Giornata della Memoria 2018: dieci film per non dimenticare

Giornata della Memoria 2018

Il 27 gennaio del 2000 il Parlamento Italiano istituì la Giornata della Memoria, un’ulteriore occasione per non dimenticare i drammi dell’Olocausto.

Giornata della Memoria 2018, un’ulteriore occasione per non dimenticare il passato

Era il 27 gennaio 1945, quando l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, fece conoscere al mondo e alla storia questo abisso della civiltà, lo sterminio del popolo ebraico, dei Sinti e Rom, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova e l’eliminazione dei deportati militari e politici nei campi nazisti.

Nel 2000 il Parlamento Italiano istituì la Giornata della Memoria affinché quello che è accaduto non venga dimenticato, ma ne venga fatta memoria e diventi elemento fondante per la cittadinanza europea, per mettere in guardia da ogni forma di razzismo e intolleranza.

Anche la nostra redazione non vuole dimenticare e intende ricordare, attraverso il cinema, ogni vittima e ogni sopruso, tutti i lager e i genocidi, gli scomparsi e i deportati, a ogni latitudine e in ogni lingua.

Buio in sala: i film che hanno raccontato una delle pagine più tragiche della storia

Ecco quindi di seguito alcuni film che almeno una volta nella vita andrebbero visti, proprio per arrivare a conoscere, attraverso l’arte cinematografica, quanto accaduto nella prima metà del secolo scorso. Iniziamo ovviamente dai più noti:

La vita è bella: il film di Roberto Benigni vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1999. Uscito nelle sale italiane nel 1997, arrivò negli USA 20 anni fa diventando uno dei film preferiti dell’ex presidente Barack Obama definendolo “Illuminante esempio di coniugazione di arte e umanità“. “La favola sui campi di concentramento nazisti”, come lo definì lo stesso Benigni, è sicuramente uno dei più bei film sull’argomento, risultando contemporaneamente triste, spiritoso e inquietante.

Schindlers’ list: è sicuramente uno dei più grandi capolavori di Steven Spielberg, e forse insieme a La vita è bella il più bel film sull’Olocausto. Vincitore di ben 7 premi Oscar, tra cui miglior film, passerà alla storia per quella scena che tutti i cinefili definiscono antologica in cui il protagonista Schindler assiste impotente al massacro del ghetto di Cracovia, simboleggiato alla perfezione dal destino della bambina con il cappotto rosso, una macchia di colore nel bianco e nero del film.

Jona che visse nella balena: film di Roberto Faenza del 1993 basato sulla storia vera di Jonah Obersky scienziato e autore del libro “Anni d’infanzia”. Il film non chiama lo spettatore alla commozione facile e non cerca l’enfasi spettacolare,  concentrandosi invece su una narrazione lieve ma pungente, realizzata attraverso gli occhi di un bambino che vive l’Olocausto come un evento incomprensibile. Faenza non stacca mai la macchina da presa dal suo punto di vista e obbliga lo spettatore a vedere quello che vede Jona.

Il pianista è un film del 2002 di Roman Polansky in cui viene raccontata la commovente storia vera di un pianista polacco Wladyslaw Szpilman interpretato da un bravissimo Adrien Brody (Oscar come Miglior Attore) che sopravvive all’orrore dell’Olocausto grazie all’amore per la musica, unica compagna fedele e premurosa nel cammino per la sopravvivenza.

Il bambino con il pigiama a righe: film del 2008 tratto dal romanzo dello scrittore irlandese John Boyne, vede protagonisti due bambini, uno ebreo e uno tedesco, ondeggiando tra il racconto favolistico e il crudo realismo. Forse è il racconto di una favola che non è potuta essere tale, di un’amicizia che non è stata vissuta.

Giorno della Memoria

Alcuni titoli meno conosciuti per la Giornata della Memoria

Di seguito altri cinque titoli, forse meno noti, ma non meno importanti: partiamo con La Scelta di Sophie di Alan J. Pakula del 1982 dove un ex marine degli Stati Uniti conosce nell’appartamento in cui vive a New York una coppia (polacca lei e ebreo lui). L’uomo purtroppo convive continuamente con oscillazioni d’umore sconcertanti ed è ossessionato dall’Olocausto e dalla conseguente morte di sei milioni di ebrei.

Un altro titolo interessante è sicuramente Remember di Atom Egoyan del 2015: Zev Guttman, ebreo affetto da demenza senile, è ricoverato in una clinica privata con Max, con cui ha condiviso un passato tragico e l’orrore di Auschwitz.

Ritroviamo ancora una volta Roberto Faenza con Anita B del 2014. Tratto dal romanzo “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck, è la storia di una ragazzina sopravvissuta ad Auschwitz e del suo tentativo di tornare a vivere. Senza dimenticare.

Finiamo con Vento di primavera di Rose Bosch del 2010 e Train de vie di Radu Mihaileanu del 1998. Il primo narra una vicenda forse poco nota o poco ricordata nei libri di storia: il 16 luglio 1942, per mano del governo collaborazionista di Vichy, 13mila ebrei vennero deportati in un velodromo, dove vennero tenuti segregati in pessime condizioni, in attesa della deportazione nei campi di concentramento.

Train de Vie invece è stato spesso indicato come l’antagonista de La vita è bella, ma in realtà i due film sono diversissimi. In comune hanno soltanto il progetto di raccontare una favola con valore di parabola sulla tragedia più grande della storia.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremmo mai togliere il segnalibro della memoria.

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