IT, recensione del remake con Bill Skarsgård nel ruolo di Pennywise

IT

La recensione dell’attesissima versione cinematografica di IT, ispirata al capolavoro letterario di Stephen King, e diretta da Andrés Muschietti.

IT: orrore 2.0

Per chi, come il sottoscritto, è stato un bambino nei primi anni ’90, è impossibile guardare questa nuova versione di IT senza fare paragoni con la miniserie tv dell’epoca.

Pur con tutti i suoi limiti, quel primo adattamento del romanzo di King riuscì a lasciare il segno. Pennywise entrò prepotentemente nell’immaginario collettivo, rimanendoci a lungo.

Questo il regista Andy Muschietti lo sapeva bene, quando ha accettato di dirigerne il rifacimento. Tanto da piazzare, in una scena del proprio film, un pupazzo raffigurante il clown di Tim Curry in bella vista.

Sapeva anche, però, che il suo remake doveva essere differente e migliore.

Diciamo subito che così è stato. Questo IT è prodotto e realizzato decisamente meglio. Più spaventoso, divertente e cupo del suo predecessore, rimescola non poco le carte in tavola.

È un film che, dovendo adeguarsi al pubblico cinematografico odierno, fa un salto in avanti di trent’anni. Rispetto alla miniserie così come al romanzo. E la tecnologia, la musica, i riferimenti alla cultura popolare lo seguono di pari passo. Solo la crudeltà umana e l’età dell’adolescenza, tematiche ricorrenti nella letteratura kinghiana, restano quel che sono, in quanto universali.

Ciò che Muschietti si è portato dietro, tuttavia, sono anche quei difetti che contraddistinguono alcuni blockbuster dei giorni nostri. In questo caso l’utilizzo a volte eccessivo della CGI e l’ansia di premere sull’acceleratore per non annoiare.

E in effetti la pellicola non annoia mai. Ma alla fine si ha l’impressione d’aver corso un po’ troppo. Un respiro più ampio avrebbe permesso di conoscere maggiormente i (tanti) personaggi, che pure sono stati molto ben interpretati dal cast di giovanissimi. Lo stesso dicasi di Skarsgård col suo diabolico “Pagliaccio Ballerino”.

Se, nella seconda parte della storia, il cineasta argentino saprà dedicare quel pizzico di tempo in più al background dei sette perdenti e di IT, come è stato bravo a fare nella costruzione della suspense, allora il capitolo 2 sarà difficilmente attaccabile.

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