Frankenstein e simili: gli 8 freaks più famosi del cinema

Frankenstein e altri celebri freaks, o diversi

Era il 1932, quando comparve per la prima volta sullo schermo, la parola Freaks, cioè fenomeni da baraccone, bizzarri, diversi. Tutto questo lo si deve al regista Tod Browning e al suo film, divenuto negli anni un grande cult. Rivediamo gli 8 freaks più famosi del panorama cinematografico, iniziando il nostro viaggio con il mostro di Frankenstein.

Frankenstein

“È vivo!… È vivo!… È vivo!… Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla, di crearmi uomo? Ti chiesi io dall’oscurità di promuovermi…?”.

Giunto sino a noi, prima dalla mente fantasiosa della scrittrice inglese Mary Shelley, che ne pubblicò il gotico romanzo nel 1831, e dopo attraverso l’horror movie di James Whale del 1931, con protagonista l’attore Boris Karloff, e la parodia di Mel Brooks Frankenstein Junior del 1974, la creatura di Frankenstein è a tutti gli effetti un freak leggendario.

Pur essendo un personaggio immaginario, fin da quando è stato concepito sulla carta, e per la celluloide destinata all’industria della settima arte, Frankenstein ha sempre affascinato ed intimorito lettori e pubblico in sala. Dal punto di vista letterario, è un freak in quanto venuto al mondo, grazie all’unione di parti di cadaveri prelevate da cimiteri ed obitori. É alto più di due metri, fisicamente colmo di orribili imperfezioni, ha una forza incredibile, resiste al freddo più pungente e la sua alimentazione è alquanto scarsa.

Per quanto riguarda invece l’aspetto cinematografico, Frankenstein è un freak perché ricordato per il volto squadrato, i bulloni che gli escono fuori dal collo, e una cicatrice che scende lungo la sua fronte spaziosa. Un freak nato per cercare di assomigliare in tutto e per tutto allo scienziato folle suo creatore, desideroso di sfidare le leggi divine della vita e della morte.

La psicologia di Frankenstein

Infine, analizzando la creatura di Frankenstein a livello psicologico, ciò che ne consegue, è che i suoi comportamenti sono quelli di un bambino, alla spasmodica ricerca di un padre amorevole che gli insegni a stare al mondo. Abbandonato dal suo creatore, cerca di inserirsi in societa’, ma viene rifiutato ed umiliato a causa del suo aspetto. Nonostante la sua gentilezza, grande sensibilità ed intenzione ad aiutare tutti,  il mostro resta solo e preda di un inconsolabile tormento interiore.

The Elephant Man

La gente ha paura di quello che non riesce a capire… Io non sono un elefante! Io non sono un animale! Sono un essere umano!!! Un uomo, un uomo!!!…“.

Tratto dalla commovente storia vera del giovane Joseph Merrick (Leicester, 5 agosto 1862 – Londra, 11 aprile 1890), meglio conosciuto come L’Uomo Elefante, per via delle deformità dovute ad una rara malattia chiamata Sindrome di Proteo, The Elephant Man (1980) di David Lynch, con protagonisti John Hurt ed Anthony Hopkins, ripercorre in versione romanzata il calvario del coraggioso ragazzo inglese.

Joseph Merrick, che rispetto alla creatura di Frankenstein, è una persona realmente esistita, ha pesantemente risentito della condizione di freak a partire dai due anni di età. Il suo corpo era quasi interamente interessato dalle gravi malformazioni e protuberanze della patologia di cui soffriva, senza dimenticare quella più evidente che gli aveva modificato le ossa del cranio e del volto, rendendolo appunto somigliante ad un elefante.

Nella sfortuna del suo stato, riesce comunque a conoscere il dottor Frederick Treves, l’unico amico che abbia mai avuto capace di dimostrargli un affetto sincero. Il medico lo prende in cura nel suo ospedale, sino alla morte di Merrick avvenuta per soffocamento. Sembra infatti che nella notte, abbia cercato di dormire disteso come la gente normale, dimenticandosi deliberatamente di riposare nella solita posizione semi-seduta, adottata per colpa del peso della sua testa.

