Glow 2, recensione: un salto di qualità per le ladies del wrestling

glow 2 recensione

Glow 2 ha una marcia in più rispetto alla prima stagione grazie a un ritmo più incalzante e una maggiore consapevolezza delle protagoniste.

Glow 2 rappresenta uno dei rari casi tra le serie TV in cui la seconda stagione è migliore della prima

La fortunata serie GLOW (the Gorgeous Ladies of Wrestling) la serie TV ideata da Liz FlahiveCarly Mensh è tornata da pochi giorni su Netflix con 10 nuovissime puntate.

Già dalla prima stagione era parso chiaro che Glow è una serie ben scritta e ben recitata e il successo di pubblica a critica ne era stata la prova. Ma anche se molto apprezzata, non aveva rubato il cuore ai più come altre serie Netflix del momento, a causa di un ritmo a volte un po’ lento, legato soprattutto alla difficoltà dei personaggi nel trovare la propria dimensione.

D’altronde era giusto e credibile visto il tema trattato, un groppo di donne disoccupate che vanno a un provino “cieco” senza sapere che cosa le aspetti e che si trovano a dover imparare da zero il wrestling che, ricordiamolo, è una sorta di lotta/spettacolo (di cui fino a quel momento esisteva esclusivamente la versione maschile) abbastanza aggressiva in cui bisogna coniugare mosse acrobatiche a una trama da recitare per la quale non esiste copione. La difficoltà maggiore per le ragazze era quella, oltre alla parte prettamente sportiva, di riuscire a inventate un personaggio che fosse abbastanza convincente. E anche gli uomini coinvolti, che erano pochi ma sempre “a capo” come il regista e produttore, faticavano a credere in questo spettacolo che rappresentava una totale novità nel suo genere.

Tutte queste indecisioni sono state superate nella stagione 2, le ragazze adesso padroneggiano il ring e tutti i protagonisti non solo credono nel progetto, ma per motivi diversi ne hanno bisogno, e se hanno problemi tra loro li mettono da parte per il bene dello show.

Il legame che si forma nel gruppo è uno dei temi centrali nella serie così come quello della fiducia, visto che le mosse da portare sul ring (oltre che il finale del match) vengono studiate e decise prima della messa in onda, ed è ovviamente molto importante potersi fidare della propria partner per evitare di farsi male, prova ne è che il rischioso rapporto tra le due protagoniste Ruth e Debbie, ex amiche ora in aperto conflitto, ma che devono comunque lavorare insieme, non regge alla tensione e porta a una dolorosa “rottura”

A proposito delle due protagoniste, è davvero una gara di bravura tra le due. Debbie (l’ottima Bettie Gilpin), la star del gruppo, l’unica con un reale passato da attrice, una famiglia, una stabilità economica, l’unica che aveva qualcosa da perdere e che infatti lo perde, è ora alle prese con le difficoltà ben note a tutte le mamme di coniugare vita familiare e carriera e con un doloroso divorzio da un marito non credeva in lei, la tradiva e le rinfacciava di non essersi accontentata della vita familiare. E nonostante tutto ciò Debbie deve salire sul ring e impersonare la paladina del sogno americano, Liberty Belle.

E poi la sua nemesi ed ex migliore amica, Ruth (Allison Brie), l’attrice fallita che trova il suo completo riscatto in Glow, e che dimostra di avere talento anche come sceneggiatrice e regista tanto da ingelosire prima e conquistare del tutto poi, il cinico regista Sam. Ruth è il cuore pulsante dello show e seppur ambiziosa sa comportarsi sempre da brava persona infatti, se una critica si può fare alla trama è l’incongruenza di aver macchiato proprio lei di un crimine così antipatico come quello di essere andata a letto con il marito della  propria migliore amica.

Entrambe si trovano ben presto a dover lottare per l’emancipazione femminile, tema scottante negli anni 80 così come oggi. Quando Ruth per aiutare Sam e risollevare l’umore del team prende l’iniziativa, viene punita e quando Debbie si propone come produttrice, viene a malapena sopportata. D’altronde la frase che Sam (che pure tiene alle sue lottatrici, seppure a modo suo) le rivolge quando lei gli parla di lavoro, “non ho mai fatto parlare tanto una donna con cui non vado a letto” la dice lunga sulla mentalità dell’epoca.

Le altre lottatrici si trovano a dover affrontare i problemi nati dalla convivenza con i loro ingombranti alter ego, come Arthie che cerca in tutti i modi si sbarazzarsi della sua Beirut, la bombarola pazza o Tammè che arriverà a vergognarsi di interpretare Welfare Queen davanti al figlio universitario.

Glow 2 è più divertente e avvincente, lo stile è più pop, i glitter più luminosi, il trucco più pesante le battute più pungenti, e anche se i problemi non mancano (come una non una poco velata allusione al caso Weinstein in un episodio incentrato sulle molestie) le nostre eroine sono più consapevoli di loro stesse e si godono la realizzazione di sè ottenuta grazie a quello strampalato lavoro in costumi colorati di cui non si vergognano più.

Ricordiamo che la serie è basata su fatti realmente accaduti, Gorgeous Lady of Wrestling  andò in onda dal 1986 al 1990 dal Riviera Hotel di Las Vegas e il personaggio di Sam Sylvia è ispirato  a Matt Cimber regista di B-movie che diresse gli episodi dello show. Fra le protagoniste del vero Glow possiamo citare Jackie Stallone, mamma di quel Sylvester così esperto di altri tipi di ring. Le attrici sono state allenate dal wrestler Chavo Guerrero Jr., nipote di Armando “mando” Guerrero, il professionista che allenò le lottatrici della serie originale.

Punto Netflix Italia

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