Gomorra, Salvatore Esposito e quel tweet sulla rigenerazione di Napoli

salvatore esposito

Analisi contenutistica del tweet di Salvatore Esposito – protagonista assoluto di Gomorra – sulla mancata istituzionalizzazione della rinascita culturale di Napoli.

Gomorra, un format capace di insediare l’egemonia oltreoceano sulla serializzazione

Se c’è un titolo che meglio identifica il senso di rivalsa della produzione televisiva made in Italy degli ultimi tempi, quel titolo risponde al nome di Gomorra. E non ci sono dubbi o obiezioni che tengano, in tal senso. Checchesenedica, la serie TV ispirata al fondamentale romanzo di Roberto Saviano ha amplificato personaggi e tematiche di un esasperante contesto criminale dando vita a una vicenda a metà strada tra il romanzesco e la denuncia sociale più sferzante; un proposito spettacolarizzato fino all’inverosimile – attraverso tecniche di ripresa eccelse – che tutto vuole fuorché indirizzare vecchie e nuove generazioni verso autentici baratri esistenziali.

Eppure, buona parte del sentire comune si ostina ad associare una determinata stereotipia al livello di degrado di alcune zone di Napoli, imputandole un folklore da quattro soldi che distoglierebbe lo sguardo altrui dalla vera realtà dei fatti. Insomma, come se la colpa di alcune criticità economiche, culturali, sociali e strutturali fossero riconducibili a un prodotto votato, fondamentalmente, all’intrattenimento. Tuttavia, ciò che desta ulteriore preoccupazione è la cassa di risonanza mediatica che sostiene questo formulario di visioni tanto bieche quanto pregiudizievoli; un calderone in perenne ebollizione, al cui interno trovano spazio etichettature di ogni sorta destinate a marchiare un tessuto che non ha nulla da invidiare al resto del mondo.

Il tweet di Salvatore Esposito contro il piattume quotidiano

In risposta al piattume descritto poc’anzi, è giunto inesorabile il tweet di Salvatore Esposito, protagonista indiscusso di Gomorra nei panni di Gennaro Savastano. Ebbene, l’attore partenopeo ha sottolineato, con notevole veemenza, ciò che rotocalchi, istituzioni e mass media generalisti fingono spesso di non vedere: errore gravissimo, sia dal punto di vista etico che dal punto di vista deontologico.

L’interprete, con fare sarcastico, punzecchia le strombazzature del giorno e svela quella che è la rivoluzione artistica e culturale del capoluogo campano – e non solo quello – attualmente in atto. Perché ragionare per compartimenti stagni preclude ogni possibilità di rinascita; rinascita che si sta insinuando tra gli animi di giovani e adulti divenuti profondamente consapevoli del loro potenziale, ed ha ridato speranza ad una metropoli brulicante di vita, soprattutto tra i vicoli della zona storica e museale della città.

Ovviamente, con ciò non si cerca di sorvolare sulle molteplici problematiche del territorio, che ci sono e permangono in maniera alquanto drammatica; ma è pur vero che, se si vuole ripartire con decisione e gettare le fondamenta per una comunità civile (oltre che responsabile), bisogna cominciare dal basso e protendersi verso l’alto. Un unicum in cui convergano istruzione, educazione, formazione, sensibilizzazione, socializzazione, solidarietà e valorizzazione delle proprie eccellenze, altrimenti il fatalismo (tanto caro a Eduardo De Filippo), l’omertà e la falsa ideologizzazione dell’altro non cesseranno mai di esistere.

E se lo hanno capito studios, produzioni estere e frotte di turisti provenienti da ogni angolo del globo, non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e indirizzarsi verso dei nuovi, quanto beneauguranti orizzonti di gloria.

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Giorgio Longobardi

Multitasking addicted e formatore professionale. Divoratore di film, serie TV, anime e fumetti. Utopista, cultore del libero pensiero e grande appassionato di sport: tra i suoi sogni, quello di realizzare un gol in Premier League.

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