In Viaggio con Adele, recensione: quel certo moralismo che fa storcere il naso

In Viaggio con Adele film 2018

IL 18 ottobre è arrivato nelle sale “In Viaggio Con Adele” dell’esordiente Alessandro Capitani con Alessandro Haber, Isabella Ferrari e Sara Serraiocco.

Alessandro Capitani dirige il road movie In Viaggio con Adele

Presentato in anteprima in occasione dell’apertura della Festa Del Cinema di Roma, In Viaggio Con Adele è l’ultima fatica diretta dal regista indipendente Alessandro Capitani e scritta da Nicola Guaglione. Il film vede protagonisti, al centro di una storia decisamente dolce-amara, Alessandro Haber, Isabella Ferrari, Sara Serraiocco e Patrice Leconte.

Siamo ad una festa di compleanno: una signora di circa cinquant’anni indossa un bel vestito rosso succinto mentre si appresta a spegnere le candeline poste sulla sua torta. Tutto sembra perfetto peccato che la donna non soffierà mai sugli anni trascorsi, colta da un malore mortale improvviso.Sulla scena della disfatta,  una ragazza facendosi spazio tra la folla di parenti preoccupati,  attaccherà un post-it rosa con su scritto “mamma morta”.

Adele (Sara Serraiocco) si presenta al suo spettatore in questo modo, soffiando le candeline al posto della sua povera madre. Una scena tragicomica come questa dovrebbe farci ben sperare sulle intenzioni della commedia, soprattutto sulla scrittura di un personaggio strambo come quello di una ragazza travestiva da coniglio rosa e con un hobby a dir poco maniacale: fissare post-it rosa come se non ci fosse un domani. Nel frattempo, a chilometri di distanza, Aldo (Alessadro Haber) sta vivendo uno dei momenti più sconvolgenti della sua vita: dopo anni di carriera alle spalle in qualità di attore teatrale, appoggiato da Carla (Isabella Ferrari), la sua agente, amica ed amante, sta per vivere la sua grande opportunità, cioè avere una parte in un film francese con la bellissima Marion Cotillard.

Tutto risulta chiaro e lineare fin qui, ma soprattutto ritmato da battute che accompagnano lo spettatore, fino alla fine del film, anche quando i toni di questa commedia assumono una vena amara e piuttosto drammatica. Aldo verrà sconvolto infatti dalla morte della mamma di Adele, un tempo sua compagna, ma non solo, scoprirà di essere padre e non di una figlia qualunque ma proprio della strampalata ragazza “pink rabbit”. Con l’obiettivo di dirle la verità, di liberarsi dell’inconveniente alla vigilia della sua futura ascesa cinematografica, Aldo partirà con Adele alla guida di una vecchia cabrio, risalendo dalla Puglia verso una meta progressivamente sempre più incerta.

In viaggio con Adele
Sara Serraiocco e Alessandro Haber in una scena del film

In viaggio con Adele ha una morale: «Non facciamoci sconvolgere dalla realtà, non impauriamoci davanti a ciò che reputiamo diverso e soprattutto apriamoci l’uno con l’altra a dei cambiamenti improvvisi che talvolta stravolgono le nostre esistenze così superficiali e piene di etichette». Una bellissima morale, se non fosse che il legame narrato tra Adele ed Aldo sembra imitare malamente il rapporto tanto amato tra Carlo Verdone ed Asia Argento nel cult “Perdiamoci di Vista”.

Nell’opera filmica di Capitani, a far cilecca è proprio la verità. La verità è quella del rapporto un po’ troppo macchietta, che si costruisce man mano tra un padre naif e ipocondriaco e una figlia che si definisce “neurodiversa”. Quella di un uomo che non accetta la sua nuova identità di padre, quella di una giovane donna con vari problemi psicologici costretta in una vita isolata e senza genitori. Tutto sembra purtroppo appiattirsi seguendo uno schema elementare: Aldo e Adele non si conoscono, da perfetti sconosciuti si scopriranno familiari, dalle loro diversità si ritroveranno complementari ed indivisibili.

Stona quindi la verità, i tempi inesorabilmente poco comici ed elementari, le riflessioni senza verve tra due persone cosi diverse eppure necessarie in fondo l’uno per l’altra. In Viaggio con Adele avrebbe tutti gli ingredienti per qualificarsi come una riscoperta, un ritorno ad un road-movie che ricalca orme del passato, quelle già tracciate nei successi del regista ed attore Carlo Verdone, quando però comicità per fortuna faceva rima con veridicità.

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