Il Grinch: il diabolico folletto verde commuove tutti con la sua sincerità

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La nuova versione animata del mostriciattolo verde di Dr. Seuss, ci mostra un Grinch diabolico, ma anche limpido, sincero, e pieno di buoni sentimenti.

Il Grinch: un nuovo film da aggiungere alla lista dei classici natalizi

Quest’anno, sembra che il Natale voglia scaldare il cuore dei bambini ancora più precocemente di quanto non sia avvenuto in passato: facendoli sognare, al cinema, con racconti fiabeschi già destinati ad aggiungersi all’intramontabile lista dei classici natalizi.

La cosa è più apprezzabile di questi ultimi film è data sicuramente dal fatto che, sebbene gli effetti visivi superino di gran lunga quelli del passato, al punto da poter funzionare quasi come stucchi mirabolanti, capaci di nascondere la pochezza e l’inconsistenza della trama, non per questo sono scomparsi i buoni sentimenti, i quali continuano a governare i film del periodo più dolce dell’anno e, in generale, tutto il cinema d’animazione.

Quest’anno, accanto all’albero, mentre gusteremo panettoni canditi, spiluccheremo castagne sul fuoco e biscotti pan di zenzero dalle forme graziose, quando sonnecchieremo vicini un caminetto crepitante e sfavillante di strenne d’argento, ai vari Nightmare Before Christmas, Una poltrona per due, Miracolo sulla 34A strada, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, A christmas carol, potremo aggiungere due nuovi classici natalizi, di cui uno è arrivato in sala ad allietarci già il 31 ottobre, entrambi ispirati a racconti apprezzatissimi, ambientato in questo magico periodo.

Proprio così, perché, checché se ne dica, il meraviglioso film, di produzione Disney, Lo schiaccianoci e i quattro regni, è riuscito nel difficile intento di trasmettere, in un forma spensierata, e accessibile ai bambini, l’ispirazione classica del racconto di Ernst Hoffman e del balletto di Tchikowsky, riprendendone l’aura magica e natalizia, in un lavoro di notevole raffinatezza, capace di trasfonderlo nel linguaggio sognante del fantasy moderno.

Un lavoro che segna la capacità dei due registi Hallstrom e Joe Johston di attraversare la sensibilità di diverse epoche, fondendo il classico e il moderno in uno stile eclettico e universale.

Una semplicità di stile che certo non è sfuggita al pubblico dei bambini, capace di commuoversi per tutto ciò che dimostri la purezza invidiabile dell’esprimersi nel modo più sincero.

Non molto diverso è il caso della versione animata de Il Grinch, uscito nelle sale italiane il 29 novembre, il diabolico e solitario folletto verde, che prende vita in un noto racconto dello scrittore statunitense Theodor Seuss, e che aveva visto già una trasposizione filmica nel 2000, con il polimorfo Jim Carrey nella parte del mostriciattolo.

Nonostante il bravo Jim Carrey, tuttavia, pare proprio che, quest’anno, il Grinch diretto da Ron Howad debba cedere alla nuova versione animata il suo posto di classico natalizio.

Ciò che difettava maggiormente nel Grinch del 2000 era, infatti, un’atmosfera oltremodo barocca, artificiosa, eccessivamente leziosa e melensa, alla quale facevano da protagonisti più i gesti clowneschi e istrionici del talentuoso Carrey che non i buoni sentimenti e la capacità di trasmettere emozioni pure a un pubblico di bambini. Per questi, vi erano canzoni zuccherose ed eccessive che cariavano i denti, intervallate alle facce vezzose e sorridenti degli abitanti di Chinonso, con orecchie da gatto e musetti paffuti: la stessa Cindy Chi Lou, nella versione con Carrey, appariva veramente insopportabile nella sua melensa e traboccante sdolcinatezza.

La versione animata de Il Grinch, pur non distaccandosi molto dalla versione del 2000, anche questa abbastanza fedele al racconto, riesce proprio in ciò in cui il film di Howand non era riuscito: la semplicità. Il Grinch riesce a commuovere i bambini per la sincera e diretta limpidezza con cui il folletto verde esprime il suo odio verso il Natale e per la non più difficile linearità con il quale se ne innamora.

Troppo complessa la storia d’amore finita male utilizzata, nel film con Carrey, al fine di giustificare, tanto pretenziosamente, l’avversione del Grinch verso le festività; molto più efficace il burtoniano flashback, dove si vede il solitario mostriciattolo passare un Natale in completa mestizia, con nemmeno un’ombra con il quale condividerlo.

Il tutto è arricchito da un serie incredibile di gag che non perdono mai di mordente – divertentissima la scena iniziale in cui il Grinch lancia oggetti verso la sveglia che continua a suonare canzoni natalizie, o il grido stridulo e onnipresente della renna in amore – e apprezzabile anche la scelta di personaggi molto più schietti e sinceri nella loro limpida e cristallina volontà di esprimersi. Cindy Chi Lou appare qui come una ragazzina adorabile e amorevole, con una grandissimo rispetto per la madre, che vorrebbe vedere più felice e meno impegnata con il lavoro, e senza la minima ombra di artificio. Una bambina come vorremmo conoscerla nella realtà e non in una fiaba melensa. Una bambina come tutte.

Adorabili e grotteschi anche il cane Max e la renna obesa Fred.

Il mondo fiabesco e vibrante di luci natalizie che viene mostrato nella città di Chissà non appare per nulla barocco se confrontato con la grotta spoglia abitata dal Grinch, essendo il suo sfarzo fiabesco giustificato dalla totale assenza di vivacità in cui vive il mostriciattolo peloso.

Il modo in cui il Grinch arriva ad amare il Natale, e il discorso finale con cui lo loda, commuove perché è semplice, naturale e giustificato dall’evoluzione esistenziale ed emozionale del personaggio.

Un racconto puro, in cui i buoni sentimenti trionfano in modo spontaneo e naturale, senza alcun artificio e ricerca della lacrima facile.

A sottolineare l’influenza burtoniana della regia vi sono le musiche splendide di Danny Elfman, storico collaboratore dello scapigliato regista. La voce del Grinch, nella versione originale, è stata prestata da Benedict Cumberbatch, mentre in quella italiana vi è Alessandro Gassman.

Il Grinch è diretto dai due registi Yarrow Cheney e Scott Mosier, ed è stato accolto in modo piuttosto eterogeneo dalla critica; ma si sa che, in un lavoro come questo, nel quale si cerca di recuperare lo spirito dei racconti classici del Natale, e di offrirli nuovamente ai bambini di oggi, la critica dovrebbe essere più clemente e più bonaria nei suoi giudizi.

Per quest’anno, dunque, aggiungete pure il Grinch, e Lo schiaccianoci e i quattro regni, tra i film da vedere a Natale, e considerateli pure i nuovi classici natalizi.

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