Il Filo Nascosto: la recensione del film di Paul Thomas Anderson

Il filo nascosto film

Con Il Filo Nascosto, Paul Thomas Anderson porta sullo schermo l’ultima interpretazione di Daniel Day-Lewis. Una perversa storia d’amore, fatta di contrasti, dipendenze malsane e un’estetica tanto perfetta quanto velenosa.

L’ eleganza del contrasto ne Il Filo Nascosto

C’è un evidente contrasto, che lascia uno strisciante senso di malsano, nelle scelte tecniche e artistiche di Paul Thomas Anderson ne Il filo nascosto. La selezione cromatica è estremamente ricca, ma sembra impressa in un Technicolor datato e sbiadito, a tratti logorato. Alla musica che avvolge delicatamente le immagini del film, alternando con estremo equilibrio il contrappunto melodico e quello dissonante, si sovrappone un invadente uso di suoni amplificati, metallici, stridenti. Alla sorella Cyril (Lesley Manville), dal bagaglio espressivo costruito ed esplicito si sostituisce il volto etereo e l’immagine diafana di Alma (Vicky Krieps).

Che il tema sia il binomio tra fascinazione e repulsione, tra dominante e dominato è chiaro fin da subito, ma se in altre sue pellicole era affrontato con strutture narrative molto più articolate,  qui l’eclettico regista californiano riduce tutto ad una storia minimalista, sobria come i vestiti che vediamo sfilare, di relazione uomo/donna. Sarebbe meglio dire donne, visto che il protagonista si confronta anche con la sorella che fa le veci di sua” tutrice” e con un fantasma  materno che lancia una lunga e lugubre ombra e sottolinea le fragilità che il personaggio cerca in vano di celare. P.T.

La complessa tessitura  di Paul Thomas Anderson

Anderson tesse attraverso la macchina da presa un arazzo complesso, pur raccontando una storia dalla trama semplice, ma dalla unione tutt’altro che scontata con un ordito che da luogo a intrecci profondi, contorti, indistricabili.Tre atti compongono elegantemente il film, ognuno scandito da un titolo volutamente nascosto fra le cuciture dei vestiti del protagonista. Il primo e meno evidente è l’etichetta tessuta che riporta il nome dello stilista Woodcock, il secondo riporta  il nome di Alma, i due protagonisti. Infine compare, nascosto in un risvolto di un abito da sposa un ultimo messaggio: never cursed che Alma trova e se ne libera perché la maledizione in modo subdolamente romantico vuole che ci sia. La tela su cui Anderson compone la sua opera racconta di un amore che è malattia e cura, dolore e sollievo, ma in senso proprio e viscerale, non edulcorato e poetico Un rapporto di reciproca dipendenza, di bisogno dell’altro per quanto disturbante e che va vicinissimo ad essere di vicendevole annientamento. Il nutrimento che è aggiunta di materia al proprio corpo per via enterale diviene distruttivo per un protagonista che decostruisce il corpo femminile, riducendolo a minimi termini numerici e lo rimodella in modo artificioso,  per sovrapposizione di tessuti, cuciti per essere portati dalle sue muse come strumento artistico ma al contempo armatura.

L’amore come reciproco gioco di poteri perversi e pericolosi

È un universo strano e distorto quello descritto ne Il filo nascosto, dove se vuoi creare una relazione di coppia devi divorare reciprocamente i singoli e diventare un ibrido di due metà perversamente deformate, muovendoti su quella linea sottile, più di un filo, quasi invisibile, che separa il rapporto simbiotico dalla infestazione parassitaria. Se nella fusione di due atomi si ottiene una nuova particella di peso pressoché identico alla somma dei due monomi, nel film sembra che dalla unione di due persone l’energia vitale (e funesta al contempo) sprigionata derivi da un consumo canceroso, seppur  voluto, di entrambi. Una energia che rimane incarcerata in una pulsione ancestrale, tanto creativa  quanto distruttiva.

Il film è disponibile in Home Video nei formati DVD e Blu-Ray dal 20 giugno 2018.

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