Il Premio: recensione del film di Alessandro Gassmann con Gigi Proietti e Anna Foglietta

Il Premio film Alessandro Gassmann 2017

Alessandro Gassmann torna alla regia con Il Premio, road movie che vede protagonista lui, Gigi Proietti, Anna Foglietta e Rocco Papaleo.

Il Premio, un road movie ricordando papà Vittorio

“L’istinto della fuga esisterà sempre: anche se Pascal consigliava di passare la vita in una stanza”: con queste parole si esprimeva anni fa Vittorio Gassmann. Oggi, sul finire del 2017, suo figlio Alessandro racconta proprio una forma di “fuga” nel suo nuovo film, Il Premio. In realtà, ciò che prende forma sul grande schermo è un vero e proprio road movie, le cui vicende si sviluppano all’interno di una macchina dove siedono alcuni big del cinema nostrano. In primis, c’è l’immenso Gigi Proietti, accompagnato da Rocco Papaleo, Anna Foglietta e lo stesso Alessandro Gassmann.

Il regista ammette di aver da sempre ricreato, nella propria mente, l’immagine di suo padre Vittorio intento a ritirare i vari Premi alla carriera ricevuti nella seconda parte della propria esistenza. Le frasi che Gigi Proietti pronuncia nel corso del film, sembrano proprio testimoniare il motivo per cui il grande Vittorio abbia scelto di creare arte fino ai suoi ultimi giorni: la celebrazione del passato non era certo la sua maggiore ambizione.

Attenzione però a definire Il Premio come un film autobiografico: non lo è ma sarebbe ipocrita non ammettere che la presenza di papà Gassmann venga percepita in gran parte delle sequenze filmiche. Già le scelte del cast portano con sé il tenero ricordo di un cinema che non c’è più: Gigi Proietti, accettando di recitare nell’opera, mette in evidenza l’affetto per un collega ma soprattutto un amico, testimoniato già nel film del 1982, Di Padre in Figlio. Lo omaggia con delicati rimandi al gesticolare e al parlare dello stesso Vittorio.

Un cast capace di equilibrare al meglio dramma e commedia

Ne Il Premio ritroviamo anche Rocco Papaleo che, destino vuole, ha condiviso il set con Gassmann proprio nell’ultimo film a cui ha preso parte l’indimenticabile attore (La Bomba di Giulio Base, 1999). A loro viene aggiunta Anna Foglietta che, seppur faccia parte di un’altra generazione cinematografica, ha di certo ripreso l’assoluta professionalità che rappresentava Vittorio Gassmann.

Una volta fatta questa premessa, concentriamoci sul film in uscita domani, mercoledì 6 dicembre. Il Premio vuole far divertire senza cadere del demenziale. Attinge, piuttosto, al classicismo della commedia all’italiana, servendosi del talento e dell’esperienza dei propri interpreti. La leggerezza con cui vengono trattati alcuni temi si alterna alla “pesante” malinconia che emerge dagli occhi di Giovanni Passamonte (Gigi Proietti). La camera stringe spesso sull’espressione dell’uomo, pronta ad accogliere sfumature di comprensione, saggezza e voglia di vivere senza prendersi troppo sul serio.

Il film si sviluppa attraverso un crescendo costante. Il pubblico sa bene dove è diretta la sceneggiatura ma non possono immaginare in che modo si arriverà all’exploit finale. Sotto la lente di ingrandimento finiscono diversi legami famigliari, da quello padre-figli a quello fratello-sorella e via dicendo.

L’autorità paterna e la “bulimia affettiva” dei suoi figli

Non conosciamo fino in fondo cosa abbia fatto il protagonista del film per meritare il Premio Nobel ma siamo testimoni di tutta la stima che il mondo riserva nei suoi confronti. Una croce ed una delizia per i due figli, interpretati al meglio da Anna Foglietta e Alessandro Gassmann: entrambi sentono quasi il peso della responsabilità per essere figli di una figura così importante come Passamonte. Lei è talmente innamorata della figura paterna da volerne seguire le orme, illudendosi di avere lo stesso talento letterario. Lui si trova in difficoltà sia nell’essere figlio di Passamonte che nell’essere padre di Andrea (Marco Zitelli, al suo esordio come attore).

Anna Foglietta, forse anche aiutata dall’esperienza teatrale de La Pazza della porta accanto (diretta proprio da Alessandro Gassmann), riesce a donare credibilità al proprio personaggio, portatrice sana di quell’isterismo che in fondo non è altro che insaziabile fame d’affetto.

I protagonisti, costantemente alla ricerca della propria dimensione, si scoprono meno sicuri di quanto pensavano di essere all’inizio del viaggio ma capiranno anche di poter finalmente contare sull’affetto l’uno dell’altro poiché, come lo stesso Gigi Proietti ammette nel finale, in fondo “nessuno si salva da solo”.

Il Premio ci rende partecipi di un viaggio intenso e toccante, a tratti spensierato ma anche saturo di nuove consapevolezze. Vi sembrerà di trovarvi all’interno dell’automobile, di poter toccare gli stati d’animo dei passeggeri, di respirare l’aria pulita delle montagne o di lasciarvi andare in un quartiere sperduto della Danimarca.

Da sottolineare è la capacita dei più giovani, Matilda De Angelis e Marco Zitelli, di lasciar emergere quella spensieratezza che nel film sembra aver saltato una generazione. A loro, inoltre, è da riconoscere il merito di una colonna sonora praticamente perfetta.

Una piccola curiosità extra-cinematografica: in un certo momento del film, Alessandro Gassmann dichiara tutta la propria repulsione nei confronti della Svezia. E dire che i play-off per Russia 2018 non si erano ancora svolti…!

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