IT vs IT: il confronto tra i Pennywise dei film tratti dal libro di Stephen King

IT

IT vs IT. Prima e dopo. Un duello generazionale scandito da due trasposizioni tratte dal seminale romanzo horror di Stephen King.

La duplice anima di IT, fenomeno multimediale senza tempo

Quella moderna, è un’epoca in cui difficilmente ci si impressiona, anche quando l’evento in corso gioca su coinvolgenti spartiti emotivi. Però, quando l’eccezione che conferma la regola si fa avanti facendosi beffe delle stereotipie, allora bisogna fermarsi e riflettere, con cura, sulla sua carica innovativa. Ventisette anni dopo la miniserie televisiva, IT ha fatto il proprio ritorno in una veste cinematografica di impatto, fedele adepta di quella estetica disturbante – ma non troppo – che ha fatto le fortune di Stephen King, icona letteraria del suo genere di appartenenza.

Ebbene, con due Pennywise in gioco, il confronto appare ora quantomeno evidente. Se non altro per le diverse interpretazioni del pagliaccio ballerino, incubo di generazioni di bambini e fenomeno multimediale senza tempo da cui trarre ispirazione. Poli opposti di una trama da brividi orchestrata, a seconda delle esigenze, su piani temporali contingentati, perfetti per qualsivoglia tipologia di approfondimento psicologico. In questo modo, le divergenze “caratteriali” si accentuano, meritando così un doveroso focus teso ad analizzare il doppio volto del clownesco spauracchio.

Tim Curry, un Pennywise autoironico al servizio del male

Nel 1990, Tommy Lee Wallace diresse una miniserie televisiva di due puntate (somigliante a un film) dove IT risultava essere un qualcosa di ibrido lontano dallo spirito dell’opera originale  – e il deludente finale lo dimostra appieno. Ciò che, però, rese immortale questa produzione, fu la prova recitativa di Tim Curry. Il performer britannico attinse a piene mani dal suo vasto background artistico per personalizzare il pauroso pagliaccio e trasformarlo in una sagoma farsesca dotata di un’autoironia fuori dal comune. Lo spessore, a tratti caricaturale, del divoratore di fanciulli rendeva Pennywise più inquietante del solito poiché imprevedibile, sadico, astuto e tremendamente realistico. Un’immedesimazione da dieci e lode, penalizzata però da passare del tempo e dal mutare dei gusti del pubblico, la cui maggioranza ha virato verso il gore-oriented.

Bill Skarsgård, la fedele evoluzione epigonale in un film coerente con il libro di Stephen King

È il 2017. Calcoli alla mano, è l’ora esatta per l’ennesimo avvento filmico di Pennywise. La città di Derry corre ai ripari, seppur su un piano temporale diverso coerente, per larghi tratti, con il libro di Stephen King. In questo IT nuovo di zecca (diretto da Andrés Muschietti), Pennywise prende di mira il gruppo dei Perdenti sfruttando la terrificante interpretazione di Bill Skarsgård.

L’attore svedese incarna l’essenza del male offrendo alla platea uno sguardo vacuamente magnetico dietro il quale si cela un’entità priva di ogni morale. I frequenti jump scare che caratterizzano il film – campione di incassi e  n.1 della speciale classifica all time – infondono un disagio capace di toccare l’animo e di scuoterlo fino a renderlo vittima delle sue stesse paure. Un’affermazione assolutamente impeccabile, pronta ad essere utilizzata come termine di paragone per le ideazioni horror del futuro.

La paura fa ’90…o ’17?

Superata la fase analitica, la domanda sorge spontanea: qual è il Pennywise più spaventoso di sempre? La risposta è semplice: entrambi. La paura, quella vera, non si accontenta di una singola sfaccettatura. Anzi, essa gode nel cambiare pelle, dato che solo così può sfuggire alla percezione di quei soggetti disposti a combatterla con ogni mezzo. Quindi, che sia un infido burlone o un grandguignolesco saltimbanco, il pagliaccio ballerino di IT troverà sempre un canale suggestivo per raggiungere il proprio tornaconto.

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Giorgio Longobardi

Multitasking addicted e formatore professionale. Divoratore di film, serie TV, anime e fumetti. Utopista, cultore del libero pensiero e grande appassionato di sport: tra i suoi sogni, quello di realizzare un gol in Premier League.

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