di Neil A. Armstrong” di James R. Hansen,  è un biopic sull’astronauta Armstrong. Il titolo fa riferimento a quella storica impresa del 20 luglio 1969, ma Josh Singer si pone come obiettivo più un viaggio nell’interiorità così pudica di Armstrong che verso corpi celesti, alla ricerca di quei sentimenti che l’interpretazione di Ryan Gosling trattiene per tutta la durata del film, lavorando in sottrazione.

Il punto di vista lunare

Il volto di Armstrong/Gosling diventerà infine, grazie alla visiera a specchio del casco della tuta spaziale, un interlocutorio e meraviglioso paesaggio lunare, un filtro fra Armstrong e tutto il resto, noi compresi, che vedendo quel riflesso scorgiamo il suo punto di vista, in una sofisticata soggettiva, in quel mare della Tranquillità nel quale alla fine Armstrong sembra riuscire a fare i conti con i suoi demoni e a lasciarsi alle spalle i tanti lutti, tornando a toccare con mano in senso proprio l’affetto di coloro che ha intorno e a lasciare cadere fra le dita il ricordo di ciò che ha perduto.

Di seguito il trailer del film, in uscita il 31 ottobre:

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