Il Permesso, recensione: al cinema il nuovo film di Claudio Amendola, tra vendetta e redenzione

Il Permesso Film Claudio Amendola

Recensione de Il Permesso, film che segna il ritorno alla regia di Claudio Amendola e che vede nel cast Luca Argentero, Giacomo Ferrara e Valentina Bellè.

Claudio Amendola torna alla regia con Il Permesso, un noir fatto di adrenalina e regolamento di conti

A tre anni di distanza da La Mossa del Pinguino, il neo regista Claudio Amendola torna dietro la macchina da presa per Il Permesso – 48 ore fuori, film che arriverà nelle sale italiane a partire da giovedì 30 marzo 2017.

Ma se nella sua opera d’esordio, l’attore romano portava sul grande schermo una commedia i cui protagonisti, attraverso lo sport, riuscivano a riscattarsi a livello sociale e famigliare, ne Il Permesso, i quattro personaggi principali si muovono nei meandri di una pellicola prettamente noir, la quale non lascia molto spazio all’ottimismo e alla speranza. Ad interpretare il poker di protagonisti intorno al quale si sviluppa l’intero film, sono Luca Argentero, Valentina Bellè, Giacomo Ferrara e Claudio Amendola, che quindi si presta sia al ruolo di regista che a quello di attore.

Dopo aver preso parte a decine e decine di film, l’attore romano ammette di sentirsi profondamente “vivo” quando si ritrova a dirigere un gruppo di colleghi, rispondendo alle domande di tutti, guidando la troupe e quindi dando forma a tutto ciò che gli passa per la mente. Con Il Permesso – 48 ore fuori, sembra quasi che il regista abbia voluto seguire la propria natura, e dunque le proprie preferenze cinematografiche, aprendosi a scene di azione ed andando ad affiancare le vite di individui apparentemente loschi ma che, nel corso del film, manifestano tutta la loro umanità. Claudio Amendola non rinuncerà a quel sound, quei primi piani e quegli scontro a fuoco propri del genere western che tanto lo appassiona e che, per sua ammissione, lui stesso spera di veder presto nel panorama cinematografico italiano.

Ne Il Permesso, i protagonisti sono Donato, Angelo, Luigi e Rossana. Cosa hanno in comune questi quattro personaggio? Forse tutto o forse niente ma, pur non conoscendosi, si ritrovano contemporaneamente ad uscire dal carcere di Civitavecchia per un permesso speciale di due giorni. Sin da quando mettono piede fuori dal penitenziario, negli occhi di Donato e Luigi si legge un obiettivo ben preciso, ovvero quello di regolare i conti con il passato, sistemando le situazioni che si sono venute a creare durante il loro periodo di reclusione. Gli altri due, Angelo e Rossana, sono giovanissimi e sono finiti dentro per delle bravate fatte non tanto perché criminali veri e propri, quanto piuttosto per dar voce a quell’animo ribelle che ormai caratterizza gran parte dei loro coetanei.

Recensione e trailer del film con Luca Argentero, Valentina Bellè e Giacomo Ferrara

Per quanto, al principio, il film trasmetta allo spettatore la sensazione che presto o tardi le strade dei protagonisti arrivino ad avere dei punti in comune, soltanto Angelo e Rossana avranno modo di incrociare le proprie strade. Sono cresciuti in maniera opposta: lei fa parte di una famiglia benestante, vive nella zona ricca di Roma e nella vita ha sempre ottenuto, dal punto di vista materiale, tutto ciò che desiderava; lui vive invece in periferia, non ha alcuna figura famigliare su cui poter contare e l’unico punto di riferimento che ha è la sua comitiva di amici; eppure, basterà il loro essere quasi coetanei e l’aver condiviso l’esperienza del carcere, a portarli a condividere la medesima speranza per il futuro e la stessa voglia di riscatto.

Le 48 ore durante le quali si svilupperà Il Permesso, tra Roma e Pescara, ci metteranno così di fronte a quattro filoni narrativi che verranno valorizzati attraverso un buon lavoro di montaggio alternato. La recitazione dei quattro attori si presenta di ottimo livello e, togliendo l’ormai consolidato talento di Claudio Amendola, a stupire piacevolmente sono le interpretazioni dei giovani Valentina Bellè e Giacomo Ferrara, nonché quella di Luca Argentero che, per la prima volta, abbandona il classico ruolo del bello e figo che lo ha accompagnato nella maggior parte della sua carriera, raggiungendo in questo caso un perfetto mix tra il Brad Pitt di Fight Club, il Sylvester Stallone di Rocky ed il Di Caprio di Revenant. Ne Il Permesso lo vedremo infatti sporco, non solo esternamente ma anche nell’anima, graffiato da un’intensa brama di vendetta e pronto a seguire esclusivamente la luce del suo faro, in questo caso rappresentato da sua moglie Irina, vittima del passato da boxer che lo ha visto impegnato in gare clandestine.

Nel corso del film assisteremo poi all’evoluzione dei singoli personaggi, un cambio quasi radicale delle loro personalità, dei loro intenti, quasi costretti ad arrendersi alle vicissitudini della vita. Sceglieranno di affrontare a loro modo la parentesi di libertà che gli è stata concessa, dimostrando solo in parte quanto la detenzione gli abbia insegnato qualcosa, soprattutto apprezzare i dettagli della vita, da un buon caffè ad un pasto da condividere con amici e parenti, fino ad arrivare al percorrere chilometri a piedi senza che qualcuno ti ponga alcun limite.

A guidare i personaggi verso una relativa “retta via” sarà l’amore, nutrito nei confronti delle figure femminili che fan parte della loro vita, e quindi una moglie, una madre o la ragazza appena conosciuta. Lo spettatore si chiederà sin da subito come mai i quattro protagonisti siano finiti dietro le sbarre, arrivando solo in parte a comprendere cosa sia accaduto nel passato di ciascuno di loro. Forse è questo il dettaglio che più fa storcere il naso al termine della visione, ma anche quel finale forse lasciato “troppo aperto” che precede i titoli di coda.

Da sottolineare è però il coraggio di Claudio Amendola di mettersi in gioco, aggiungendo un nuovo tassello a quel puzzle di genere “action movie” che in Italia sta prendendo piede solo negli ultimi anni, sulla scia del medesimo filone cinematografico già largamente sperimentato in Francia e negli Stati Uniti. Un buon lavoro di sceneggiatura, sviluppata intorno al soggetto firmato da Giancarlo De Cataldo e capace di conquistare sin da subito il produttore Claudio Bonivento.

Chiaro ed azzeccato il riferimento a Suburra, quando cioè Angelo viene accompagnato nella sua casa e lì, all’entrata del condominio, spicca come civico quel n.8 che nel film di Sollima rappresentava il protagonista interpretato da Alessandro Borghi, proprio colui che uccise il personaggio di Giacomo Ferrara.

Soltanto in alcuni momenti si rischia di perdere di vista l’obiettivo del film, di dimenticare la storia individuale dei protagonisti, finendo così a non veder nascere una vera e propria empatia con ciascuno di loro. Buona invece la lente di ingrandimento posta su uno spaccato di realtà relativo al mondo dei giovani d’oggi, in parte disorientati e, proprio per questo, spinti a seguire l’esempio dei loro genitori, buono o cattivo che questo sia.

Un mix di suspense, di adrenalina e sentimenti, scanditi dalla costante sensazione che in fondo nessuno dei protagonisti possa dirsi davvero al sicuro. Insomma, ne Il Permesso troviamo un po’ di tutto, e questo “tutto” sarà disponibile in oltre duecento sale italiane, a partire da giovedì 30 marzo 2017.

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