La psicologia di The Elephant Man

Infine, la psicologia di Joseph Merrick, sensibile scrittore e poeta provetto, induce a pensare che il suo addio alla vita, sia dovuto alla scelta consapevole, di morire nella serenità e nella pace mai avute nella sua breve e difficile esistenza.

Proprio come il mostro di Frankenstein, The Elephant Man chiedeva soltanto di essere amato ed apprezzato come essere umano, non come un repellente individuo per il quale provare disgusto, ilarità e paura. Merrick era estremamente intelligente, innocente, delicato, romantico, fiducioso ed ottimista nei confronti degli altri, nel nome di un solo e prezioso sentimento, quello dell’amore puro e incondizionato.

Joseph Merrick
John Hurt nel ruolo di Joseph Merrick – The Elephant Man

Il Fantasma dell’Opera

Il mondo non fu umano con me!… Dimmi che tu mi amerai per sempre, dimmi che mai più mi lascerai!… Se tu colmi il vuoto mio d’incanto. Dove andrò, io voglio ci sia tu… Christine, nient’altro chiedo più… Non avrò con me mai gli occhi tuoi! Finì la dolce musica per noi!…“.

Noto prima attraverso il romanzo gotico omonimo di Gaston Leroux (1910), e poi con le numerose trasposizioni cinematografiche successive, dove spiccano la versione muta del regista Rupert Julian, con l’attore Lon Chaney (1925), e quella del meraviglioso film-musical di Joel Schumacher, basato sul musical teatrale di Andrew Lloyd Webber, con l’affascinante divo scozzese naturalizzato americano Gerard Butler (2004), il Fantasma dell’Opera, il cui nome è Erik, entra anch’esso a pieno titolo nel gruppo dei freaks capeggiati da Frankenstein.

Il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux

Dopo Frankenstein, nel romanzo di Gaston Leroux, anche Erik è causa di orrore per chi l’ha generato. Catturato da un gruppo di zingari, diventa un’attrazione circense conosciuta come “il morto vivente”, oltre che illusionista, mago, ventriloquo e talentuoso cantante.

In seguito, liberato, giunge a Parigi, dove viene assunto come architetto per costruire il Teatro dell’Opera. Qui, mentre posiziona botole e passaggi segreti in tutto il complesso, progettando anche una casa nei sotterranei del teatro, dove poteva vivere lontano dalla cattiveria degli uomini, s’innamora di Christine Daaé. La ragazza diventerà una famosa cantante lirica grazie ad Erik, suo mentore.

Inoltre, nel libro di Leroux, il Fantasma dell’Opera viene descritto senza naso, con gli occhi e le guance infossate, la pelle color pergamena e solo pochi ciuffi di capelli neri sulla testa. Egli è uno scheletro ambulante che dorme in una bara, e Christine dice che ha sempre le mani fredde.

Il Fantasma dell’Opera di Joel Schumacher

Nel film del regista Joel Schumacher invece, Erik (Gerard Butler), che nasconde metà del suo viso sfigurato con una maschera bianca, ha la tempia destra bitorzoluta, le palpebre dell’occhio destro consumate, ed è privo del sopracciglio destro. Infine, ha alcune ustioni, e la parte superiore della guancia destra è leggermente tirata indietro. Ecco a voi, l’ultima scena di uno dei lungometraggi musicali più emozionanti della storia del cinema, arricchita da voci e musiche meravigliose:

Mask – Dietro la Maschera

Queste cose sono belle: un gelato e una torta, una corsa sull’Harley, le scimmie che giocano sugli alberi, la pioggia sulla lingua e il sole che splende sul mio viso. Queste cose, invece, non sono belle: i buchi nei calzini, la polvere nei capelli, niente soldi nelle mie tasche, e il sole che splende sul mio viso…”.

Mask – Dietro la Maschera è un film del 1985 di Peter Bogdanovich, interpretato dagli attori Cher, Eric Stoltz e Sam Elliott. La vicenda, anche qui romanzata, è quella vera del diciassettenne americano Roy Lee “Rocky” Dennis (Glendora, 4 dicembre 1961 – 4 ottobre 1978), affetto da una rara malattia ossea detta leontiasi, che deforma irrimediabilmente i tratti del volto. Proprio a causa dell’etimologia del suo nome, il paziente con questa patologia finisce per assomigliare ad un leone. Caratterizzata da disturbi neurologici, può portare ad una morte prematura.

