I, Tonya: recensione del film con Margot Robbie nei panni della pattinatrice statunitense

I, Tonya Film Margot Robbie 2017

Presentato in questi giorni alla Festa del Cinema di Roma, I, Tonya lancia Margot Robbie verso una definitiva consacrazione nel cinema internazionale.

I, Tonya: applausi per il biopic dedicato a Tonya Harding

Presente nell’elenco dei film della Festa del Cinema di Roma, I, Tonya ha di certo rappresentato una delle sorprese più positive dell’evento capitolino. Chissà, forse il nome di Margot Robbie, protagonista del film, aveva fatto storcere il naso a più di un critico internazionale. In fondo, la filmografia dell’attrice non presenta picchi così memorabili dal punto di vista interpretativo. Ecco perché consideriamo una vera e propria “sorpresa” l’opera diretta da Craig Gillespie.

A seguito della sua presentazione in anteprima al Toronto Film Festival, I, Tonya ha collezionato un’ampia gamma di consensi da parte della critica, con un voto medio di 7,8 su 10. Un successo inaspettato che continuerà a crescere nelle prossime settimane, quando cioè il film verrà distribuito nelle sale cinematografiche.

Nato come un classico biopic, il film arriva sul grande schermo con una struttura ricca di dettagli che donano all’intera opera un ritmo incalzante. Non esistono momenti “morti” e tutto scorre in maniera veloce ed avvincente. Come il titolo lascia ben intuire, attraverso la visione del film conosciamo il “dietro le quinte” della vita di Tonya Harding. Classe 1970, la pattinatrice fu la prima sportiva statunitense ad eseguire un triplo axel sul ghiaccio, in una competizione ufficiale.

I, Tonya ci mostra la vita della donna a partire dalla sua infanzia, fino ad arrivare ai tempi moderni. Una parabola sportiva che l’ha vista toccare il cielo con un dito per poi ricadere in un baratro senza fondo. Quel che emerge sin dalle prime sequenze del film è proprio la costante forza che ha portato Tonya a reagire ai numerosi ostacoli, materiali ed emotivi, a cui la vita l’ha messa di fronte.

La parabola di un “fenomeno” statunitense

Apparentemente forte e decisa, ha da sempre sofferto di una profonda insicurezza. Costante, sin dai primi anni vita, è stato il suo bisogno di essere amata, probabilmente da considerarsi come la sua debolezza maggiore. E proprio di questo suo “tasto dolente” hanno approfittato le persone che hanno fatto parte della sua vita, a cominciare da sua madre. Il rapporto conflittuale con la donna ha segnato in maniera indelebile lo spirito della ragazza.

Fragile a tal punto da dover chiedere perennemente scusa, da sentirsi sbagliata e da non capire quando la colpa è davvero propria o di qualcun altro. A tal punto da credere che uno schiaffo ricevuto rappresenti in fondo una dimostrazione d’affetto, proprio perché conseguenza di una “considerazione”. Proprio la voglia di essere considerata dalle persone l’ha spinta a superare il limite consentito e proprio intorno a questo punto di non ritorno gira I, Tonya.

Come ha fatto a passare dalle stelle alle stalle? Come ha fatto a rovinarsi con le sue stesse mani? In una società che, oggi come ieri, ricerca sempre il proprio “fenomeno” da amare, da deridere e giudicare, Tonya Harding ha rappresentato una vera e propria vittima. Nel corso del film la vedi crescere, diventare donna, essere fragile ma allo stesso tempo forte. E ti ritrovi a fare il tifo per lei, a mandare giù un boccone amaro quando ci si rende conto di come siano andate le cose.

Ciascuno, nella sua vita, ha ricoperto un ruolo decisivo nel farla diventare la ragazza sgraziata ed insicura che ha attirato su di sé i riflettori negli anni ’80, prima per il suo talento artistico e poi per l’incidente che ne ha distrutto definitivamente la carriera sportiva. Ma perché dar vita ad un film dedicato proprio a lei?

Margot Robbie punta dritta all’Oscar?

Probabilmente I, Tonya ci ricorda che tutti noi saremmo potuti essere Tonya, se ci fossimo fidati troppo (e troppo a lungo) della persona sbagliata, se non avessimo tagliato in tempo i ponti con un parente “ingombrante”. Cosa sarebbe stata Tonya Harding senza lo sport e senza quell’equilibrio che solo la disciplina artistica riesce a donare? Possiamo solo immaginarlo ma, nel frattempo, abbiamo anche la possibilità di goderci un film di alto livello, con una colonna sonora vincente e con un’impeccabile ricostruzione dei fatti.

La sensazione è poi quella secondo cui Margot Robbie, attraverso la sua interpretazione in I, Tonya (film di cui è anche produttrice), potrebbe davvero puntare ad una nomination ai prossimi Academy Awards. La trasformazione fisica “alla Rocky”, l’intensità del suo ruolo e la capacità di alternare ironia a drammaticità, glielo consentirebbero senza problemi. Da sottolineare, infine, il livello degli attori che l’hanno affiancata sul set, tra cui spiccano Sebastian Stan e Allison Janney, rispettivamente impegnati nel ruolo del marito e della madre di Tonya.

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