Game of Thrones, recensione episodio 7×02: arrivi e partenze

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Al via il piano di conquista di Daenerys Targaryen, incurante dei subdoli attacchi a sorpresa di un outsider di lusso. Questo, e molto altro, nella recensione del secondo episodio della settima stagione di Game of Thrones.

Game of Thrones, recensione episodio 7×02: il peso delle parole

Le parole richiedono un dosaggio dialogico oculato, da ricavare magari attraverso un’esperienza sensoriale caratterizzata da numerosi eventi relazionali, positivi o negativi che siano. Questo continuo bilanciamento potrà, infatti, fornire delle preziosissime chiavi di lettura volte a individuare eventuali tentativi di raggiro verbale; una pratica molto comune nel mondo reale così come in quel del Westeros, eterogenea composizione territoriale in cui fervono i preparativi per una guerra destinata a durare a lungo a causa delle molteplici componenti – materiali e non – attualmente in gioco.

Un faccia a faccia chiarificatore

L’episodio 7×02 di Game of Thrones accentra il fulcro della vicenda sul concilio di Daenerys Targaryen presso Dragonstone, roccaforte in disuso posseduta, precedentemente, da Stannis Baratheon. Nel tentativo di serrare le fila, la Mother of Dragons cerca di comprendere le vere intenzioni di Lord Varys, il quale ha servito gran parte dei re che si sono avvicendati sul Trono di Spade con alterne (se non addirittura disastrose) fortune. Il Ragno afferma di aver complottato solo contro chi mostrava incompetenza e disprezzo nei confronti del popolo, risorsa fondamentale per un regno incentrato sulla prosperità; i timori della Khaleesi non hanno, quindi, ragione di esistere, visto e considerato il suo recente passato. Ma la prudenza, si sa, non è mai troppa, e sulla base di uno scambio sincero, i due si promettono vicendevolmente di ricorrere alle maniere forti qualora uno dei due venga meno alle proprie volontà.

Il team-up dei sogni: ghiaccio e fuoco

Inoltre, l’arrivo improvviso (?) di Melisandre alle porte di Roccia del Drago arricchisce la platea con un nuovo argomento da affrontare. Trovare un accordo con Jon Snow, ritenuto dalla Sacerdotessa Rossa un sovrano meritevole di rispetto e benevolenza, potrebbe donare acqua al proprio mulino e accerchiare ulteriormente una Cersei Lannister preda del suo stesso ego distruttivo. La Mad Queen ha, infatti, posto delle severe condizioni nei riguardi dei pochi fedelissimi rimasti, quasi a voler fare terra bruciata a prescindere dall’esito dello scontro con i suoi nemici di sempre. E tra paranoie, potenziali rimedi anti-draghi e intese forzate, Approdo del Re si prepara a subire un attacco ben congegnato da quel fine stratega militare che è Tyrion Lannister.

Il mare è di chi lo conquista

L’intermezzo narrativo sulla formulazione di una cura per il Morbo Grigio di Ser Jorah Mormont ad opera di Samwell Tarly, unito a quello sulla scoperta di Arya Stark del ritorno dei propri cari a Winterfell, elabora il giusto mood per la prima fase del piano del piccolo leone, ovvero utilizzare le navi di Yara e Theon Greyjoy per ricorrere agli eserciti dei Martell e dei Tyrell affinché i Lannister non abbiano alcun sbocco per divincolarsi o cercare delle risorse alternative. Ma il viaggio in direzione di Sunspear si trasforma in un assalto a sorpresa firmato dalla folle sete di sangue di Euron Greyjoy che, tra un’uccisione e l’altra, persegue il suo personalissimo concetto di “dono” da offrire alla bella di turno.

Momenti toccanti e dialoghi al fulmicotone

Partire è un po’ morire, soprattutto quando si ha a che fare con l’ambientazione fantasy di uno show di successo come Game of Thrones dove la morte sa manifestarsi in tutte le salse. Ma la febbricitante attesa in vista di quello che sarà il conflitto finale tra le casate in gioco – senza trascurare, ovviamente, la minaccia degli Estranei – pone l’accento soprattutto sulla costruzione di patti e alleanze sottobanco tese a capovolgere, a proprio favore, l’esito della contesa. Stupefacenti i confronti verbali tra i protagonisti “regali” della serie, un tourbillon di supposizioni, affermazioni, dichiarazioni di intenti e provocazioni da cui è quasi impossibile venire fuori.

La frammentarietà – talvolta eccessiva – delle parentesi secondarie è però compensata dall’emotività di alcune di queste: difficile restare impassibili dinanzi alla rivelazione di Verme Grigio nei confronti di Missandei; medesimo discorso pure per l’incrocio nostalgico tra Arya e Nymeria, con quest’ultima che si allontana da lei mostrando un netto cambiamento del proprio carattere causato da infelici trascorsi allo stato brado. Insomma, un’alternanza che non guasta mai impreziosita dal solito cliffhanger ad effetto, una manna per la conduzione di una trama che ha ancora tanto da svelare.

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Giorgio Longobardi

Multitasking addicted e formatore professionale. Divoratore di film, serie TV, anime e fumetti. Utopista, cultore del libero pensiero e grande appassionato di sport: tra i suoi sogni, quello di realizzare un gol in Premier League.

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