Hotel Gagarin: la recensione del film con Luca Argentero e Claudio Amendola

Hotel Gagarin film 2018

Opera prima di Simone Spada, Hotel Gagarin, è una spiritosa commedia esistenziale per chi è ancora in cerca del propri sogni.

Hotel Gagarin, “Se vuoi essere felice, comincia”

Nella quotidianità frenetica e generalizzata, sono pochissimi quelli che trovano il tempo per chiedersi se sono contenti della propria vita. Sono ancora meno quelli che riescono sul serio a rispondersi.

Molti aspettano tutti i giorni, coscientemente o meno, l’arrivo della loro grande occasione. E quando arriva, starà a loro decidere se e come coglierla al volo.

In Hotel Gagarin sono tutti in cerca della loro mistica opportunità: la cerca Nicola (Giuseppe Battiston), professore di storia tanto affascinato dalla resistenza armena da averne scritto un film, la cercano Sergio (Luca Argentero), un giovane fotografo che vive alla giornata, e Patrizia (Silvia D’Amico), una spigliata prostituta. La cerca, senza saperlo, anche l’elettricista Elio (Claudio Amendola).

Quando la sceneggiatura di Nicola viene finanziata e un produttore dichiara l’intenzione produrla, saranno tutti coinvolti nell’improvvisato gruppo di lavoro che effettuerà i primi sopralluoghi in Armenia. Valeria (Barbara Bobulova), li accompagnerà nel loro viaggio in veste di organizzatrice.

Appena arrivata in Armenia, la bislacca troupe si trova però confinata nell’Hotel Gagarin che la ospita, causa l’inaspettato scoppio di una guerra, quindi il blocco totale delle comunicazioni tra l’Armenia e il resto del mondo.

Non solo: lo strambo produttore è scappato con i soldi e l’intero progetto cinematografico si sgretola tra le loro mani.

Cosa resta da fare ad un gruppo di persone diversissime costrette alla convivenza forzata in un paese straniero?

Eccola la grande occasione. L’obbligato ed assoluto immobilismo, quello che fa pensare senza distrazioni, quello che costringe le persone a fare i conti con la propria esistenza anche e soprattutto a confronto con quella degli altri.

All’Hotel Gagarin, ognuno inizia allora a perdersi tra i propri sogni, finendo per credere di poterli realizzare sul serio. Per tutti è l’occasione di sperimentare una felicità che nessuno di loro potrà mai dimenticare e che, per alcuni, segnerà la svolta assoluta della vita.

Simone Spada spiega il suo film in ragione della sua esigenza di “raccontare una storia di speranza, sogni, popoli ed essere umani marginali di varia natura e di raccontarla con il sorriso della commedia”.

E lo fa. Senza volerci inserire troppi doppi fondi, senza il bisogno di dover diluire temi attualmente troppo densi. Semplicemente immaginando la reazione possibile e personalissima di alcuni esseri umani all’imprevisto.

Hotel Gagarin Film 2018

Curiosa la scelta di volere il paesaggio armeno, innevato, bianchissimo, sconfinato; “L’Armenia ricorda per certi versi l’Italia del dopoguerra, ricca di tradizioni culturali, territoriali, storiche e religiose, ma al tempo stesso protesa verso un futuro politico ed economico moderno ed aperto”, spiega il regista. E oltre i luoghi, dell’Armenia, Spada non tralascia i volti e i racconti di un popolo lontano, le cui speranze ed i cui sogni parlano una lingua universale.

Il sala dal prossimo 24 maggio, Hotel Gagarin è un film da vedere, perché tutti, ogni tanto, hanno bisogno di qualcuno che racconti loro una favola…. anche chi è fuori allenamento con la fantasia.

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