Insatiable, recensione: Netflix lancia la serie tv tanto discussa

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Il trailer di Insatiable ha scatenato una petizione per non rendere pubblica la serie, ma Netflix difende il suo prodotto che dal 10 agosto è disponibile nel catalogo.

Body shaming, disturbi alimentari e omosessualità nella la serie Insatiable

Insatiable ha come protagonista un’adolescente grassottella e per questo emarginata di nome Patty Bladell (Debby Ryan). Già dall’incipit quindi la nostra mente associa Patty Bladell alla cara protagonista con trecce e occhiali de Il Mondo di Patty (Laura Esquivel). A parte il nome però le due sono completamente differenti. L’insatiable Patty Bladell colma il suo vuoto prima con il cibo, poi con i concorsi di bellezza.

La domanda è: come fa una ragazza sovrappeso a partecipare ad un concorso di bellezza? No, purtroppo non hanno creato dei contest in cui la bellezza esteriore non è più standard, ma hanno semplicemente fatto dimagrire Patty con un mcguffin poco credibile che però dà inizio alla storia: fa a botte con un barbone che le rompe la mandibola e voilà, con la dieta liquida Patty (che era già bella) diventa una ragazza da copertina, che però prima deve affrontare l’udienza per la rissa. A salvarle la fedina penale e a cambiarle la vita ci penserà Bob (Christopher Gorham): un avvocato da quattro soldi con la passione per i concorsi di bellezza, nel tempo libero (quasi tutto) fa da coach alle ragazze per renderle vincenti ai concorsi, le trucca e gli insegna ad andare sui tacchi, e in tutto ciò è anche sposato con una donna, Coralee (Alyssa Milano) una dei pochi personaggi della serie ad avere una personalità più incisiva.

Patty e Bob si completano come pane e nutella, entrambi ex obesi ed entrambi necessari l’un l’altro, Patty vuole rivendicare il suo passato in cui veniva bullizzata e Bob deve far rinascere una carriera crollata a causa di una falsa accusa di molestie su minori.

Insatiable così sparge su 12 (troppo) lunghe puntate una trama già di per sé banale e raccontata in modo trash, surreale a tratti volgare. Siamo sempre sullo sfondo di un liceo americano dove una ragazza viene presa in giro per il suo peso e passa la giornata ad abbuffarsi davanti la tv e a demonizzarsi per essere diversa. La madre è un’alcolista, il padre non c’è e a starle accanto ci sono solamente la sua migliore amica che in realtà è innamorata di lei e quindi la vede già bella, e il cibo che si sa, non ti giudica. È ovviamente innamorata di Bob, anche se ad un occhio più critico si può vedere una forma di amore che serve a colmare la mancanza della figura paterna piuttosto che un amore carnale.
Come tutti gli altri, anche lei risulta un personaggio poco credibile e per quanto il problema dei disturbi alimentari sia così comune alla maggioranza degli adolescenti non si crea empatia, anzi quasi uno straniamento. Patty continua a toccare il suo fisico longilineo e dirsi quanto si veda grassa, eppure nella scena successiva la vediamo in minigonna e decolté al vento pronta a sfilare per accaparrarsi la corona.

Insatiable vorrebbe essere l’altra faccia della medaglia di Tredici, se quest’ultima punta tutto sul drammatico, la prima invece vorrebbe essere una commedia anche se in fin dai conti da ridere c’è ben poco, anzi forse l’unica sensazione che suscita la serie è quella della psicosi visto che nessuno dei personaggi sembra completamente sano di mente, o addirittura “indemoniato”.

Ha fatto scalpore già il trailer, infatti change.org creò una petizione per non mandare in onda la serie del catalogo Netflix, la produzione però risponde che ciò non sarà fatto perché la serie meritava almeno una chance.

Insatiable

Le accuse erano quelle di body shaming: esagerazione o realtà?

Se già il secondo episodio si intitola “Essere magri è magico” di sicuro non siamo sulla strada giusta. È davvero deludente vedere come, nonostante la consapevolezza della gravità dei problemi alimentari e psicologici dei giovani, ancora non si sia trovato il modo corretto per metterli sullo schermo. La sceneggiatura è stracolma di frasi sbagliate che incitano alla magrezza come unica via di felicità, e anche gli adulti sono portatori di questa ideologia. I disturbi alimentari sono un argomento difficile da trattare, e piuttosto sarebbe meglio non farlo.

È strano immaginare che la serie sia ideata da Lauren Gussis, la quale ha dato la maternità alla famosissima Dexter di Showtime, ma che stavolta ha creato un prodotto probabilmente ispirandosi al concetto di “melius abundare quam deficere” e ha buttato dentro ogni singola tematica del mondo adolescenziale, patinato e tipicamente americano amalgamato da una buona fotografia, ottimi costumi e scenografia e da un cast perfettamente in linea con il mood.

Insatiable, nonostante le critiche, non andrebbe cancellata. Anzi, dovrebbe essere un invito a vedere cosa non va fatto con un teen drama.

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