La leontiasi di Rocky Dennis

Rocky Dennis, che l’attore Eric Stoltz ha così magistralmente impersonato, può essere considerato anch’egli un freak come Frankenstein, con la differenza di essere vissuto realmente, e di aver avuto ugualmente in dono, una vita piena d’amore grazie alla madre che l’ha partorito.

La leontiasi di cui soffriva, era dovuta a dei depositi di calcio anomali presenti all’interno del suo cranio, che spingevano lo sguardo verso i bordi della testa, modificavano il profilo del naso, e provocavano problemi alla vista e all’udito. Tutto questo, determinava una pressione indescrivibile sul cervello, che dopo innumerevoli episodi di atroci mal di testa intercorsi per anni, condussero il ragazzo al termine della sua breve esistenza terrena.

La determinazione di Rocky Dennis

Nonostante la malattia, Rocky Dennis ha saputo affrontare la sua disabilità estetica con tenacia, forza di carattere, e grande spirito di adattamento, compiendo tante attività quotidiane che i medici gli avevano sconsigliato di fare, in quanto secondo loro impossibilitato a sostenerle. Una di queste era imparare a leggere, ma lui dopo un inizio lento e faticoso, ci riuscì benissimo, raggiungendo altrettanti traguardi.

Viene ricordato ancora oggi, non soltanto per il toccante film di Bogdanovich, dove Cher vinse la Palma d’Oro a Cannes, ma perché non è vissuto invano. Riuscendo ad essere eroico esempio per molti giovani, ha trasformato il suo grave problema di salute, in un’arma a suo vantaggio, e con quello che aveva non è per niente poco.

Rocky Dennis e la madre Florence
Eric Stoltz nel ruolo di Rocky Dennis, e Cher in quelli della madre Florence

Cabal

Portatemi a Midian… Venite a prendermi… Perché non venite?… Portatemi a Midian. Che cosa hai detto?… Fatti gli affari tuoi e vattene, capito?. Non verranno mai se ci sei tu, non vogliono farsi vedere da quelli come te. Midian è dove i mostri si nascondono, è lì che smetti di soffrire… Che ne sai tu di Midian?… Ti perdonano tutto… Sì, ma ti accettano solo se ne sei degno…”.

Da Cabal (1990), titolo originale Nightbreed, buon adattamento cinematografico horror dell’omonimo romanzo di Clive Barker, qui anche in veste di regista e sceneggiatore, emerge la figura leggendaria di Aaron Boone (Craig Sheffer), un freak in jeans, maglietta bianca e giubbotto di pelle con borchie, il mitico “chiodo”, meritevole di essere inserito nella lista degli esseri speciali come Frankenstein.

Inizialmente all’oscuro del suo enorme potenziale, anche se le prime avvisaglie si avvertono già attraverso i suoi incubi, che lo trasportano in un mondo fantastico detto Midian, popolato da orribili creature deformi, nel corso della pellicola diventerà sempre più importante, sino a guadagnarsi l’appellativo di “Salvatore”. In base ad un’antica profezia, Aaron Boone è Cabal, il solo in grado di far risorgere l’universo dei mostri. Ad ostacolarlo, ci pensa il suo psichiatra, che è anche un folle assassino, il dottor Philip K. Decker (David Cronenberg).

Il volto mutante di Cabal

Dopo Frankenstein e gli altri “diversi” analizzati finora, è singolare il volto di Cabal alias Aaron Boone, quando subisce la consueta fantastica trasformazione. Nella sua vecchia vita era un umano come tutti gli altri, ma con un morso datogli dal raccapricciante Peloquin, tutto cambia, e un nuovo “Messia”, difensore del mondo di Midian, fa capolino all’orizzonte, rendendo Boone invincibile.

