Il grande freddo di Lawrence Kasdan compie 35 anni

il grande freddo

Compie 35 anni Il grande freddo di Lawrence Kasdan, il film che negli anni 80 ragionava sulle proteste del 68 e sullo scontro fra ideale e reale.

Il grande freddo e lo scontro fra ideale e reale

Inizia con una idilliaca scena da famiglia borghese Il grande freddo: un padre che fa il bagno al figlio, la moglie che risponde al telefono. Quelle poche terribili luttuose parole, sussurratele al telefono e non udibili da noi spettatori, sono leggibili nello scambio di sguardi di Sarah ( interpretata da Glen Close) e Harold ( che ha il volto di Kevin Kline). Seguono dei bellissimi titoli di testa che, sulle note di I Heard It Thtough the Grapevine cantata da Marvin Gaye (il film vanta una colonna sonora eccezionale), alternano spezzoni dei viaggi degli amici di Alex verso il suo funerale e delle loro vite congelate nel mondo cinico e reale, alla preparazione scrupolosa e minuziosa della salma del suicida. Non vedremo mai Alex , di lui scorgiamo solo pochi significativi particolari, fra cui i tagli sul polso; eppure ad interpretarlo è Kevin Costner.

Il protagonista assente de Il grande fredddo

Non vediamo Alex eppure lo percepiamo, come presenza in questo cast d’ ensemble, le cui caratteristiche descrivono, come fosse un negativo di pellicola, l’ immagine di quest’ uomo capace di rendere ogni personaggio completo. Il suo ricordo e la sua riscoperta, anche attraverso oggetti feticcio come la sua giacca di pelle, sarà il segreto di ognuno di loro per ritrovare o almeno ricordare quello che era un tempo il loro corpo identitario.

Qui è la scelta più radicale di Kasdan, ridurre un attore già allora iconografico ad un mcguffin che faccia vivere questo week end fuori dal tempo reale ad un gruppo di amici che avevano fatto i contestatori nel 68 all’ università del Michigan. Poi torneranno  tutti ad un modus vivendi legato al concreto, cosa assai diffusa nei primi anni 80 in cui la storia è ambientata. Non Alex, lui era rimasto legato indissolubilmente a quel ruolo di collante di idee e ideali che era quel gruppo e la vita quotidiana deve averla trovata insostenibile.

Il film vanta un cast di stelle, tutte perfettamente in parte, e una sceneggiatura solida e machiavellicamente congegnata.
Innumerevoli le scene che sono passate alla storia, dal rassettare la sala a tempo di musica e improvvisando coreografie, alla partita di “football” sulle note di Good lovin’, sino all’ ultima notte nella quale l’ incontro fra i protagonisti diviene sessuale.

Un freddo glaciale

Una istantanea del mattino seguente conclude il film. La cricca di amici fa colazione e si promette di mantenere i contatti. Kasdan è magistrale nel saper serbare  una sottile linea fra l’ ironia e il dramma e nel mostrarci dei legami profondi quanto fragili e contraddittori. L’ ultima immagine avrà anche ” Joy to the world” a scandire i titoli di coda , ma sono le lettere finali di un messaggio molto più cupo, benché egregiamente camuffato. Per un week end Alex riunisce i suoi compagni, ma il prezzo che paga e il vuoto che lascia sono di un freddo glaciale.

Video: criterioncollection

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