Hostiles, recensione del film con Christian Bale e Rosamund Pike

Hostiles Film Scott Cooper 2017

Hostiles di Scott Cooper ha inaugurato la Festa del Cinema di Roma 2017. Scopriamo insieme di cosa parla il film con Christian Bale e Rosamund Pike.

Rosamund Pike, Wes Studi e Scott Cooper a Roma per presentare Hostiles

Ha preso il via oggi, giovedì 26 ottobre, la Festa del Cinema di Roma 2017. Ad aprire la dodicesima edizione dell’evento, è stato Hostiles, opera diretta da Scott Cooper. Dopo una decennale carriera da attore, il classe 1970 si è dato alla regia, portando sul grande schermo film di discreto successo come Crazy Heart, Out of the Furnace e Black Mass, quest’ultimo risalente ad appena due anni fa.

Una filmografia variegata che, quindi, da quest’anno farà spazio ad un nuovo lavoro, Hostiles. Presentato in anteprima ai Festival di Telluride e Toronto, il film abbraccia completamente il genere western, riportandoci indietro di oltre un secolo. Siamo infatti nel 1982, nel cuore delle terre desolate del Montana.

È guerra aperta tra bianchi e “pellerossa”. I nativi americani rivendicano i propri diritti, mentre i banchi non hanno alcuna intenzione di riconoscerglieli. Il capitano dell’esercito, Joseph Blocker (Christian Bale) viene incaricato di “scortare” un capo Cheyenne, ormai anziano e malato, nella Terra degli Orsi. Prima accecato dalla rabbia, poi pronto ad eseguire l’ordine, l’uomo sarà protagonista di un viaggio che gli cambierà la vita.

Gli spettatori si trovano ad essere testimoni di un conflitto che, in quel contesto storico, sembra ormai radicato nelle viscere di ciascun uomo. Sembra quasi che tutti siano nati con quella brama e quel desiderio di porre fine alla vita l’uno dell’altro, in nome di chissà quale giustizia. Ma poi il tempo passa, ci si guarda indietro e si capisce che si sono vissuti più anni di quanti ne restino ancora da vivere. A quel punto, dentro di sé, tutto cambia. Risulta difficile anche parlare di “vita” quando tutto quello che si fa è agire con disumana brutalità nei confronti di un altro uomo, a tal punto da dimenticare il numero di uomini uccisi nel corso della propria esistenza.

Un viaggio di redenzione verso la riscoperta della fede e della pietà umana

Sin dall’inizio di Hostiles ci si rende conto che, per circa due ore di film, non ci sarà spazio per tenerezza alcuna. Un gruppo di persone, donne e uomini di diversa età, ci verrà presentato in maniera cruda, senza filtro. La loro disperazione è tangibile sin dalla prima volta in cui la macchina da presa si posa sui loro occhi, evidenziando i segni delle trascorse sofferenze. Loro saranno i protagonisti di un viaggio durante il quale tutti cresceranno, umanamente parlando, scambiandosi saggezza e gesti di misericordia.

Una volta raggiunta la meta, nessuno di loro assomiglierà infatti all’uomo partito alcuni giorni prima. Tra rabbia e rancore sembra infatti essersi fatto strada un barlume di pietà, l’ideale per chi sceglie di iniziare a vivere davvero, prima che la propria vita volga al termine, senza il bisogno di guardarsi indietro.

In un mondo, quello attuale, così diviso, nel quale regna sovrana la paura del “diverso”, Scott Cooper accende i riflettori sull’ultima possibilità che abbiamo di tendere il braccio verso il prossimo. La società ha sempre più fame e bisogno di gesti di pietà e, in fondo, nulla è cambiato negli ultimi centocinquant’anni. Gli spiriti si incontrano e sottolineano l’uguaglianza tra esseri umani, al di sopra di ogni razza o colore, tutti destinati a raccogliere quel che si è seminato.

E l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente“, cantava qualcuno qualche anno fa. E non c’è infatti da stupirsi se, proprio per scampare a quel pericolo, a volte si preferisca la morte. Ma poi c’è invece chi, nonostante abbia vissuto il dolore più atroce che possa esistere al mondo, sceglie di aggrapparsi alla vita. Trova, attraverso la fede, il coraggio di cercare, e quindi trovare, un nuovo motivo per cui valga la pena di rimanere al mondo.

Un film denso di emozione che non lascia spazio a grandi colpi di scena ma riesce pienamente a rendere omaggio al genere che tanto bene ha fatto al cinema del secolo scorso. Bella la fotografia ed i colori attraverso cui si alternano il giorno e la notte. Il talento interpretativo dei due protagonisti, Christian Bale e Rosamund Pike, dona spessore ad un’opera destinata a dividere ma che ha di certo inaugurato al meglio la Festa del Cinema 2017.

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Patrizia Monaco

Amante della bella musica, della buona politica e dell'impegno sociale, continua giorno dopo giorno a coltivare la propria passione per il cinema, muovendosi tra i più svariati ambiti della comunicazione. Affronta le indecisioni della vita chiedendosi "Cosa farebbe Ellen Ripley?", sicura così di non sbagliare mai.

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