Frank Miller: 61 anni di rivoluzione artistica tra fumetti, film e valorizzazione della donna

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L’evoluzione di Frank Miller e il suo apporto, ad ampio raggio, alla causa della multimedialità artistica. Nel mezzo, l’adorazione per il genere femminile.

Buon compleanno, Frank Miller: l’elevazione di un talento senza confini

Stravolgere un contesto artistico non è materia adatta a tutti, di qualunque tipologia o categorizzazione esso sia. Certi segnali – uniti a precise predisposizioni e a specifiche forme di divulgazione – possono acquisire una forma concreta solo ed esclusivamente con un tramite altamente votato a tale pratica. Una scelta consapevole, maturata magari attraverso l’assorbimento del retaggio dei propri predecessori, base di riferimento per tentare un azzardo o una sperimentazione capace di lasciare il segno. E Frank Miller, tutto ciò, lo ha sempre saputo; d’altro canto, basta osservare la sua produzione assolutamente trasversale per carpire una vocazione sopra le righe, scompaginatrice e, allo stesso tempo, rispettosa di determinati canoni umanistici.

Fumetti e film: la perenne rinascita di un artista contrario ai compromessi

Raggiungere un traguardo importante, come quello dei 61 anni, significa avere la possibilità di tracciare un bilancio della propria esistenza, umana prima e professionale poi. Da parte di chi scrive, non può che esserci profonda ammirazione per il lavoro portato avanti da Frank Miller, perché ci vuole una determinazione fuori dal comune per poter massificare dei contenuti così sovversivi nella loro “normalità”. Piacciano o meno, i suoi fumetti restano dei punti di riferimento per l’intero settore della nona arte. Wolverine, Devil, Batman e le molteplici creazioni indipendenti come Sin City e Sacro Terrore costituiscono, volente o nolente, un iter dalle notevoli peculiarità interpretative, le quali viaggiano assecondando spartiti ibridi, propositi soggettivi o esternazioni idealistiche in grado di spaccare (o unire) gli appassionati.

Un modus operandi unico e originale, caratterizzato da un peso specifico adattabile anche al mondo del cinema: e sia Sin City che 300 hanno fatto scuola, da questo punto di vista. Dinamismo, violenza, contrasti sentimentali, rivendicazioni, dialoghi taglienti e affermazioni di ogni sorta rappresentano il pane quotidiano di un medium sequenziale che, a conti fatti, non conosce ostacoli o compromessi tendenti alla mera strumentalizzazione. Insomma, un apparato versatile e ricco di sfaccettature, tenuto ben saldo da un collante tanto raffinato quanto esageratamente brutale.

Elektra, Wonder Woman, Martha Washington e la valorizzazione della donna

Tuttavia, il vero valore aggiunto del curriculum di Frank Miller risiede nella centralità che egli attribuisce alla donna. Lo spessore conferito a personaggi del calibro di Elektra, Wonder Woman e Martha Washington (giusto per citarne qualcuno) è paragonabile alla materializzazione di un’epitome di pura femminilità; una sinfonia esistenziale, abilissima nell’abbattere pregiudizi e stereotipi di una società attaccata alla classificazione preventiva. Risolutezza ed emancipazione al servizio della valorizzazione dell’altra metà del cielo, perché senza di essa il moto perpetuo del genere umano (proiettato al cambiamento) non avrebbe ragione di esistere.

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