La mutazione in Cabal non è così sconvolgente, se si pensa ad altri personaggi terrificanti del panorama letterario/filmico fanta-horror, ma è comunque degna di nota. Cabal ha la parte superiore della bocca con denti appuntiti, seguita da collo e viso marcatamente solcati da arcaici e magici segni tribali. I tratti somatici risultano in questo modo profondamente alterati, con zone in cui la pelle sembra cicatrizzata da ustioni.

6: Edward Mani di Forbice

Tanti e tanti anni fa, viveva in quel castello un inventore, e tra le tante cose che faceva, si racconta che diede vita ad un uomo. Un uomo con tutti gli organi, un cuore, un cervello, tutto… Beh, quasi tutto, perché vedi, l’inventore era molto vecchio, e morì prima di finire l’uomo da lui stesso creato. Allora, l’uomo fu abbandonato senza un papà, incompleto e tutto solo. Il suo nome era Edward…“.

Tra le figure freaks, ragguardevoli di essere aggiunte all’elenco nel quale primeggia Frankenstein, non può proprio mancare quella gotica-romantica e dolcissima di Edward Mani di Forbice, che comparve per la prima volta sugli schermi americani il 7 dicembre 1990, mentre su quelli italiani il 24 aprile 1991. Il regista di questo piccolo, commovente ed indimenticabile capolavoro è il celebre poeta-visionario dark Tim Burton, il protagonista provvisto di affilate cesoie al posto delle mani, è il divo hollywoodiano Johnny Depp, ma a quel tempo ancora non lo sapeva, mentre l’inventore che gli dona la vita, morendo prima di completarlo, è la star Vincent Price.

Analisi descrittiva di Edward Mani di Forbice

Ispirato per capelli e trucco al leader dei Cure Robert Smith, e Frankenstein fiabesco, Edward è sia una creatura artificiale con un costume borchiato di cuoio nero, e forbici che sostituiscono gli arti superiori, sia un essere vivente con un cuore e dei sentimenti tipicamenti umani, in cui la componente sensibile, ingenua, sognatrice e bonaria, prende il sopravvento su tutto. Per quanto riguarda gestualità ed estetica, quelle sono deliberatamente meccaniche, in pieno stile steampunk, conferendo al personaggio una sua individualità, un suo tratto distintivo, che si nota anche attraverso i suoi enormi, teneri e magnetici occhi neri, che comunicano più di mille parole.

Nonostante la sua disabilità, Edward è un formidabile giardiniere, con le sue impressionanti sculture vegetali, e un talentuoso parrucchiere, tanto da conquistarsi il parere entusiastico dei suoi clienti, appartenenti alla comunità che l’ha temporaneamente ospitato. In seguito però, a causa di ingiuste incomprensioni, il giovane viene considerato un mostro, ed è obbligato a tornare da dove è venuto, cioè quel castello gotico in cima alla collina, che domina la cittadina dentro la quale ha vissuto ed amato perdutamente la bella Kim (Winona Rider). Ecco il fantastico trailer:

Powder – Un incontro straordinario con un altro essere

Quello non è mio figlio!… Io non volevo spaventare nessuno… Mia nonna diceva che ho una personalità elettrica!… Quando si avvicina un temporale, io lo sento dentro di me, e quando cade un fulmine, io lo sento che vuole venire da me! La nonna diceva che era Dio…”.

Ed ora, quasi giunti al termine del nostro viaggio, ecco che compare un freak come Frankenstein davvero speciale. Si chiama Powder, che significa “cipria”, e tra poco vi svelerò perché è soprannominato così. É il 1995, e il regista Victor Salva decide di dirigere una pellicola meravigliosa. Il protagonista di questa storia soprannaturale è Jeremy Reed (Sean Patrick Flanery), un ragazzo timido, buono e puro, che nasce durante un terribile temporale. Sua madre viene colpita da un fulmine prima di partorirlo, morendo subito dopo la sua venuta al mondo. Il padre di Jeremy, distrutto dal dolore per la perdita della moglie, è pronto ad occuparsi del figlio, ma quando lo vede nell’incubatrice, si accorge inorridito che qualcosa non va, abbandonandolo.

