Halloween: la recensione del film presentato alla XIII° Festa del Cinema di Roma

Halloween

Approda alla XIII° Festa del Cinema di Roma  Halloween, diretto da David Gordon Green e che vede tornare Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie.

Halloween di Grenn: un seguito degno del primo

Siamo all’ undicesimo film derivato dall’ originale Halloween del 78 diretto da John Carpenter e, per la prima volta dopo 40 anni di attesa, abbiamo di fronte un oggetto cinematografico degno di essere il suo sequel. Lo si intuisce già dai titoli di testa che riprendono quelli del film di Carpenter , ma presentano una zucca di Halloween ammuffita e marcia che, con il ritmo incalzante del motivo creato dallo stesso Carpenter, riprende vita gradualmente, cosi come trova nuovo vigore il male assoluto che è  Michael Myers; pian piano il terrore riprende forma, una forma familiare quanto ancestrale ed inquietante per il boogie man.

Il male come simbolo prima che come corpo

Il male  torna ad avere un valore simbolico, informale e quindi di per sé un peso specifico che non si misura in uccisioni o scene di violenza , ma che ha in se stesso tutti gli elementi per essere oggetto delle nostre paure, un male puro e quindi non soggetto alle nostre regole, che aspetta solo il momento opportuno per trovare un veicolo per prendere una forma.

Il film di David Gordon Green  riparte dalle origini, cancella tutto quello che ne è derivato in seguiti e reboot e ci porta di nuovo alla sfida Michael contro Laurie. Il primo approfitta, come all’inizio della sua storia  quaranta anni fa, di un incidente per evadere durante il trasferimento tra una struttura penitenziaria all’altra. Laurie però non è più una baby sitter sprovveduta, anzi ha sacrificato buona parte della sua vita proprio conscia che questo momento si sarebbe presentato.

Torna Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode, con i lineamenti intaccati dagli anni; anni passati nella paranoia e nel terrore che un nuovo confronto avvenisse, così come appare segnata dal tempo quella  famosa maschera senza una identità riconoscibile e rassicurante di Myers (in realtà era una maschera di William Shatner).

L’inversione dei ruoli nel male assoluto

Vi è un interessante rapporto che Green esplora fra il male e l’ effetto che esso genera nelle vittime. Michael e Laurie sono alla fine l’uno legato indissolubilmente all’altro, due figure iconografiche che vivono e si nutrono in modo deviante della stessa paura, fino ad arrivare ad una inversione cinematografica , ma non  solo, di ruoli, in scene che citano esplicitamente Carpenter , ma con il personaggio opposto a fare da protagonista.

Allo stesso modo questo film di Green tenta con successo di legarsi a quello del 78, riprendendone la struttura di fondo, fatta di una prima parte di attesa e preparazione a quella esplosione di violenza e di tensione che è il terzo atto del film. Alla fine l’Halloween di Green diventa una sorta di rielaborazione dell’originale di Carpenter, un suo doppio, ma al contempo un film con una forte identità.

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