Affidato ai nonni, Jeremy cresce in completa solitudine, chiuso in cantina per timore che i vicini, scorgendolo, si possano spaventare di lui. In compenso però, vengono curate la sua educazione e la sua cultura, dove il giovane eccelle in intelligenza, fantasia e sensibilità, ma un giorno deve fare i conti anche con la scomparsa dei nonni, e la sua vita cambierà per sempre. Tra gli altri attori impegnati nel film, figurano Mary Steenburgen, nel ruolo di Jessie Caldwell, la psicologa che cercherà di riavvicinare Jeremy alla civiltà, Lance Henriksen in quello di Doug Barnum, uno sceriffo con consorte malata, che finirà per affezionarsi a Jeremy come se fosse suo figlio, e Jeff Goldblum in quello di Donald Ripley, professore di scienze estasiato dalle qualità incredibili di Jeremy.

Caratteristiche fisiche ed intellettive di Powder

Powder o “cipria”, per via del colore bianchissimo della sua pelle, è un albino calvo e con occhi che non sopportano la luce solare. Dotato di un’intelligenza formidabile, della telepatia, e di alcuni poteri paranormali, è un’anima singolare ed incantevole, che non ha mai conosciuto la quotidianità reale, fuori dalla cantina in cui trascorreva i suoi giorni. Portato via dalla tranquilla sicurezza della sua casa, avrà modo di fare diverse esperienze, incontrare persone che gli faciliteranno il cammino, in quanto più aperte mentalmente, ed altre che avranno paura di lui, ma ad ognuna di loro le toccherà nell’animo, sconvolgendole profondamente.

Powder, appartenente alla carrellata di freaks con a capo Frankenstein, è un vero e proprio miracolo della natura e della vita, un prezioso regalo per chi ha già imparato a “vedere” con il cuore, e per chi ha ancora tanta strada da fare in questo senso. Insomma, Powder è autentica energia, attraversata dalla potente corrente di un’esistenza, in cui ogni essere umano può sentirsi parte di un “Tutto”, che magicamente ci unisce tutti.

R – Warm Bodies

Tu cosa sei?… Lui…sta sanguinando!… Da una parte la ferita faceva male, tanto male. Ma dall’altra era bello sanguinare, provare dolore, provare amore… Sta cambiando, prova dei sentimenti, sembra che stia tornando umano!…“.

Dulcis in fundo, ecco l’ottavo e ultimo freak di questo articolo, partito ricordando la creatura di Frankenstein. Il suo nome è R, soltanto R, perché in verità non se lo ricorda per intero, essendo diventato un famelico zombie. R, interpretato dal giovane attore inglese Nicholas Hoult, è il protagonista della commedia horror-romantica intitolata Warm Bodies (2013), diretta da Jonathan Levine, e basata sull’omonimo romanzo di Isaac Marion del 2012. Il film è incentrato sullo sviluppo dell’improbabile quanto tenera relazione, tra un morto vivente, appunto R, e una ragazza che si chiama Julie (Teresa Palmer), e presenta diverse analogie con la storia d’amore senza tempo di Romeo e Giulietta di William Shakespeare.

La particolarità eccezionale di R

R è uno zombie con i capelli neri e la felpa rossa, e come tutti gli zombie, possiede una forza sovrumana. Quello che però lo rende speciale, rispetto ai suoi simili, è la capacità di assorbire i sentimenti delle persone, mangiando loro il cervello. Inizialmente è un cadavere come gli altri e vive la sua non-vita divorando umani, ma dopo che incrocia lo sguardo di Julie, il suo cuore riprende a battere con regolarità, facendolo innamorare di lei. Come se non bastasse, assaggiando il cervello del suo ragazzo, questo amore aumenta ancora di più, e perciò la salva dal resto dell’orda di redivivi. Lei successivamente gli insegnerà a vivere di nuovo, facendolo ridiventare piano piano umano.

Infine, R è un doppio freak, prima come zombie in mezzo agli esseri viventi, e poi come zombie innamorato, e quindi in grado di provare emozioni, in mezzo agli altri non-morti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ti potrebbe piacere anche..

News categoria
Leggi ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi